Intervista con Cinzia TH Torrini, regista di “Champagne – Peppino Di Capri”: “Spero che i giovani guardino il film perchè racchiude un messaggio di formazione”

“La proposta di dirigere questo film è arrivata dopo l’uscita di “Sei nell’anima”, il biopic su Gianna Nannini e ci sono state delle congiunzioni astrali per cui ho avuto subito la possibilità e l’onore di incontrare Peppino Di Capri, di andare nella sua villa per conoscerlo, di parlare con lui, perchè ho bisogno di entrare dentro lo spirito, il carattere di una persona”. Una carriera costellata di film e serie di successo, una capacità fuori dal comune di raccontare storie e personaggi con eleganza ed empatia, facendone emergere colori ed emozioni, Cinzia TH Torrini ha diretto il film “Champagne – Peppino Di Capri”, una coproduzione Rai Fiction – O’ Groove, con Francesco Del Gaudio, Arianna Di Claudio, Gaja Masciale, Antonia Truppo, Alessandro Gervasi e Gianluca di Gennaro, in onda lunedì 24 marzo in prima serata su Rai 1.

Siamo nel 1943, a soli quattro anni Peppino Di Capri inizia la sua carriera suonando per i soldati americani d’istanza a Capri. Seguono il primo grande successo da adolescente grazie alla vittoria nel programma Rai “Primo Applauso”, le hits degli anni ’50 e la consacrazione, ma anche la crisi personale e artistica della fine degli anni ’60, quando i cantautori e l’irrinunciabile impegno politico mettono da parte gli entusiasmi del twist, e la vita amorosa intensa e turbolenta con Roberta che termina proprio quando la carriera di Peppino sembra essere arrivata al capolinea, i suoi discografici sembrano quasi boicottarlo e per la prima volta l’artista sembra aver perso il contatto con il pubblico e con se stesso. Sarà quello il momento in cui Peppino, nelle difficoltà, ritrova la forza per rialzarsi. Grazie a Bebè, suo migliore amico e batterista fin dalle prime esibizioni, al nuovo amore per Giuliana e grazie ad una guadagnata maturità, Peppino fonda la sua casa discografica ed ingaggia Franco Califano per comporre “Un Grande Amore e Niente Più”, con cui vincerà il suo primo Festival di Sanremo nel 1973. 

Cinzia TH Torrini sul set di “Champagne – Peppino Di Capri” con Arianna Di Claudio e Francesco Del Gaudio

Cinzia, che tipo di lavoro registico e creativo ha realizzato per “Champagne – Peppino Di Capri”?

“La proposta di dirigere questo film è arrivata dopo l’uscita di “Sei nell’anima”, il biopic su Gianna Nannini che aveva avuto successo su Netflix, e ci sono state delle congiunzioni astrali per cui ho avuto subito la possibilità e l’onore di incontrare Peppino Di Capri, di andare nella sua villa per conoscerlo, di parlare con lui, perchè ho bisogno di entrare dentro l’anima, lo spirito, il carattere della persona di cui devo raccontare la storia, di vivere i suoi pensieri. Da lì è iniziato tutto. Sono stata poi invitata alla sua festa di compleanno, e nell’istante in cui si è seduto al pianoforte e ha iniziato a cantare ho percepito la gioia, la passione, la vocazione che aveva fin da bambino e che ancora oggi è rimasta intatta. Quando gli ho detto che avevo accettato di realizzare il film, mi ha risposto: “mi raccomando, fallo bene!”. Il passaggio successivo è stato la ricerca del protagonista, ho effettuato tantissimi provini, e Francesco Del Gaudio, che poi ho scelto per interpretare Peppino Di Capri da adulto, è stato il primo attore che ho visto e mi ha subito colpito per la sua capacità interpretativa”.

Ha avuto modo di far vedere il film a Peppino Di Capri?

