A un anno dal 7 ottobre 2023, il Medio Oriente è sull’orlo del baratro: una puntata monografica di “Tv7”, quella in onda venerdì 4 ottobre a mezzanotte su Rai 1. Si comincia con “Anniversario di sangue”: Netanyahu punta a imporre un ‘nuovo ordine’ in Medio Oriente? Da Gaza al Libano, non c’è traccia di tregua in un conflitto oramai allargato che ha effetti e ricadute a livello regionale e internazionale non ancora prevedibili. La criminale aggressione di Hamas un anno fa e la sanguinosa risposta di Israele che ha messo in ginocchio la popolazione di Gaza, l’emergenza umanitaria e l’allargamento del conflitto con Hezbollah, le ondate di profughi, l’uccisione di Nasrallah e di Haniyeh, le forze di Israele che entrano in Libano e la pioggia di missili dall’Iran su Israele. A colloquio con l’ex Ambasciatore Giampiero Massolo.
Si procede con “Sotto attacco”: centinaia di razzi balistici e ipersonici piombati dall’Iran su Israele e l’attentato terroristico a Jaffa rivendicato da Hamas. Anche Israele è sotto attacco. Le reazioni dei cittadini di Jaffa, storicamente città del dialogo tra ebrei e arabi, la minaccia che viene dal cielo per chi vive a Gerusalemme, a Tel Aviv e in altre città del Paese; le notti infiammate dalle scie dei missili e dai lampi dello scudo aereo difensivo Iron Dome e la corsa nei bunker. E poi l’attesa della reazione, con Netanyahu che avverte “l’Iran la pagherà; chiunque ci attacchi, sarà attaccato da noi”. Si passa poi a “Eterni nemici. Dove porterà il fronte aperto con l’Iran? Di quali armi dispongono i due Paesi, eterni nemici? Siamo alla resa dei conti finale? “Dopo l’eliminazione di Nasrallah, l’Iran non poteva più esimersi dal rispondere militarmente – dice Oral Toga, dell’Iram Center for Iranian Studies di Istanbul – ma così ha fornito a Netanyahu l’occasione della vita per distruggere la minaccia nucleare degli ayatollah. Con il nuovo presidente Pezeshkian, Teheran prova a dialogare con l’Occidente, ma il regime è diviso e infiltrato dal Mossad”.
E ancora, “Libano in fiamme”: dopo avere decimato la leadership politica e militare di Hezbollah, Netanyahu non ferma i bombardamenti a Beirut e le incursioni di terra nel Sud del Libano. E la situazione umanitaria si fa sempre più pesante. Si parla di un milione di sfollati in fuga dai raid. 170mila hanno trovato riparo nelle scuole, molti in case private, ma la maggior parte è ancora per strada tra chi cerca un passaggio per andare in Siria e chi non sa dove andare. E’ il momento de “La linea blu”: dalla prima guerra dell’82 contro i palestinesi dell’Olp che dal Libano colpivano con l’artiglieria il Nord della Galilea, a quella del 2006 contro le milizie di Hezbollah: una striscia di terra cruciale per la sicurezza di Israele, fino al fiume Litani, la cosiddetta “Linea Blu”, di nuovo nel mirino delle forze di terra israeliane. “Dopo la sconfitta bruciante del 2006 per Israele che ha dovuto ritirarsi, questa nuova offensiva può essere considerata una vendetta – dice Lucio Caracciolo – anche se l’obiettivo di Israele è riportare gli abitanti del Nord nelle loro case sotto minaccia dei razzi di Hezbollah”.
E poi, “Impotenza Usa”. Mentre i razzi da Teheran si stagliavano sul cielo israeliano, il presidente Biden ribadiva il totale appoggio politico e militare a Israele. Ma a un mese dal voto, e senza neanche essere ricandidato alla presidenza, Biden è un’anatra zoppa, incapace di esercitare qualsiasi influenza su Netanyahu per ottenere la de-escalation e giungere a una tregua a Gaza e in Libano. L’impegno militare Usa, che per la prima volta schiera due portaerei contemporaneamente nella stessa zona, è sempre maggiore nell’area. Mentre la guerra condiziona pesantemente anche la campagna elettorale.
In “Nuovi scenari”, la guerra ha fatto un salto in avanti e non sarà più come l’abbiamo conosciuta finora. Lo sostiene, a “Tv7”, il presidente di Microsoft Brad Smith, in questi giorni in Italia dove investirà con 4,3 miliardi di euro in due anni. “Le armi – spiega Smith – ora possono colpire un obiettivo a migliaia di chilometri di distanza con altissima precisione. Un’operazione può essere mirata a una comunità e a persone specifiche. E per questo bisogna rafforzare le difese, creare uno scudo che sia l’equivalente dell’Iron Dome la cupola difensiva per il cyber spazio. E per fare questo bisogna “reingegnerizzare” la sicurezza”. Necessario, per Brad Smith lavorare anche a un altro livello: alla catena di approvvigionamento, la supply chain. Da dove provengono i prodotti.
Si passa poi a “Io mi ricordo”. È uno degli ultimi tre usciti vivi da Auschwitz: l’orrore del Lager lo ha accompagnato nei suoi 80 anni. Oggi, Oleg Mandic ricorda quegli otto mesi all’inferno in cui finì nel famigerato reparto di Mengele. Era arrivato su carri bestiame da Trieste all’età di 12 anni con la mamma e la nonna, prigionieri politici perché padre e nonno si erano uniti ai partigiani di Tito. L’istinto di sopravvivenza, la fame e quel numero, 189488, sull’avambraccio che – dice – “è più di una onorificenza, è una medaglia”. Si chiude con “Come eravamo”. Dagli archivi di “Tv7” del 1967, “La scintilla della guerra”: il racconto sul campo delle contrapposte ragioni tra Israele e i vicini arabi che portò alla “Guerra dei 6 giorni”, con la quale Israele strappò la penisola del Sinai e la Striscia di Gaza all’Egitto, la Cisgiordania e Gerusalemme Est alla Giordania e le alture del Golan alla Siria.
