“La grandezza della scrittura di Eduardo De Filippo sta nel mettere lo spettatore di fronte ad una scelta e decidere chi è quel personaggio”. Dopo essere stato lo strepitoso protagonista di “Filumena Marturano” e “Napoli Milionaria!”, Massimiliano Gallo veste i panni di Pasquale Lojacono in “Questi Fantasmi!”, diretto da Alessandro Gassmann, con Massimiliano Gallo, Anna Foglietta, Alessio Lapice, Maurizio Casagrande, prodotta da Picomedia con Rai Fiction.
Pasquale Lojacono si trasferisce in un grande appartamento insieme alla moglie Maria (Anna Foglietta), in seguito ad un accordo molto particolare con il suo proprietario: in cambio della loro permanenza gratuita nell’immobile, Pasquale dovrà sfatare le dicerie secondo cui la casa è infestata dai fantasmi. L’uomo diventa il destinatario di regolari somme di denaro elargite da spiriti misteriosi, che ritiene essere particolarmente generosi e solidali. Col passare del tempo, però, si scopre che il responsabile della sua fortuna non è un fantasma ma l’amante di Maria, Alfredo (Alessio Lapice), che vorrebbe metterlo a tacere e pianificare con lei una fuga.
A questo singolare triangolo amoroso si aggiungono il portiere Raffaele (Maurizio Casagrande) con la sorella Carmela e la famiglia dell’amante. Ciascuno, a suo modo, sfrutta la nota leggenda sotto lo sguardo ironico e critico del professor Santanna (Mariano Rigillo) che, dalla finestra dell’appartamento di fronte, osserva e commenta con Pasquale gli inspiegabili avvenimenti.
“Questi Fantasmi!” è l’ultima perla che va a completare un 2024 straordinario per Massimiliano Gallo, attore amatissimo dal pubblico e fresco vincitore del Premio Monica Vitti, aggiungendosi al successo di “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”, alla direzione artistica del Teatro Tasso di Sorrento, all’esordio alla regia con “Figli di una stella”, prossimamente al cinema, ai progetti teatrali.

Massimiliano, dopo “Filumena Marturano” e “Napoli Milionaria!” è il protagonista di “Questi fantasmi!” di Eduardo De Filippo, stavolta affiancato da Anna Foglietta…
“All’inizio ero un po’ preoccupato, avendo girato i due precedenti film “Filumena Marturano” e “Napoli Milionaria” con Vanessa Scalera e non sapendo chi sarebbe stato al mio fianco, ma poi sul set con Anna Foglietta mi sono trovato benissimo. E’ una bravissima attrice ma è anche una persona straordinaria ed è stato bello lavorare insieme”.
Che cosa significa per lei interpretare questi capolavori di Eduardo De Filippo, che tra l’altro ha avuto modo di lavorare anche con suo papà?
“Chiaramente è un motivo di grande orgoglio il fatto che per la terza volta la Rai e Picomedia abbiano scelto di affidarmi dei testi di De Filippo, e penso sia comunque un regalo per qualunque attore potersi confrontare con opere del genere. “Questi fantasmi!” in particolare è paradossalmente e probabilmente il più complicato. Eduardo ha fatto un capolavoro, infatti i protagonisti sono sempre costretti ad un’ambiguità che non si riesce a decifrare. Ad esempio in “Natale in casa Cupiello” vedendo Luca Cupiello ti chiedi se sia puro o faccia finta di non conoscere i problemi famigliari, in “Napoli milionaria!” Gennaro non si accorge davvero fino al terzo atto di come sta cambiando la sua famiglia, del mercato nero, del figlio che va a rubare, o finge per convenienza? In “Questi fantasmi!” il pubblico deve immaginare se Lojacono creda ai fantasmi oppure sia un personaggio pessimo che si approfitta della situazione per motivi economici. La grandezza della scrittura di Eduardo sta nel mettere lo spettatore di fronte ad una scelta e decidere chi è quel personaggio”.