“Peppino ha visto il film e si è commosso, era contento, ha rivissuto la sua infanzia, i momenti con Roberta (interpretata da Arianna Di Claudio) e con Giuliana (a cui dà il volto Gaja Masciale). Alla fine mi ha abbracciato ed è stata una bella soddisfazione per me. Questa è la mia terza biografia dopo la miniserie su Don Gnocchi e il film su Gianna Nannini. Quando racconti la storia di una persona che è in vita e che è anche un mito della musica italiana la responsabilità è grande, quindi ho cercato di far conoscere ad un pubblico trasversale come età non solo le sue canzoni ma anche da dove vengono, chi le ha fatte, il successo che ha avuto nel mondo. Ha tenuto ad esempio un concerto in Brasile con oltre un milione di spettatori”.

Cinzia TH Torrini con Peppino Di Capri – credit foto pagina Facebook Cinzia TH Torrini

Negli anni Sessanta Peppino Di Capri ha fatto infatti diverse tournée in America Latina dove è molto amato dal pubblico…

“Ti racconto un aneddoto: eravamo a Capri, nella hall dell’Hotel Gatto Bianco, dove c’è un enorme pianoforte bianco a coda, che è poi quello che suonava Peppino Di Capri, e Alessandro Gervasi, il piccolo attore che lo interpreta nel film, un bambino prodigio, appena tornava dal set si metteva a suonarlo e gli ospiti dell’hotel scendevano le scale attratti da questa musica e si mettevano sui divani ad ascoltare. Ad un certo punto una coppia argentina ci ha detto che conosceva bene le canzoni di Peppino Di Capri perchè era famoso in Sud America. Insomma è una delle icone musicali italiane nel mondo”.

Qual è il tratto di Peppino Di Capri che ha scoperto e che più l’ha affascinata?

“La sua umiltà, la sua semplicità, vista con un’accezione positiva, nel saper trasmettere i sentimenti con le parole e la musica senza montarsi la testa o stravolgere la propria vita”.

Alessandro Gervasi con Antonia Truppo e Arturo Scognamiglio sul set di “Champagne – Peppino Di Capri”

Francesco Del Gaudio e Gaja Masciale sul set di “Champagne – Peppino Di Capri”

Il film è un viaggio nella storia di Peppino Di Capri, ma anche in quella del nostro Paese, perché abbraccia diversi decenni in cui sono avvenuti tanti fatti e cambiamenti, dal 1942 al 1973. Cosa può insegnare questo film ai giovani che lo vedranno?

“Prima di tutto spero che i giovani guardino il film perchè racchiude un messaggio di formazione, di crescita, di voglia di lottare per difendere la propria passione, la propria vocazione, cercando di fare il proprio lavoro al meglio. C’è chi ha la capacità di creare opere con le mani come nella serie “Pezzi unici”, chi è bravo a cucinare, a fare il pane, chi lavora al computer, insomma tutti abbiamo un dono, è importante capire qual è e combattere per seguire la strada che sentiamo essere giusta”.

Pur essendo due personaggi molto diversi tra loro, sia Gianna Nannini che Peppino Di Capri hanno in comune il fatto di aver lottato per i propri sogni e di essere stati dei “rivoluzionari” nel mondo musicale…

“Hanno anche un’altra cosa in comune: quando ero a Capri e ho conosciuto Peppino, mi ha raccontato che aveva visto “Sei nell’anima” e che ha collaborato con la Nannini come autore della canzone “Stupida emozione” del suo album “Sei Nel L’Anima”. Allora ho mandato un messaggio a Gianna, ho fatto un selfie con Di Capri e lei ha risposto con tantissimi cuoricini. E’ bellissimo vedere la grande stima e il rispetto che nutre verso di lui, che alla fine è stato anche un artista rivoluzionario, perché ha portato in Italia il rock and roll, il twist, ha anticipato i tempi con la sua musica”.

Nel cinema, oggi, quanto è importante seguire la propria strada, fregandosene di quello che va di moda?

