Intervista con il campione di nuoto Federico Bicelli, oro nei 400 sl e bronzo nei 100 dorso ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024: “Sono stati giorni intensi, ricchi di emozioni e sfide”

“Salire sul palco della Défense Arena per la premiazione, vedere il pubblico che cantava l’inno di Mameli e poi il passaggio per andare dai fotografi con le persone che ti davano è stato bellissimo”. Solarità, simpatia, umiltà, e un grandissimo talento: Federico Bicelli ha fatto sognare l’Italia ai Giochi Paralimpici di Parigi 2024 conquistando un meraviglioso oro nei 400 stile libero S7 di nuoto col tempo di 4’38”70, con una grande rimonta, lasciandosi alle spalle l’ucraino Andrii Trusov e l’argentino Inaki Basiloff, e si è poi messo al collo anche uno splendido bronzo nei 100 dorso S7.

Due preziose medaglie che si sono aggiunte ad un importante palmarès in cui fanno bella mostra due ori, due argenti e un bronzo vinti ai Campionati Mondiali di Manchester 2023, un oro, due argenti e un bronzo europei centrati a Funchal 2024.

Venticinque anni, bresciano, nato con una lesione del midollo spinale, chiamata spina bifida, Federico Bicelli si è avvicinato al nuoto in tenera età e dal 2021 si allena con la Gam team Brescia.

Nuoto, gare, ma non solo: è iscritto alla facoltà di ingegneria informatica, è appassionato di musica e ama uscire con gli amici e divertirsi, come ci ha raccontato in questa piacevole chiacchierata.

Federico, ai Giochi di Parigi 2024 ha regalato delle grandissime emozioni a tutta l’Italia, vincendo un meraviglioso oro nei 400 stile libero, la sua prima medaglia individuale dopo il bronzo a squadre di Tokyo 2020 nella 4×100 mista, con una strepitosa progressione nel finale, battendo il suo principale avversario, l’ucraino Trusov. Ci racconta l’emozione che ha vissuto in quel momento?

“E’ stato un giorno ricco di emozioni e anche di sfide. Il mio obiettivo era innanzitutto qualificarmi alla finale. Io gareggiavo nella prima batteria, mentre nella seconda c’erano Trusov e Basiloff, i miei avversari principali. Nelle qualifiche sapevamo di essere in nove in gara, quindi bastava arrivare nei primi otto per accedere alla finale e abbiamo risparmiato un po’ le energie per il pomeriggio. L’ucraino e l’argentino avevano già gareggiato due giorni prima nei 200 misti, mentre per me era la prima gara, ma ho comunque deciso di gestire le forze. Infatti in finale quelli che sono scesi in vasca nelle corsie centrali sono andati più lenti rispetto ai nuotatori delle corsie laterali, proprio perché al mattino hanno spinto al massimo. Sono arrivato penultimo nella prima batteria staccando il pass per l’ultimo atto con 5’10”. Per quanto riguarda la finale l’avevamo studiata benissimo, con i primi 200 abbastanza tenuti. Basiloff è invece partito forte, come era accaduto anche in Coppa del Mondo a Berlino. Nei primi 200 ero dietro leggermente, con l’ucraino al mio fianco, ma poi ho iniziato a spingere, ho recuperato lo svantaggio e sono passato al comando chiudendo primo”.

Un altro momento magico immagino sia stato salire sul podio e sentire l’Inno di Mameli con tantissimo tifo all’interno della Défense Arena, cosa che era mancata a Tokyo dove non c’era il pubblico…

“Non mi sono goduto l’entrata alla Défense Arena perché avevo le cuffie ed ero molto concentrato, quindi non ho sentito nemmeno una parola. Una volta arrivato sul blocco di partenza, ho tolto le cuffie ma mancavano trenta secondi al via e c’era silenzio nell’arena. Io volevo sentire il rumore all’arrivo e quando ho toccato la piastra e ho vinto mi sono goduto quel momento ancora di più. Salire sul palco per la premiazione, vedere 15.000 persone intorno a te che ti guardavano e cantavano l’inno e poi il passaggio per andare dai fotografi con le persone che ti davano il cinque con la mano è stato bellissimo”.

