Intervista con Susanna Nicchiarelli, regista e sceneggiatrice di “Fuochi d’artificio”: “Attraverso questa serie vorrei arrivasse l’emozione di condividere quei valori per cui combattere insieme”

“I valori che si celebrano ricordando la Resistenza sono la libertà, la pace, la democrazia, la giustizia, la fratellanza e la solidarietà tra i combattenti e la popolazione che li aiutava e proteggeva, talvolta rischiando la vita”. Susanna Nicchiarelli, tra le registe italiane più apprezzate,  con il suo consueto stile coinvolgente e poetico firma la regia e la sceneggiatura (con Marianna Cappi) della serie “Fuochi d’artificio”, tratta dall’omonimo romanzo di Andrea Bouchard, prodotta da Fandango-Matrioska in collaborazione con Rai Fiction, in onda il 15, il 22 e il 25 aprile in prima serata su Rai 1, nell’ambito delle iniziative per l’80° anniversario della Liberazione.

Il cast è composto da Anna Losano, Luca Charles Brucini, Carlotta Dosi, Lorenzo Enrico, Carla Signoris, Bebo Storti, Alessandro Tedeschi, Paolo Briguglia, Barbara Ronchi, Francesco Centorame, Giada Prandi, Cristina Pasino, David Paryla, Gabriele Graham Gasco, Iris Fusetti, Fabrizio Coniglio, Christian Dei, Bruno Orlando, Matteo Josè Vercelli, Davide Lorino, Elena Arvigo, Nicolai Selikosvky.

La storia è ambientata nel 1944, sulle Alpi piemontesi. Marta, Davide, Sara e Marco sono quattro amici tra i 12 e 13 anni che sognano la fine della guerra e il momento in cui potranno riabbracciare i genitori e i fratelli maggiori. Stanchi di essere trattati come bambini, quando scoprono per caso che la loro età consente di evitare sospetti e perquisizioni, decidono di aiutare in segreto i partigiani. I quattro assumono così l’identità del fantomatico “Sandokan”, il ribelle che mette in difficoltà i nazisti e i fascisti della valle. Tra ripide salite e discese mozzafiato, enormi pericoli e grandi prove di coraggio, Marta e i suoi amici contribuiranno a loro modo alla vittoria finale della Resistenza e alla liberazione del nostro Paese dall’occupazione nemica.

Susanna Nicchiarelli con Anna Losano e Francesco-Centorame – credit foto Greta De Lazzaris

Susanna, è regista e sceneggiatrice di “Fuochi d’artificio”, com’è nata l’idea di questa serie tratta dall’omonimo romanzo di Andrea Bouchard?

“Ho amato moltissimo il libro di Andrea Bouchard, che ho letto con i bambini e mio marito, abbiamo pianto e riso insieme. Ha diversi livelli di lettura, c’è l’avventura ma anche un livello più profondo di riflessione sui valori della Resistenza, sul senso ultimo della lotta per la libertà”.

Come ha selezionato le attrici e gli attori del cast?

“Abbiamo fatto un casting in Piemonte e uno a Roma. I ragazzi li abbiamo trovati prevalentemente in Piemonte, ma anche i giovani partigiani sono attori per la maggioranza piemontesi, con qualche eccezione. Anna Losano, la protagonista, è addirittura di Pinerolo. Abbiamo fatto tanti provini ma di Anna mi sono innamorata appena l’ho incontrata. Era perfetta, molto simile al personaggio di Marta: la passione per la musica, per la montagna… aveva anche già letto il libro!”.

La storia è ambientata nel 1944 ma ci sono diversi temi che sono ancora attuali, come ad esempio la lotta per la libertà e per la pace…

“Certo. Festeggiare e ricordare la Resistenza ha un valore storico ma anche simbolico. I valori che si celebrano ricordando la Resistenza sono la libertà, la pace, la democrazia, la giustizia. E la fratellanza, la solidarietà tra combattenti e la popolazione che li aiutava e proteggeva talvolta rischiando la vita. Nel 1944-45 gli italiani erano sfiniti dal regime e dalla guerra, e si combatteva perché finisse tutto, una volta per tutte”.