Come ha immaginato Pasquale Lojacono?
“L’ho immaginato con grandi fragilità e debolezze, è un uomo che non è riuscito a realizzarsi nella vita, che piange davanti agli altri, che mette a nudo i sentimenti, che forse è più moderno psicologicamente rispetto al padre di famiglia di un tempo che doveva per forza mostrarsi duro all’esterno. Probabilmente si rende conto che sta perdendo il suo amore perché Maria è più giovane ed è ridotta a fare una vita grama con lui che non riesce proprio a svoltare. Quindi è molto indebolito dai suoi insuccessi, da tutto quello che precedentemente ha tentato di fare senza riuscirci. Questa fragilità, questa purezza, probabilmente potrebbe anche portarlo a credere a un’entità, a un fantasma, o magari vorrebbe crederci perché sarebbe meno doloroso rispetto a conoscere la verità”.
Guardando il film mi sono segnata in particolare due battute che dice Lojacono mentre parla con Maria. La prima è “a tenere chiuso il cuore si rischia di perdere la chiave e non trovarla più”…
“Esattamente, perché nel momento in cui non mostri i tuoi sentimenti perché magari sei arrabbiato, c’è stato uno scontro precedente e ti abitui a tenerli chiusi, è difficile che emergano. E perdi veramente la chiave del cuore”.
La seconda frase è “se si aspetta che sia l’altro a parlare i sentimenti si raffreddano, nasce la sopportazione reciproca, l’insofferenza e persino l’odio”. Quanto è concorde con questa affermazione?
“Sono concorde al 100%. Eduardo in questo credo sia di una modernità grandissima, con la sua drammaturgia ha saputo scavare più di tutti nelle dinamiche familiari. Il non detto crea una voragine incredibile. Quando la sopportazione poi entra in un rapporto d’amore è già cambiato tutto. Questa e la precedente sono due frasi stupende”.
Quale eredità pensa possa avere lasciato al cinema e al teatro italiani Eduardo De Filippo?
“Eduardo è l’autore italiano più rappresentato nel mondo e credo sia anche il più amato dal pubblico italiano. Ha creato probabilmente un solco, nel senso che artisti come lui non nascono spesso ed è un problema perché la nuova drammaturgia non ha espresso frequentemente questi capolavori. Eduardo De Filippo è già nella storia, non solo del teatro italiano, ma della drammaturgia mondiale, per me è alla pari di Cechov, di Shakespeare, perché nei suoi testi parla di tematiche universali, della famiglia, dell’odio, dell’amore, della povertà, della guerra. Inoltre la sua attualità e la sua modernità risiedono nel fatto che scrive per le donne. Avrebbe potuto scrivere per se stesso e fare dei ruoli di contorno che servono al protagonista, invece tratteggia Filumena, e poi Amalia in “Napoli milionaria!”, in “Sabato, domenica e lunedì” sono presenti dei personaggi femminili di una modernità sorprendente anche se risalgono a parecchi anni fa”.
Alla regia di “Questi Fantasmi!” c’è Alessandro Gassmann con cui ha avuto modo di lavorare sia a teatro che al cinema con “Il silenzio grande”…
“Alessandro è un grande regista, protegge molto gli attori, li tiene in una zona di sicurezza perché sa che devono esporre le proprie fragilità. E’ uno che viene sul set e ha le idee chiare. Ci conosciamo bene, sappiamo come muoverci, in che modo fare le cose. E’ un grande piacere lavorare insieme”.

Nella foto Massimiliano Gallo con Maurizio Casagrande e Alessandro Gassmann in “Questi Fantasmi!”
In “Questi fantasmi!” c’è una scena iconica, quella del caffè. Come è stato interpretarla?
