“El Galactico” è il nuovo album dei Baustelle: “Un viaggio tra nostalgia e contemporaneità”

“El Galactico” è il nuovo album dei Baustelle, in uscita il 4 aprile per BMG, e rappresenta una nuova esplorazione sonora per la band, ispirata alla California degli anni ’60 e al leggendario sound dei gruppi del Laurel Canyon. La formazione composta da Francesco Bianconi, Claudio Brasini e Rachele Bastreghi torna con un lavoro che sintetizza in modo originale e contemporaneo le atmosfere folk-rock scintillanti e lisergiche di quell’epoca dorata.

Per la produzione dell’album, i Baustelle hanno coinvolto Federico Nardelli: insieme hanno dato vita ad un sound ricco e stratificato, capace di intrecciare passato e futuro in una sintesi evocativa e potente.

Con El Galactico, la band ci invita a prendere parte ad un viaggio tra nostalgia e contemporaneità, tra l’immaginario di un’America lontana e la realtà di una musica che continua a reinventarsi.

Per coronare i loro 25 anni di carriera i Baustelle torneranno live con due speciali feste finali nei palazzetti di Roma e Milano – organizzate da Vivo Concerti – a coronare questo 2025. Nell’attesa delle date estive, il gruppo ha dato appuntamento con il PALA 25 il 5 dicembre a Roma – Palazzo dello Sport e il 12 dicembre ad Assago (MI) – Unipol Forum per concludere in maniera gloriosa un 2025 di cui i Baustelle saranno protagonisti.

Tra gli altri appuntamenti in programma ci sarà l’EL GALACTICO FESTIVAL, un evento unico per celebrare la loro storia e la loro evoluzione artistica, con un cast d’eccezione e una scaletta irripetibile per ciascuna giornata. L’1 giugno – già sold out – saliranno sul palco dell’Anfiteatro Ernesto de Pascale a Firenze Emma Nolde, i Neoprimitivi, Matteo Bordone & Daniela Collu con un podcast live e infine Pierpaolo De Sanctis (Four Flies Records DJ Set). Il 2 giugno invece gli artisti presenti saranno Marta Del Grandi, i Delicatoni, Stefano Nazzi con una speciale puntata di Indagini e Bassolino per il DJ Set. Il palinsesto è stato pensato per respirare l’essenza del gruppo.

Abbiamo incontrato Francesco Bianconi a Milano per parlare del nuovo album e di El Galactico Festival.

credit foto Marco La Conte

Il nuovo disco si intitola “El Galactico” come il vostro festival, quale dei due è nato prima?

“Una notte mentre giravo in auto per Milano ho visto in via Padova un’insegna al neon di un bar in un posto che sembrava disabitato e c’era scritto El Galactico. All’inizio mi è sembrato che fosse un buon titolo per un disco, poi abbiamo cominciato a lavorarci e a pensare anche che sarebbe stato bello, oltre che una sfida, essere direttori artistici di un festival con delle band giovani per provare che esistono persone e artisti che stimiamo e che si sbattono per offrire della musica che sia diversa da quella usuale e che magari credono ancora in forme di promozioni alternative. Per cui è nato prima El Galactico come nome di un disco ma poi abbastanza a ridosso è arrivata anche l’idea di curare un festival”.

In “El Galactico” risuona un sound che rimanda agli anni Sessanta, che richiama i tramonti sulla West Coast, le chitarre Rickenbacker a 12 corde, gli arpeggi ipnotici, le armonie vocali e l’eco di artisti come The Byrds e Brian Wilson…

“E’ un suono molto iconico ed è riferito agli anni Sessanta, mi sembrava giusto attingere a quel mondo sonoro che fa da contrasto a possibili storie del presente. Era un sound molto brillante, scintillante, solare, c’era una vibrazione di gioventù e un senso di struggimento meraviglioso, è l’esplosione all’inizio e quindi poteva fare da veicolo a storie di un tempo presente che invece non sono ammantate di slancio verso la positività o verso il futuro. A noi piacciono i contrasti, per cui mi sembrava che potesse funzionare bene”.