In “Fuochi d’artificio” c’è una scena molto intensa in cui la nonna parla con Marta e le dice: “Non voglio perdere mai più nessuno, mai più”. Quanto è importante portare avanti la memoria e la Storia anche attraverso le arti?

“L’arte, la rappresentazione filmica e visiva, può fare molto per ricordarci che la storia non è solo sui libri ma è stata vissuta da esseri umani come noi, semplici, pieni di difetti e proprio perché reali ancora più valorosi: il coraggio dei personaggi di Fuochi d’Artificio, il loro sacrificio, diventa ancora più significativo perché la loro rappresentazione non è solo celebrativa. È una rappresentazione che stimola la riflessione, il pensiero critico, la discussione, la partecipazione: come sempre cerco di fare anche con il cinema, il mio proposito era quello di restituire la complessità degli accadimenti umani e delle emozioni che ci guidano, nel passato come nel presente”.

Tra i vari aspetti che emergono guardando la serie ce ne sono in particolare due che vorrei approfondire con lei: l’umanità nei confronti del nemico e la forza di comunicazione della musica…

“Sono molto orgogliosa del personaggio del tenente Klaus: era già bello nel libro, nel film ha preso vita grazie all’attore David Paryla che è stato veramente eccezionale e grazie alle scene che abbiamo anche aggiunto arricchendolo. Il primo passo verso la pace è riconoscere l’umanità del nemico: Marta si serve di lui e sfrutta la sua ingenuità, ma nel loro incontro c’è anche qualcosa di profondamente commovente. A legarli poi è proprio la musica: la passione di Marta per la musica per molti versi porta avanti tanti momenti del film. È la scusa con cui si avvicina a Klaus, per ascoltare i dischi con il suo grammofono; ma è anche, nella prima puntata, il canto partigiano che interrompe una rissa fra fazioni partigiane diverse, portando tutti a cantare insieme”.

In occasione degli 80 anni dalla Liberazione si è tenuto l’evento Viva l’Italia, cui hanno preso parte gli studenti delle scuole di oltre trenta città italiane e la partigiana Luciana Romoli che ha ricordato che “senza la memoria del passato non può esserci il futuro”, cosa l’ha più colpita del suo racconto?

“Luciana, detta Luce, dice sempre che gli incontri con i giovani, con i ragazzi delle scuole, la riempiono di speranza, la portano a credere nel futuro. Quella mattinata così emozionante per noi è stata profondamente significativa per questo. La fiducia con cui Luciana guarda l’umanità e il futuro, a novantacinque anni, con le cose terribili che ha vissuto e visto allarga il cuore”.

Cosa vorrebbe arrivasse ai giovani attraverso “Fuochi d’artificio”?

“L’emozione di condividere dei valori per cui combattere insieme, sempre: la libertà, la giustizia, la fratellanza”.

Nelle sue opere, da “Cosmonauta” a “La scoperta dell’alba”, passando per “Nico, 1988”, “Miss Marx” e “Chiara” ha raccontato donne e contesti sociali e storici diversi e molto interessanti. C’è una sfumatura del femminile in particolare che le piacerebbe indagare in un prossimo progetto?

“Più che le sfumature del femminile a me interessano quelle dell’umano. Con i miei film ho voluto rendere giustizia a personaggi femminili reali e inventati, recenti e lontani, raccontando la loro storia in tutte quelle sfumature e complessità che meritava, al di là dei cliché e delle categorie in cui l’immaginario maschile e patriarcale costringe i personaggi femminili. Non credo esistano sfumature prettamente femminili, ma esiste sicuramente una narrazione del femminile che va combattuta e contrastata, perché ha fatto il suo tempo”.

di Francesca Monti

credit foto copertina Emanuela Scarpa

Si ringrazia Daniela Staffa

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