Il mostro di Belinda di Chiara Guidi in prima assoluta, dal 7 novembre al Teatro Studio Melato

Una ragazza buona e bella, un uomo che incarna il male. Chiara Guidi – il cui teatro si rivolge agli infanti per parlare agli adulti – cammina lungo il percorso di scoperta e accettazione del mostruoso da parte di Belinda, l’eroina della celebre fiaba, capace di far emergere il bene dall’oscurità, grazie all’amore con cui accoglierà la Bestia. Al Teatro Studio Melato, dal 7 al 17 novembre.

Cofondatrice della storica Societas Raffaello Sanzio (oggi Societas), Chiara Guidi ha messo a punto un’idea di infanzia e di sperimentazione della voce che interroga il teatro. L’oggetto della sua ricerca è questa volta una delle fiabe più note della tradizione

“Belinda è la più piccola della famiglia e, meglio delle sue sorelle maggiori, incarna una straordinaria bellezza e bontà. Lo rivela in tutte le cose che compie.

Finché, un giorno, la Bestia mostruosa la chiama, e lei, per Amore, le risponde accettando di vederla e di parlare con ciò che è straordinariamente brutto e cattivo. Perché lo fa?

Per salvare un uomo, suo padre, pur rischiando la vita.

E così, una parte di lei accoglie la Bestia e una parte della Bestia accoglie Belinda. Come avvenga non si sa, ma è necessaria una lotta per andare dove qualcosa si nasconde e poter sentire in una voce un’altra voce.

Belinda pur essendo una diventa due, e la Bestia pur essendo due diventa una. Un gioco di intrecciate moltiplicazioni e divisioni che supera la logica dei nomi per accogliere la logica di Amore, dove quei nomi si confondono”, dichiara Chiara Guidi.

In maniera analoga alla spontanea inclinazione dei bambini a rinnovare instancabilmente lo slancio e la magia del gioco, conservando la freschezza della scoperta e della meraviglia, la ricerca artistica di Chiara Guidi – cristallina espressione di un percorso trentennale in grado di unire bellezza, rigore, fantasia e vitalità creativa – continua a custodire e valorizzare il proprio incontro con il regno dell’infanzia, mantenendo intatti il mistero della “prima volta” e l’energia dell’incanto. Con Il mostro di Belinda, lavoro nato dal dialogo con Vito Matera, l’orizzonte della dimensione puerile – scrigno di infinite possibilità, in quanto spazio poroso e metamorfico, dai tratti insieme utopici, poetici e rivoluzionari – si intreccia, ancora una volta, all’universo delle fiabe, generando un’alchemica relazione di flussi e mutazioni che, nell’eterna lotta tra bene e male, chiama in causa, per la protagonista, il rapporto con l’animalità (la Bestia). Sovvertendo le coordinate della percezione adulta, lo sguardo infantile varca soglie a prima vista invisibili, schiude prospettive inedite sul mondo, dilata i limiti della realtà, sperimenta un linguaggio libero dalle gabbie della razionalità: si pone, così, come condizione universale che si palesa nella verità del gesto teatrale e del gioco mimetico.

Mostrando al contempo la peculiare natura di un itinerario le cui “erratiche” traiettorie sembrano riecheggiare nelle parole di Cristina Campo: “Nelle fiabe, come si sa, non ci sono strade. Si cammina davanti a sé, la linea è retta all’apparenza. Alla fine, quella linea si svelerà un labirinto, un cerchio perfetto, una spirale, una stella – o addirittura un punto immobile dal quale l’anima non partì mai, mentre il corpo e la mente faticavano nel loro viaggio apparente. Di rado si sa verso dove si vada, o anche solo verso che cosa si vada…”, dichiara Claudio Longhi.

OLTRE LA SCENA

IL MOSTRO DI BELINDA | SEGNALIBRO

I Tre poteri

L’origine di questo volume – che fa parte di una collana in divenire, a cura di edizioni Sete – è la stretta relazione che Chiara Guidi, regista de Il mostro di Belinda, tiene con il mondo della Scuola, ponendo l’arte, e in particolare l’arte scenica, come fonte di una conoscenza altra. Un’impronta didattica che si sviluppa in Corsi di aggiornamento per Insegnanti di ogni ordine e grado, che l’attrice, autrice e regista ha tenuto a partire dal 2012 al Teatro Comandini di Cesena, riconosciuti dal MIUR e frequentatissimi, per il loro taglio al contempo filosofico ed esperienziale. La ricerca artistica di Guidi – nel solco tra infanzia e voce – si articola in laboratori, spettacoli, relazioni che fanno da sfondo ai Corsi per insegnanti qui documentati. Il volume, pubblicato ad aprile 2024, raccoglie le lezioni dei primi tre Corsi di aggiornamento, tenuti tra il 2012 e il 2014.

Scrive l’autrice nel Il potere analfabetico della fantasia: «Il teatro e la scuola hanno questo compito: costruire spazi, un’aria dentro la quale vi sia la possibilità di comporre una relazione tra elementi diversi, senza affidarci, perché ciò avvenga, solo alla consolazione del linguaggio e alla sua capacità di spiegare ciò che accade. Un filo di voce, un respiro o un gesto minimo, una presenza senza apparenza né bellezza è come un ultrasuono. Sta a noi, con la nostra arte, decifrarne la presenza e leggerne le viscere, per aprire una strada al senso, come antichi aruspici».

A presentare il libro Il potere analogico della bellezza. Il potere analfabetico della fantasia. Il potere anacronistico dell’anima, l’autrice Chiara Guidi insieme ad Anna Biagetti, fondatrice di edizioni Sete.

Con Chiara Guidi e Anna Biagetti
venerdì 8 novembre, ore 18, Chiostro Nina Vinchi

credit foto Eva Castellucci

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