Colpisce nel segno e nel profondo dell’inconscio collettivo dell’uomo il film Vermiglio, della regista Maura Delpero, gran Premio della Giuria, Leone d’Argento, alla 81esima Mostra del Cinema di Venezia e candidato Oscar come migliore film internazionale. Vermiglio è il nome del paese incastonato nel valico alpino del Passo del Tonale, ai confini tra il Trentino e la Lombardia, ma è anche la metafora del sentimento rosso vivo, purpureo, insito nel suo significato, che racconta di donne, di sorellanza, di età evolutiva ed emancipazione femminile, in una famiglia di stampo patriarcale, ove il baricentro dell’ingranaggio della storia si sviluppa apparentemente attorno alla figura di un uomo, attorno cui si colora una tavolozza di caratteri ben definiti di tutti i personaggi.

La struttura narrativa si articola tra la relazione del personaggio del Maestro Graziadei, interpretato sapientemente da Tommaso Ragno, che lavora in sottrazione sul carattere, donando pacatezza, fermezza, attraverso la presenza fisica del corpo, riducendo ad icona la sua inconfondibile voce, qui al servizio del sentimento, costruendo una figura che ricorda, anzitempo, tutte quelle giovani maestre/i mandati nei paesini montani dopo la guerra a scolarizzare contadini e pastori.
La trama semplice e ben inserita nel contesto ambientale scorre con un ritmo lento proprio dell’incedere del tempo in natura, ove i cicli delle stagioni empi di cromatismi risaltano per la maestria della fotografia, senza mai cadere in effetti speciali, così come nei dialoghi arricchiti dal dialetto e dalle didascalie dei sottotitoli, misurati diventano dialoghi spontanei, in simbiosi con gli stessi giovani attori interpreti, molti dei quali bambini non professionisti. Con questo film la regista Delpero, rende omaggio al padre scomparso ( i cui natali a Vermiglio), per contribuire a documentare le tradizioni degli avi e della sua infanzia e di una capacità rurale di saper vivere e sopravvivere che ormai lentamente tende a scomparire. La drammaturgia conduce per mano lo spettatore, lo porta a soffermarsi sui propri ricordi, le assonanze, le analogie del vissuto personale, invitato a partecipare a quella mensa, attorno a quel tavolo, ove il maestro e padre di famiglia capotavola, come un direttore d’orchestra, impartisce le regole ai familiari. Un uomo che osserva e decide chi dei figli è meritevole di continuare a studiare o lavorare da bracciante, con motivata autorità più o meno discutibile, trasformandola in autorevolezza solo quando la passione per la musica lo rende vulnerabile all’ascolto.

Lungo la trama, l’equilibrio viene stravolto dall’arrivo di un reduce di Guerra ed il suo compagno disertore, di cui la figlia maggiore del Maestro s’innamora, dando alla luce una bimba, scoprendo poi, la bigamia del consorte, che tornato in Sicilia, viene ucciso dalla prima moglie. Questo film è femmina, è donna e racconta il coraggio in tutte le sue sfumature, di una realtà dura difficile, in cui si cresce osservando, custodendo piccoli segreti, trasgredendo, soffrendo per la perdita di nascituri prematuri, osando correre e partire verso l’ignoto, con o senza approvazione maschile.
Il lungometraggio di carattere drammatico-storico della regista Delpero strizza l’occhio a Ermanno Olmi e al film L’albero degli zoccoli del 1978, Palma d’Oro a Cannes, che narra la storia di quattro famiglie contadine, adottando il dialetto come linguaggio narrativo, ma non solo. Da Occidente ad Oriente, i silenzi, l’atmosfera e il rapporto uomo-natura si rivelano in un altro capolavoro Premio Oscar del 1975, nel film Dersu Uzala di Kurosawa, ove movimenti di macchina da presa e carrelli fissi rendono i tempi dilatati ed estesi per contenere un’opera umanista ed ambientalista. Vermiglio ti accompagna, con la musica delle Quattro Stagioni di Vivaldi e con Chopin, verso la connessione di un pensiero collettivo, in cui ognuno di noi ritrova un frammento dell’altro, una simbiosi dell’essere umano che molto spesso dimentichiamo e quando ci rendiamo conto accade la magia dello stupore e l’incanto e la consapevolezza della fragilità.

Interpreti: Tommaso Ragno/maestro Graziadei, Carlotta Gamba/Virginia, Giuseppe De Domenico/Pietro, Martina Scrinzi/Lucia, Roberta Rovelli/Adele, Orietta Notari/zia Cesira, Patrick Gardener/Dino, Anna Thaler/Flavia, Sara Serraiocco/moglie di Pietro, Luis Thaler/Tarcisio, Simone Benedetti/Giacinto, Santiago Fondevila/Attilio, Rachele Potrich/Ada. Lungometraggio: durata 119 minuti. Genere: drammatico-storico.
di Emanuela Cassola Soldati
