“Le persone che vengono a vedere lo spettacolo ridono di gusto ed è bellissimo riuscire a far divertire il pubblico, soprattutto in questo periodo così buio, ma al contempo si commuovono, perchè l’amore in pericolo tocca i loro cuori”. Amanda Sandrelli è la meravigliosa protagonista di “Vicini di casa” di Cesc Gay, con la regia di Antonio Zavatteri, che approda per la prima volta a Milano, al Teatro Manzoni dal 6 al 18 maggio.
Una commedia, libera e provocatoria che indaga, con divertita leggerezza, inibizioni e ipocrisie del nostro tempo, nella quale interpreta Anna, che sta insieme a Giulio (Gigio Alberti) da molti anni, hanno un lavoro, una bambina, qualche interesse e molte frustrazioni. Lui avrebbe voluto fare il musicista ma si è dovuto accontentare dell’insegnamento e si rifugia in terrazza a guardare le stelle, lei avrebbe voluto un altro figlio ma ha dovuto accettare la resistenza di lui e cerca conforto nei manuali di auto aiuto. Una coppia come tante, al confine fra amore e abitudine, in equilibrio precario, ma pur sempre in equilibrio.
A scardinare questa apparente stabilità ci pensano Laura (Alessandra Acciai) e Toni (Alberto Giusta), i vicini di casa, che, invitati per un aperitivo, irrompono nel loro appartamento e nella loro vita. Anna e Giulio sanno poche cose sul loro conto: sono stati cortesi durante i lavori di ristrutturazione, aprono educatamente la porta dell’ascensore per farli passare e fanno di continuo l’amore. Giulio li considera incivili, Anna ha il coraggio di ammettere che, in fondo, invidia la loro vivace vita erotica. Così, fra un bicchiere di vino e una fetta di Pata Negra, le due coppie si confrontano, sempre meno timidamente, sul terreno scivolosissimo della sessualità.
In questa intervista Amanda Sandrelli si è raccontata con sensibilità, profondità e verità, parlando dello spettacolo “Vicini di casa” e del suo esordio nel 1984 nel film “Non ci resta che piangere” che ha dato inizio ad una carriera ricca di successi, ma anche di tematiche attuali, dalla coppia all’amore, dalla violenza sulle donne all’importanza di dare fiducia ai giovani.

credit foto Laila Pozzo
Amanda, in “Vicini di Casa” interpreta Anna, sposata da tanti anni con Giulio con cui forma una coppia come tante, al confine fra amore e abitudine, in equilibrio precario. Due persone che forse hanno dovuto rinunciare un po’ anche ai loro sogni…
“Forse Giulio più che Anna, infatti si dice che avrebbe voluto fare carriera come musicista ma insegna in un conservatorio. Non c’è nulla di male in questo ovviamente però dipende qual era il suo obiettivo, quanto ha abbassato l’asticella. Per Anna è essenziale l’amore, come lo è sempre stato anche per me. Se a trent’anni mi avessero chiesto che cosa avrei buttato dalla torre tra l’amore e il lavoro, senza dubbio avrei gettato il lavoro. Se mi ponessero la stessa domanda oggi non lo so cosa risponderei, nel senso che l’amore continua a essere fondamentale ma anche il lavoro rappresenta il mio posto nel mondo. Per le donne la sfera privata e quella lavorativa sono entrambe rilevanti e dobbiamo cercare di tenere in piedi tutto, a volte con risultati migliori altre peggiori. Molto spesso, purtroppo, rinunciamo a una carriera per essere delle brave madri e mogli ed è sbagliatissimo secondo me perché poi i figli crescono e prendono la loro strada, gli uomini magari ti lasciano per una donna più giovane e ti ritrovi da sola. Il mio personaggio, Anna, lavora in un negozio, probabilmente di abbigliamento, e almeno da quel che racconta la pièce non ha dei sogni infranti al contrario del marito. Portando in scena questo spettacolo ormai da due anni, inevitabilmente analizzi alcuni aspetti e credo che Giulio abbia questo cinismo, questo talento, questa intelligenza sarcastica, un po’ autodistruttiva a volte, in quanto è un musicista, quindi ha un guizzo diverso da Anna ma ha anche una frustrazione maggiore. Il mio personaggio, tutto sommato, ha una figlia ancora ragazzetta, e credo che sarebbe felice se la sua storia con Giulio continuasse a funzionare, non avrebbe altre zone di difficoltà”.
È uno spettacolo che fa riflettere su tante tematiche, sulla coppia, sulla routine, sulle abitudini che tendono magari a rovinare un rapporto…
“Sono tematiche che “Vicini di casa” sfiora, ad esempio il sesso è usato per tre quarti dello spettacolo per far ridere, per creare una situazione di imbarazzo che è comica e funziona benissimo, anche con una certa intelligenza. Anna e Giulio non sono bigotti, rigidi, al contrario, come diciamo anche in alcune battute, sono una coppia liberale, di sinistra, solo che ci sono due vicini di casa che arrivano a cena e parlano di sesso come se fosse una cosa normalissima… In realtà dovrebbe esserlo, però diciamo che la situazione svela che c’è un preconcetto, un problema nell’affrontare quell’argomento. Poi i personaggi hanno una loro profondità. In Anna continuo a trovare sfaccettature nuove ed è un aspetto che mi affascina. A teatro devi voler bene a quelli che stanno sulla scena, in qualche modo ti devono star simpatici o li devi odiare, devono provocare qualche sensazione nello spettatore, e questo avviene ancora di più se c’è una psicologia non superficiale. Anna e Giulio si amano ancora secondo me, però stanno insieme da tanti anni, e oltre alla quotidianità ci sono le dinamiche che in una coppia sono micidiali. Se due innamorati litigano gioiosamente tutti i giorni, per il primo anno può essere divertente, per il secondo, il terzo, il quarto anche, ma poi comincia a diventare una trappola, qualcosa che corrode quell’amore che pensi sia infinito, indistruttibile, ma in realtà nessun amore lo è davvero. Questo è un retaggio culturale. Alle donne infatti hanno sempre raccontato che sarebbe arrivato il principe azzurro, l’amore eterno, ma oggi tutto è cambiato. Un tempo le donne erano costrette a stare in una relazione che magari non funzionava o all’interno della quale subivano violenza perchè non esisteva il divorzio, e anche quando è stato introdotto vivevano comunque un’enorme difficoltà. Ancora oggi una donna, se non ha potere, rischia di vedersi portare via i figli. Questa commedia non vuole dare messaggi, però ho sempre pensato che quando sei sul palco butti dei semini, che poi ognuno fa crescere o fa morire, a seconda di dove cadono, di dove si mettono. E questi semini io li sento sia quando sono in platea che quando sono sul palco. In questo spettacolo ci sono tanti spunti di riflessione su quanto sia importante, in una coppia, non dimenticarsi mai che ci si ama, anche quando si litiga o le cose vanno male, e che bisogna avere rispetto, proteggere questo amore. Quando invece ci si abitua e si dà tutto per scontato non si riesce a prendersi cura di una relazione”.