“Non sono un temerario ma credo che gli attori debbano fare le cose, anche perché recitare è un gioco e non bisogna avere paura. Avremmo potuto togliere quella scena in quanto drammaturgicamente non cambia la commedia, ma con Alessandro Gassmann prima di girarla, ci siamo guardati e lui mi ha detto: falla come la diresti tu. E così è stato. Poi può piacere oppure no ma è il bello di questo mestiere. La voce del Professore in questo film è di Mariano Rigillo, un attore grandissimo”.
Eduardo è presente anche nel suo debutto alla regia, “Figli di una Stella”, quindi tutto combacia…
“Sì, il mio film esordio alla regia, che uscirà prossimamente al cinema, si chiama “Figli di una Stella”, e racconta proprio un periodo particolare, gli anni Ottanta, quando diciotto detenute del carcere di Pozzuoli a causa del bradisismo furono spostate a Nisida, e nello stesso periodo, era il 1983, Eduardo De Filippo fece costruire una sorta di teatro all’interno dell’istituto penale minorile con cui salvò tanti ragazzi. E’ una storia di speranza. In “Figli di una stella” Eduardo De Filippo è impersonato da Mariano Rigillo”.

Nella foto Massimiliano Gallo con Maurizio Casagrande e Mariano Rigillo sul set di “Figli di una stella” – credit foto Anna Camerlingo
Dal 28 dicembre al 30 gennaio al Complesso della Pietrasanta a Napoli sarà allestita anche una mostra fotografica con le foto del film “Figli di una stella”, realizzate dalla fotografa Anna Camerlingo e avente una finalità sociale…
“Abbiamo realizzato un catalogo con la casa editrice edizioni MEA che racchiude le foto di scena del set scattate da Anna Camerlingo, e il ricavato totale andrà a finanziare un corso di fotografia tenuto dalla stessa Camerlingo e da un altro fotografo, per i ragazzi di Nisida in modo da far esplorare loro nuovi orizzonti. La bellezza infatti secondo me è l’unica cosa che può salvare questo mondo”.
Arriva dal grande successo della seconda stagione di “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso” Come è stato tornare a vestire i panni di questo antieroe che si interroga spesso sulla felicità?
“Vincenzo Malinconico è un personaggio che amo, è una parte di me. La serie ha avuto questo enorme successo perchè, oltre ad essere ben scritta e realizzata, in questo periodo in cui sembra che per forza sia necessario dimostrare di essere performanti, è rassicurante sapere che c’è chi vive serenamente la sua scelta di non partecipare alla gara. E’ un personaggio di grande empatia, che ami subito perché mostra tutte le sue incertezze, debolezze, fragilità, non è un perdente, è un non vincente perfetto, è uno che non vuole fare la competizione, ma comunque ha una vita movimentata, amici sgangherati, una famiglia particolare, sa fare bene le cose, ha il suo fascino, le sue avventure, le sue donne. E poi la scrittura di De Silva e la comicità sono di livello elevato, Luca Miniero alla regia ha fatto un lavoro bellissimo, c’è anche tanta emozione, ci sono musiche stupende. Parecchie persone mi hanno scritto che vorrebbero avere un Malinconico come amico”.

Nella foto Massimiliano Gallo in “Vincenzo Malinconico, avvocato d’insuccesso”
Vincenzo Malinconico approderà anche a teatro…
“Lo porterò a teatro con uno spettacolo che si chiama “Malinconico, moderatamente felice”, scritto con Diego De Silva, con la mia regia. Saremo in scena al teatro Diana di Napoli per tre settimane alla fine di aprile e poi saremo in tournée nella stagione successiva”.