Tra le tracce c’è Filosofia di Moana, com’è nata l’idea di questo brano che racconta il mondo come se fosse visto con gli occhi di Moana Pozzi?

“E’ Moana che parla in prima persona, l’ho immaginata in un letto d’ospedale mentre sta morendo. E’ un personaggio interessante e incredibile secondo me, è un simbolo dell’Occidente, è come se lei fosse la regina della bellezza nell’era della mercificazione. E’ forse l’unica eroina del mondo squallido, anche del porno, che ha un’immagine di eleganza perché anche nel peggiore dei quadri possibili del suo performare è lì ma è anche da un’altra parte, se sorride ha una tristezza dietro il sorriso. Con tutto il rispetto, in altre sue colleghe come Ilona Staller ad esempio, anche se è mitica e celebre quanto lei, io questa cosa non la colgo. Moana ha questo fascino da Gioconda. Nella canzone è lei che parla al mondo che la giudica e la condanna, che forse è più pornografico di lei, è più ipocrita perché almeno lei fa le cose alla luce del sole, mentre chi la giudica nasconde il proprio porno sotto il tappeto”.

Cosa potete raccontarci riguardo la cover dell’album?

“La copertina del disco è una foto di un vulcano spento che ho scattato a Fuerteventura, tutto è molto legato a questa idea di immaginario bruciato, colorato e acido, un mondo desertico, che potrebbe essere la Terra o forse un pianeta psichedelico. L’album si chiama El Galactico, per cui mi pare che fosse una interpretazione corretta”.

Il disco si chiude con il brano strumentale “Non è una fine”…

“È una sorta di gioco, mi piaceva che ci fosse una specie di doppio finale, come a volte in alcuni film gialli. Se pensi a El Galactico come se fosse un film, si chiude con una scena distensiva, una ballad che si chiama La Nebbia, in cui non c’è nemmeno la ritmica, è solo pianoforte e orchestra. L’idea era quella di far partire a schiaffo una sorta di coda strumentale che dovesse offrire una versione alternativa della fine. Ed è uno strumentale in stile Baustelle dei primi tempi in cui si mischiano anche certi compositori di musica da film che ci piacciono da sempre, da Morricone a Trovajoli e Cipriani. E’ anche una dichiarazione d’amore verso certi gruppi che nella metà degli anni ’90, quando noi abbiamo cominciato, per primi rendevano omaggio ai compositori di musica da film italiani, come gli Stereolab”.

In “L’arte di lasciar andare” canti “forse il vero amore è questo volontario naufragare nella realtà”…

“Nella mia visione del mondo, filosoficamente, la realtà è proprio orribile e lo dico anche nella canzone “La nebbia”, quindi bisogna presupporre qualcos’altro, però la realtà allo stesso tempo è ontologicamente inespugnabile, per cui forse una soluzione possibile è volontariamente abbandonarsi a essa, al suo fluire, abbandonarsi all’orrore, ma come atto volontario, non come oggetto portato dalla corrente. Questa cosa non serve a vincere nessuna battaglia. E’ una possibilità, infatti è dubitativa la frase, forse il vero amore è questo”.

Farete due live speciali nei palazzetti, a Milano e a Roma, per festeggiare i vostri primi venticinque annni di carriera…

“Siccome compiamo 25 anni a dicembre abbiamo due date di spegnimento delle candeline nei palazzetti. Siamo contenti di essere arrivati a questo traguardo, senza nostalgia ma facendo dischi nuovi. Abbiamo ancora molte cose da dire”.

Hai scritto il nuovo singolo di Patty Pravo “Ho provato tutto”, com’è nata questa collaborazione?

“Patty mi ha chiesto se volessi scrivere una canzone per lei, è un’artista leggendaria, la amo alla follia, e da quando ho iniziato a fare questo mestiere sognavo di collaborare insieme. E’ stato un onore. Siamo entrambi contenti del risultato, mi sembra che sia un vestito che le sta bene”.

di Francesca Monti

credit foto Luca Angelini

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