E’ disponibile la nuova puntata di Pulp Podcast, con protagonisti Carlo Calenda, segretario e fondatore del partito Azione, e Domenico Delli, alias Dellimellow

E’ disponibile la nuova puntata di Pulp Podcast, con protagonisti Carlo Calenda, segretario e fondatore del partito Azione, e Domenico Delli, alias Dellimellow, YouTuber, social media strategist e comunicatore politico con otto anni di esperienza. Un dialogo ricco di spunti, riflessioni e momenti inaspettati, condotto da Fedez e Mr.Marra. Tra i principali argomenti discussi: la riforma della sanità, la gestione delle grandi aziende come Stellantis, l’insediamento di Trump, la politica italiana: Renzi, Salvini, Meloni, Vannacci e ancora il nucleare in Italia, il problema della tassazione, il futuro della democrazia. Un episodio ricco di riflessioni provocatorie e senza filtri.

L’episodio si apre con Calenda che espone le sue idee politiche e offre un’analisi sincera del suo carattere, affermando: “Sono uno incazzoso come te” (rivolto a Fedez), spiegando che, sebbene litighi spesso, non è rancoroso. Riguardo ai suoi rapporti con Renzi, Calenda afferma: “Non ho rapporti, ci salutiamo e basta. Considero quello che fa l’opposto del mio modo di fare politica”.  Ammette anche di aver sbagliato cercando  un sodalizio con lui  e alla domanda: quando l’ hai capito? dichiara: “Il primo giorno in Senato quando ha fatto votare La Russa. Ho proprio detto dentro di me: eccola là, Carlo hai fatto una cazzata! Bravo così!” e aggiunge poco dopo con un sorriso: “Gli dovevo menà”.
Si apre un confronto su cosa sia giusto fare se agire nell’immediato o attendere e quando Dellimellow sottolinea che sia la Meloni che Salvini hanno dovuto aspettare il momento giusto, Calenda commenta sorridendo “Quando mi sveglio la mattina e penso che Salvini ha il doppio dei miei voti mi voglio tagliare la gola invece di farmi la barba”.

Il dibattito si concentra poi sulle aziende statali, in particolare su Fiat, oggi Stellantis. Calenda elogia l’operato di Marchionne, AD dal 2004 al 2018, che non solo si occupa della ristrutturazione di Fiat, portando la produzione da mezzo milione a oltre un milione di veicoli, ma prende anche decisioni importanti riguardo alla gestione di Magneti Marelli, di cui, nonostante le difficoltà globali, mantiene l’autonomia. Racconta di come la sua morte nel 2018 segna la fine di un’era per la Fiat e per l’intera industria automobilistica, soprattutto quando John Elkann, suo successore, nello stesso anno vende Magneti Marelli. Calenda non solo critica il comportamento e le decisioni di Elkann, ma commenta duramente la situazione e Urso, Ministro per le Imprese e il Made in Italy: “Nel frattempo Urso che è una calamità naturale peggio di Salvini, l’unico peggio di Salvini, ci crede e a settembre continua a dire faranno un milione di veicoli! Ma che cazzo dici, stanno a 350.000, ma come fanno ad arrivare a un milione?!”  e poco dopo aggiunge: “Alla fine succede il patatrac, cioè si capisce che l’hanno venduta, è francese, che i brevetti vengono registrati in Francia e che l’Italia è una filiale che piano piano chiuderà.”
Delli introduce il tema lavoratori e Calenda dichiara che è inaccettabile vedere “operai di 55 anni bravissimi a cui l’azienda gli viene chiusa in 45 giorni per spostare il tutto in Slovacchia” Fedez commenta: “Oltre ai lavoratori, parliamo di una azienda che senza il nostro supporto oggi non sarebbe dove è. Io sono stupito del fatto che noi percepiamo la famiglia Agnelli-Elkann ancora come una grande famiglia aristocratica degna del rispetto della popolazione, cosa che non dovrebbe succedere e che è accaduta anche grazie alla manipolazione che la famiglia Elkann ha fatto tramite i mezzi di informazione che ha avuto e che oggi non gli servono più e che vende.” Si apre  quindi un confronto sui mezzi di informazione e sulla loro faziosità, Calenda precisa che la sinistra sui “suoi” quotidiani ha fatto milioni di articoli sul conflitto di interessi di Berlusconi, ma non sul proprio e afferma: “Perciò c’è pure il pregiudizio della superiorità morale, perché almeno guarda a Berlusconi la superiorità morale era l’unico difetto che gli mancava, mentre questi invece c’hanno anche il fatto che ti guardano e ti dicono noi siamo quelli dalla parte dei deboli.”

Non poteva mancare uno sguardo ai recenti sviluppi internazionali: l’insediamento di Trump, circondato dai più potenti ultramiliardari, solleva interrogativi inquietanti sulla pericolosità di un simile scenario. C’è il timore che queste figure possano acquisire un potere così vasto da superare quello degli Stati stessi. Calenda interviene con una riflessione critica, definendo la leadership di Trump come un’amministrazione oligarchica, lontana dalla tradizionale politica democratica. Un governo dominato dai ricchi e dai potenti, che tenteranno di imporre la loro influenza sull’Europa, trattandola come un semplice feudo. “Il capitalismo contro la democrazia”, afferma, mettendo in guardia sui rischi di un futuro in cui la politica diventa strumento nelle mani di chi detiene il capitale. “Noi stiamo andando in un’epoca in cui avremo uno scontro da un lato con Russia e Cina e dall’altro con gli Stati Uniti che vorranno paesi  vassalli o li considereranno nemici”.  Poco dopo afferma “Trump è al secondo mandato, non ha più alcun freno inibitore, ha intorno un gruppo di persone che dicono cose che lui non ha mai detto” e ancora “Musk è nell’amministrazione Trump e di fatto è il presidente ombra. Noi siamo in un periodo della storia che sarà drammatico”.

La discussione vira rapidamente sulla situazione italiana, con Marra che lancia una domanda cruciale: “Come stanno rappresentando gli ultimi?” Calenda non ha dubbi: “Non ci riescono”. Fedez, spingendo ancora più a fondo, chiede se, secondo lui, l’Italia possa tornare alla lotta armata. La risposta di Calenda è netta: “No, penso che ci sarà un ritorno alla violenza di piazza e ci sarà un pacifico cambiamento verso l’autocrazia, se va avanti così.” Il dibattito si sposta poi sul tema fiscale e l’indebitamento crescente delle famiglie. Calenda non risparmia critiche alla Flat Tax, definendola senza mezzi termini “una cazzata” e denuncia l’iniquità del sistema fiscale: oggi i ricchi pagano meno tasse degli operai, 5-10%, contro il 35% e commenta “Ma come cazzo possiamo andare avanti così?”.

Questa puntata di Pulp Podcast offre un’analisi approfondita delle sfide politiche ed economiche che l’Italia e il mondo sono chiamati ad affrontare. Un episodio che stimola la riflessione, andando oltre le apparenze e ponendo interrogativi fondamentali sul futuro della politica e della società, e sulle direzioni che potrebbero prendere nei prossimi anni.

Rispondi