Restando al teatro, è in scena con “Anni 90’… Noi che volevamo la favola!” …
“Anni 90’… Noi che volevamo la favola! è uno spettacolo che porta la mia firma ed è il seguito di “Stasera Punto e a capo, sugli anni Ottanta”. E’ ambientato negli anni ’90 e racconto tutto quello che è successo a livello politico e sociale, ma anche come vivevamo, dei computer a 56k, dei videogiochi “Super Mario” e “Pac-Man”, di tutta una serie di cose che adesso ci sembrano normali ma che ai tempi erano speciali. E a gennaio tornerò in scena anche con “Amanti” insieme a Fabrizia Sacchi con la regia di Ivan Cotroneo”.
Il fil rouge che lega Pietro di “Imma Tataranni”, Pasquale di “Questi fantasmi!”, e Vincenzo Malinconico è proprio il fatto di mostrare i sentimenti e le fragilità, di essere fallibili…
“Nei personaggi che interpreto cerco sempre mostrare i loro sentimenti perché in questo modo diventano molto più interessanti e tridimensionali ed è la parte che mi piace di più raccontare. Anche quando ho recitato in Fortapàsc il ruolo di un boss spietato abbiamo immaginato che nonostante tutto a casa fosse un padre amorevole, perché ci ricordavamo di vari boss che erano stati arrestati avendo telefonato alla madre”.

Ha pubblicato il libro “Favoloso. Favole e pensieri per grandi mai cresciuti”. Quanto è importante oggi continuare a credere nei propri sogni e nelle favole?
“In questo libro sono presenti anche delle mie riflessioni sull’amore, sul razzismo, sull’intolleranza. Per me è fondamentale credere nei sogni e nelle favole, credo che sia l’unica via di uscita, ancora di più in questa società”.
Lei ha una carriera importante alle spalle, ha lavorato con grandissimi registi, da D’Alatri, a Sorrentino, Martone, Garrone, poi è arrivata la popolarità con le serie tv. Come riesce a gestire tutti questi impegni e questo successo?
“Non lo so nemmeno io … (sorride). Ci vuole tanta energia ma soprattutto tanta voglia di fare. Dovrei ad esempio fermarmi col teatro per dedicarmi agli altri progetti, ma è una fonte di adrenalina ed è anche una palestra e quindi non lo posso lasciare”.
E’ anche direttore artistico del Teatro Tasso di Sorrento, come sta andando questa esperienza?
“Sta andando bene. Il mio socio Lele Nitti ed io abbiamo fatto grandi sacrifici per poter restituire il teatro alla città di Sorrento. La passata stagione è servita per farci conoscere ma soprattutto per dare il giusto indirizzo a questa struttura che inizialmente aveva una strana vita. Abbiamo collezionato sold out, abbiamo avuto tanti abbonati. Ora il cartellone comprende artisti di elevata caratura, come Carlo Buccirosso, Maurizio Casagrande, Michele Placido, Silvio Orlando, Giovanni Esposito, Antonio Milo, Enzo Decaro, abbiamo ospitato Le Giornate del cinema, organizzato una tappa dello Zecchino d’Oro e ci sarà una serata con la Fondazione Pavarotti. E’ un teatro che funziona tutti i giorni e siamo soddisfatti dei risultati ottenuti finora”.
In questo 2024 d’oro è diventato anche papà per la seconda volta con la nascita della piccola Artemisia…
“Diventare papà è un grande dono. Sicuramente avendo un’età diversa rispetto a quando è nata la mia primogenita Giulia che ora ha 22 anni vedo le cose e la vita in modo differente. Sono molto felice. Abbiamo trascorso un sereno Natale tutti insieme”.
Cosa si augura per il 2025?
“Mi auguro di avere un anno ricco di progetti importanti, stimolanti, in cui ci sia possibilità di confronto. Il 23 febbraio arriverà su Rai 1 la nuova stagione di “Imma Tataranni – Sostituto Procuratore”, poi uscirà al cinema “Figli di una stella” e sarà una bella prova dato che siamo anche co-produttori. In generale spero che il 2025 sia un anno di pace”.
di Francesca Monti
credit foto ufficio stampa
Si ringrazia Giuseppe Zaccaria