“E’ molto difficile riuscire a portare avanti le proprie idee, ci vuole tanta costanza e io non sempre ci sono riuscita. Ho delle belle sceneggiature chiuse nel cassetto. In altri casi invece ho realizzato i miei progetti, come con il film “Giocare d’azzardo” che ho anche prodotto, per il quale ho bussato alle porte di Sergio Leone, di Rossellini, e poi sono riuscita a trovare i finanziamenti grazie a Robert De Niro. Un altro lavoro per cui ho lottato tanto è stato “Pezzi unici”. Non ho mai detto sì a qualunque proposta, ho sempre cercato qualcosa che mi toccasse dentro, che potessi fare mio. Penso per esempio al film “Iqbal”, con la sceneggiatura di Andrea Purgatori … Io sono sempre stata una viaggiatrice solitaria, e ho realizzato anche dei documentari per l’Unicef, quindi ho visto bambini veramente schiavizzati nel lavoro ed era importante per me raccontare la storia di Iqbal. In tutti i lavori che faccio c’è un pezzo di me”.

Tra le serie di successo da lei dirette c’è “Elisa di Rivombrosa” che è ancora oggi amata dal pubblico di ogni età…

“All’inizio io non volevo nemmeno dirigere la serie. In quel periodo però ho conosciuto Ralph, il mio compagno, e ho capito che l’amore è quel sentimento che apre tutte le porte. Se ci fosse più amore nel mondo non ci sarebbero le guerre. Se vuoi bene a te stessa puoi anche voler bene a qualcuno, passare sopra ad alcune problematiche, perché ognuno ha pregi e difetti. Quindi è stato molto importante per me il messaggio di Elisa di Rivombrosa, che tra l’altro va ancora in onda ed è amatissima da varie generazioni”.

credit foto Marco Rossi

Prima ha citato “Giocare d’Azzardo” del 1982, il primo film che ha fatto con Piera Degli Esposti, le andrebbe di regalarci un ricordo di questa grandissima artista che secondo me è poco ricordata?

“Piera per me era una poetessa, quando parlava avrei voluto scrivere tutto quello che diceva. In lei rivedo tante cose di Gianna Nannini, c’è un filo che le unisce. “Giocare d’azzardo” era il suo primo film, Piera non era solo un’attrice drammatica, ma riusciva a far ridere, ad essere comica anche nel dramma. Con quella pellicola sono stata una delle prime a raccontare la storia di una moglie e madre che vive con un marito che bofonchia quando non gli piacciono le cose che mangia, che la sfrutta, che si prende i soldi. Era il 1982 e mi chiedevano perchè a venticinque anni raccontassi una vicenda con al centro una donna così grande di età. Piera era una protagonista ma in passato i ruoli femminili erano spesso da spalla per far emergere l’eroe maschile. E poi, specialmente per fare televisione, ci vuole il fisico e adesso anche l’età”.

Il problema dei pregiudizi legati all’età delle attrici è sempre attuale purtroppo, con ruoli spesso un po’ stereotipati nel cinema e nelle serie tv…

“Piano piano qualcosa sta cambiando e certi pregiudizi cominciano a cadere. Penso ad Elena Sofia Ricci, attrice bravissima e mia cara amica, con cui ho lavorato tanti anni fa, che è amatissima dal pubblico così come lo era Virna Lisi. Anche dopo i 50 o 60 anni, se le viene permesso, una donna può interpretare ruoli interessanti e molto belli. Mi viene in mente anche Loretta Goggi che è un’artista veramente completa. Le ho sempre detto che è il mio Stradivari, perché quando l’ho diretta riusciva a suonare le corde emozionali che le chiedevo”.

Tornando al film “Champagne – Peppino Di Capri” c’è una canzone in particolare di Peppino di Capri a cui è più legata?

“Tutte le sue canzoni mi risuonano dentro, in questo momento se dovessi sceglierne una direi “Champagne”, per il testo, per le parole “brindare a un incontro”, e poi mi piace molto “Nun è peccato” in cui è riuscito a unire il rock con la tradizione napoletana”.

Per quanto riguarda i prossimi progetti c’è già qualcosa che ci può anticipare?

“Solitamente finisco un progetto e poi ho bisogno di rigenerarmi, di capire, di sentire quali emozioni mi arrivano. Quindi mi prendo dei tempi, anche perché è un lavoro creativo e non si può fare a comando. Sicuramente ho dei sogni nel cassetto che vorrei realizzare”.

di Francesca Monti

Si ringrazia per la foto di copertina Marco Rossi

Si ringraziano Paola Spinetti e Patrizia Biancamano

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