Poi sul podio è salito anche nei 100 dorso dove ha vinto il bronzo…

“E’ stata una giornata molto intensa. Ho iniziato subito con i 100 dorso al mattino, ottenendo la qualificazione con il tempo di 1’14”, facendo anche un po’ fatica, perché ero stanco dal giorno prima e avevo dormito poco. Sapevo che c’erano atleti molto forti e che sarebbe stato complicato arrivare sul podio. Prima di pranzo mi sono riposato un paio d’ore e poi sono andato direttamente in piscina, ed è arrivato questo bellissimo e inaspettato bronzo. Quando mi hanno detto che ai 50 ero passato sesto mi sono chiesto come avessi fatto a recuperare (sorride). Poi ho riguardato la gara e ho visto che l’ucraino Yevhenii Bohodaiko in prima corsia, uno dei miei migliori amici, negli ultimi venti metri è andato a fondo, probabilmente a causa dell’acido lattico avendo spinto veramente tanto nei primi 50. Io avevo un secondo e mezzo o due di ritardo da lui, e poi nell’ultima vasca ho rimontato ed è andato tutto come nei miei piani, dato che nelle gare punto ad una progressione nel finale. Anche per questo forse nei 50 stile libero il giorno dopo sono arrivato quinto, se ci fossero stati dieci metri in più probabilmente avrei chiuso terzo, perché ero a tre decimi dal podio. Sono contento comunque di come sono andate tutte e tre le gare”.

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credit foto Ferraro/Cip

A chi si sente di dire grazie per aver raggiunto questi traguardi importanti? 

“Sicuramente devo ringraziare i miei allenatori, a partire da Tanya Vannini e Giorgio Lamberti, e poi le mie società, le Fiamme Azzurre, la Polisportiva Bresciana e la Gam Team, una squadra di atleti normodotati di Brescia, con cui ogni tanto faccio qualche gara e mi alleno quotidianamente. Mi ritengo molto fortunato. Dopodiché il mio grazie va a tutta la squadra, all’equipe che è al mio fianco, ai fisioterapisti, al nutrizionista, a tutti quelli che mi hanno aiutato ad arrivare a conquistare un oro olimpico, che non è una cosa facile. Chiaramente dopo tanti anni di lavoro e dopo quindici anni di attività agonistica ho anche una mente più centrata, quindi posso rendere meglio. In vista di Tokyo 2020 avevamo fatto un grande percorso mentale con un mental coach, successivamente non ne ho più sentito la necessità, anche se tutt’oggi siamo in contatto, questo vuol dire che sono maturato da quel punto di vista”.

L’Italia ha chiuso i Giochi di Parigi 2024 con il record di 71 medaglie, delle quali più della metà, 37, sono arrivate dal nuoto, a dimostrazione che la squadra paralimpica italiana è davvero fortissima…

“Sì, è una bellissima squadra e farne parte aiuta perché ti regala tantissimi stimoli per spingere sempre più, per cercare di essere sempre tra i migliori. Parlando del nuoto, ci sono parecchi atleti veramente forti, io mi reputo tra quelli medi della Nazionale, nel senso che ci sono dei talenti, dei fenomeni, e altri che magari si impegnano molto ma che fanno più fatica ad ottenere risultati. Il bello di questa nazionale è rappresentato da tutte le persone che la compongono e dalle loro storie”.

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credit foto Ferraro/Cip

Lei ha iniziato praticamente da piccolissimo a praticare nuoto, quanto è stato importante lo sport nella sua formazione e nella sua crescita?

“Ho iniziato da piccolo, a 6-7 anni ho frequentato dei normali corsi di nuoto, successivamente sono entrato nella squadra paralimpica agonistica e ho cominciato a praticare questo sport tutti i giorni quando avevo 9-10 anni. Mi ha sempre aiutato tantissimo, anche per la mia patologia, la spina bifida che ho da quando sono nato, e mi ha permesso di svilupparmi al meglio. Se non facessi nuoto non sarei la persona che sono oggi, non avrei questa muscolatura, magari sarei in sedia a rotelle, comunque avrei molti più problemi a fare anche 500 metri a piedi, mentre ora riesco a percorrere anche un chilometro e mezzo. Alleno veramente poco le gambe, ma nei prossimi anni vogliamo provare a fare quel miglioramento in più, magari anche per le gare veloci dove servono maggiormente”.

