DALLA FESTA DEL CINEMA DI ROMA ALLE SALE, IL MONDO EMOTIVO DI LUIGI PIRANDELLO IN ETERNO VISIONARIO DI MICHELE PLACIDO

Lanciarsi all’interno della vita di un genio creativo, per sviscerarne le vere profondità interiori, è sempre un’operazione complessa, anche se a volte necessaria per meglio comprenderlo e rappresentarlo. Michele Placido, con Eterno Visionario, sua sedicesima regia complessiva, si è buttato a capofitto su uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, e non solo, ossia Luigi Pirandello, incarnato con grande compenetrazione da Fabrizio Bentivoglio.

Presentato alla Festa del Cinema Di Roma, il film, prodotto da Goldenart Production, Rai Cinema e dalla belga GapBuster, è approdato nelle sale il 7 novembre, attirando l’interesse di un pubblico variegato, anche grazie ad un cast di rilievo, composto, oltreché dal suddetto Bentivoglio, da: Valeria Bruni Tedeschi (sul grande schermo Antonietta Portulano, la moglie di Pirandello); Federica Luna Vincenti (un’intensa Marta Abba, musa del poeta girgentino); Giancarlo Commare e Aurora Giovinazzo (rispettivamente Stefano Pirandello e Lietta, primogenito e figlia del genio siculo); Edoardo Purgatori (personificazione cinematografica del regista tedesco Friedrich Wilhelm Murnau); Cosmo De La Fuente (nel ruolo dell’ambasciatore cileno). E, ovviamente, Michele Placido, nei panni di Saul Colin, l’agente di Pirandello, con la partecipazione speciale di Ute Lemper.

Con Eterno Visionario, il regista pugliese ha scandagliato le vicende personali del grande drammaturgo che, nel 1934, in treno, diretto verso Stoccolma, dove otterrà il premio Nobel per la letteratura, rievoca, dentro di sé, la malia e l’incanto dei personaggi che hanno attraversato la sua vita, ispirando la sua creatività.

In quel percorso, apparentemente breve, scorrono le sequenze di immagini che hanno segnato maggiormente, fino a quel momento, la sua vita. Pirandello ripercorre così varie fasi della sua vita, dalla follia della moglie, che non dispone degli strumenti emozionali per capire e acconsentire il percorso di un artista unico, al tempestoso e complicato rapporto con i figli, appesantiti e compressi da una figura paterna tanto debordante da impedire loro di essere sé stessi e realizzarsi per come vorrebbero. Passando, poi, dal discusso e dibattuto legame con il regime fascista, allo scandalo che suscitava il suo teatro, destabilizzante e troppo avanti per la borghesia benpensante del tempo. E poi, emerge con forza, il vagheggiamento della dolce illusione, irrealizzata, del grande amore per Marta Abba, la giovane attrice divenuta ben presto la musa che ispira la sua arte, penetrando la sua anima, il suo intelletto e il suo cuore.

Placido compie una narrazione dell’universo emotivo di Pirandello, dischiudendo nei 112 minuti della sua pellicola, il coacervo di passioni, ossessioni e intimità dell’uomo dentro l’artista. Un uomo che si dibatte tra l’impeto di un amore irrealizzabile, quello per Marta, e il perturbante legame con l’angosciosa malattia che affligge la moglie Antonietta.

E questo ritratto del paesaggio interiore vive anche dei luoghi fisici in cui ogni sentimento ha avuto il suo teatro reale: da Roma alla Stoccolma del Nobel, dalla Berlino dei cabaret e di Kurt Weill alla Sicilia antiquata e retriva degli zolfatari e dei paesaggi che sanno di antico, con, sullo sfondo, la vena di infelicità che il genio siciliano ha saputo tramutare in arte di imperitura bellezza.

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Fabrizio Bentivoglio ha svelato come Placido gli avesse annunciato del progetto più di un anno prima che venisse girato il film, dandogli un tempo significativo per potersi appropinquare alla materia, prettamente emotiva, del personaggio e della sua vita. In tal modo, l’attore milanese, si è potuto fissare come obiettivo, non tanto di interpetrare Pirandello ma di “esserlo” a tutti gli effetti. Bentivoglio ha spiegato come Pirandello viene insegnato a scuola, spesso, unicamente attraverso la lettura delle sue opere, senza narrare la sua vita, che invece, è stato il primo nutrimento e nucleo ispiratore della scrittura di Pirandello. La sua vita è, inoltre, la vita che gli altri gli hanno raccontato e che Pirandello ha commisto alla sua, rendendo questo insieme emozionale in forma d’arte pura scritturale di livello assoluto. Senza Pirandello-uomo, Pirandello-scrittore diviene meno comprensibile. Per cui, coma ha aggiunto lo stesso artista lombardo, l’obiettivo era svelare l’uomo, il suo animo, la sua parte interiore per rendere più accessibili e intellegibili le sue opere. Nello studiare Pirandello Bentivoglio si è, inoltre, imbattuto in un saggio sull’umorismo in cui lo scrittore spiegava la differenza proprio tra umorismo e comicità. Quest’ultima è, per il drammaturgo, svelamento del contrario di un fatto o una situazione e, come effetto, produce le risate. L’umorismo implica, invece, l’osservare qualcosa che è contrario a quello che dovrebbe essere, inducendo a pensare sul perché e, comportando, come risultato un sorriso amaro. Anche questo è Pirandello. Complesso anche per la sua vita amorosa, come affermato da Michele Placido.

Il regista ha sostenuto come lo scrittore di Agrigento ebbe il suo primo grande amore in Antonietta Portulano che però, pian piano, è stata allontanata, non volendo, dallo stesso Pirandello, perché una volta a Roma, questi ha scritto opere che l’hanno reso, immediatamente noto a livello nazionale e internazionale.  L’ego artistico di Pirandello ha forse accresciuto la distanza umana dalla moglie, distanza ulteriormente accresciuta dalla pazzia di quest’ultima.

Valeria Bruni Tedeschi, che ha indossato proprio i panni di Portulano, ha asserito come questa provasse un grande dolore che ha espresso anche in modo spettacolare e potente. E questo, col tempo, è divenuto disturbante per sé, per il marito e per gli altri. Ed è così che quella follia ha rovinato ogni rapporto, perché ha abbattuto ogni limite di sopportabilità.

Federica Luna Vincenti (che con Umberto Iervolino – con cui compone il duo Oragravity -ha creato le musiche del film), ha sottolineato che, al contrario, Marta Abba, aveva una capacità relazionale e sociale che era stata uno degli elementi che avevano colpito Pirandello, ingrigito dalla tragica situazione della moglie. La personalità della Abba ha indotto il drammaturgo ad illuminarsi, vedendo in Marta un futuro, una linea nuova, una luce. Vincenti ha, inoltre, aggiunto che, nella scena in cui Pirandello-Bentivoglio la chiama davanti allo specchio, dicendole che era anziano, con le sue rughe, ma con il cuore ancora caldo, si legge la nostalgia del tempo che passa e, al contempo, un grande amore per la vita. Da questo punto di vista, Eterno Visionario è un richiamo al senso profondo del significato dell’invecchiare. Ma senza perdere mai la giovinezza dei sentimenti.

di Gianmaria Tesei

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