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credit foto Ferraro/Cip

Quali sono i tuoi prossimi obiettivi?

“Dopo aver vinto l’oro olimpico è difficile trovare nuovi stimoli nei 400 stile libero. Riconfermarsi è complicato ma sinceramente non è neanche il mio obiettivo adesso. Vorrei provare invece a migliorarmi in altre gare tipo i 50 stile libero o nei 100 dorso dove sono arrivato terzo e potrei puntare a un argento o anche all’oro. Ne parlerò con i miei allenatori in ottica Los Angeles 2028. Probabilmente faremo anche dei cambiamenti”.

E’ iscritto all’università alla facoltà di ingegneria informatica…

“Manca veramente poco alla laurea, soltanto cinque esami. Quest’anno quindi mi dedicherò maggiormente allo studio in modo da laurearmi nel 2025 e poi inizierò a concentrarmi nuovamente sul nuoto per arrivare a Los Angeles 2028 al meglio. Finché il fisico me lo permetterà e avrò al mio fianco una buona squadra di fisioterapisti e allenatori andrò avanti con lo sport. Inoltre ora vivo con i miei genitori a Brescia ma mi piacerebbe uscire di casa, a 25 anni sarebbe una bella avventura”.

Università, gare di nuoto, ma ci sarà anche qualche passatempo preferito…

“Ce ne sono tanti, innanzitutto uscire con i miei amici e divertirmi. Chiaramente soprattutto prima di Parigi non ho avuto molto tempo a disposizione e non ho fatto feste per sei mesi, una cosa che a me dispiace tantissimo, perché sono molto solare, adoro stare in compagnia, fare un aperitivo o una serata insieme. Mi piace inoltre guardare i film, ascoltare la musica. In passato suonavo anche la chitarra”.

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credit foto Facebook Federico Bicelli

Ha intenzione di fare un nuovo tatuaggio per celebrare l’oro e il bronzo di Parigi 2024?

“Ho un amico che fa il tatuatore e mi ha tatuato gli agitos paralimpici e la scritta Tokyo 2020, oltre allo squalo, il mio simbolo. Ora gli farò aggiungere Parigi 2024 (sorride). Sto anche pensando di fare un tatuaggio insieme al mio miglior amico, che fa parte della Gam Team e che si è allenato con me quest’estate fino all’Olimpiade. Vorremmo tatuarci qualcosa riguardante la piscina, il luogo dove ci siamo incontrati”.

Abbiamo visto che da Londra 2012 in poi c’è stata una grandissima crescita, anche di interesse finalmente, da parte dei media e del pubblico verso il mondo paralimpico. Cosa pensa manchi ancora per fare quell’ulteriore step?

“Difficile dire quello che manca, perché secondo me siamo veramente migliorati tantissimo. Abbiamo avuto una progressione sia a livello social che mediatico ed è qualcosa di immenso, che sinceramente non avevo mai visto. Inoltre è cresciuto il livello, nel nuoto e negli altri sport paralimpici. In passato ho seguito i Giochi, ma i nuotatori italiani, ad esempio, che hanno vinto una medaglia a Londra o a Rio erano tre o quattro, oggi siamo arrivati a 22 medagliati. E questo ha fatto aumentare l’interesse da parte dei media e del pubblico verso il nostro mondo. A Brescia sono stati festeggiati e premiati nello stesso modo sia gli atleti olimpici che paralimpici che hanno vinto l’oro a Parigi 2024 e addirittura Il Giornale di Brescia ha organizzato un incontro in Sala Libretti solo per noi Paralimpici. E’ quasi surreale e bellissimo. Noi mettiamo nello sport lo stesso impegno degli olimpici ma con una difficoltà in più, ad esempio io non posso usare le gambe”.

Federico, visto che ha detto che è appassionato di musica e ha suonato anche la chitarra, le chiedo quale canzone assocerebbe a queste meravigliose medaglie che ha conquistato a Parigi 2024?

“C’è una canzone in particolare che mi dà molta energia, è Spingere de Il Pagante. L’ho ascoltata a palla nelle cuffie prima della gara dei 400 stile libero in camera di chiamata, è molto festosa, solare, un po’ come me. Magari continuerà ad accompagnarmi anche per le prossime avventure”.

di Francesca Monti

credit foto Ferraro/Cip

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