Amanda Sandrelli in “Vicini di casa” con Gigio Alberti, Alessandra Acciai e Alberto Giusta – credit foto Laila Pozzo
Oggi secondo lei che ruolo può avere la coppia nella nostra società e quanto le persone possono essere davvero valorizzate all’interno di essa?
“Credo che la coppia, composta da un uomo e una donna, da due uomini o due donne, continui a essere un modo di stare insieme importante, valido. Vivere insieme è una cosa necessaria, ancora di più nel momento in cui hai un figlio. Magari funzionerebbe anche un altro tipo di convivenza, perché non è detto che questo sia l’unico modo. Il problema non è tanto che la coppia sia antica come modalità, quanto il fatto che sia antico il modo in cui la viviamo, quindi dobbiamo cambiare dei presupposti. La libertà e il rispetto sono i primi principi che devono essere insegnati agli uomini. Devono essere loro a parlare di violenza sulle donne, devono essere le madri di figli maschi, come me che ne ho due da crescere (Rocco e Francisco, ndr), a cercare di capire quale sia il problema degli uomini. C’è un bellissimo documentario che si chiama Il popolo delle donne, con protagonista la psicoterapeuta Marina Valcarenghi che ha lavorato nelle carceri e che afferma che il popolo delle donne è stato quello maggiormente oppresso, in assoluto, per più tempo e in più parti del mondo, rispetto a qualunque altro popolo. Nel momento in cui avviene un’evoluzione, qualcosa che spezza questo sistema, è chiaro che ci vuole tempo prima che gli uomini vedano questa rivoluzione femminile come qualcosa che non toglie loro niente. Paradossalmente è inutile continuare a dire che sono dei mostri, sarebbe invece utile cercare di capire come aiutarli. Voglio precisare che non penso assolutamente che gli uomini che uccidono le donne siano delle vittime, anzi, ma che si debba trovare un modo per prevenire e lavorare per far sì che il maschile viva il femminile come qualcuno che cammina al proprio fianco”.
Da quali insegnamenti secondo lei si dovrebbe partire?
“Bisogna insegnare alle donne giovani che la libertà e il rispetto sono basilari, non devono aspettare che un uomo metta loro le mani addosso, non devono permettere che nessun uomo le controlli guardando il loro cellulare o chiedendo dove vadano. Agli uomini è necessario far capire che una donna non è di loro proprietà, solo nel momento bellissimo in cui fai l’amore puoi dire “io sono tuo e tu sei mia”, ma non inteso come possesso”.
Tornando allo spettacolo invita lo spettatore anche a riflettere su pregiudizi e tabù …
“Ho scoperto che tantissime coppie, anche molto più giovani di me, pensano che il sesso non sia importante, ovviamente ognuno ha i suoi ritmi e dà il valore che preferisce ad una sfera del rapporto, per me invece conta tantissimo. Ho sperimentato sulla mia pelle cosa significhi stare insieme per venti anni con una persona… che cos’è che ti dà la forza di stare insieme, di affrontare i problemi quotidiani se non ogni tanto ritrovarsi, risentirsi profondamente? In “Vicini di casa” c’è un finale aperto, non è detto che Anna e Giulio restino insieme, ma neanche che si lascino. Dopo il caos di quella sera la crisi fa emergere alcune cose che non sapevano, in quel momento sei spaventato, ma è il primo passo per risolvere i problemi. Le persone che vengono a vederci ridono di gusto ed è bellissimo riuscire a far divertire il pubblico, soprattutto in questo periodo così buio, ma al contempo si commuovono, perchè l’amore in pericolo tocca i loro cuori”.

Amanda Sandrelli in “Vicini di casa” con Gigio Alberti, Alessandra Acciai e Alberto Giusta – credit foto Laila Pozzo
Poco fa diceva che come per Anna, il suo personaggio, anche per lei è sempre stato essenziale l’amore…
“Io ho avuto un grandissimo amore nella mia vita e sono grata perché ho messo al mondo due figli con un uomo che ho amato moltissimo, e che, sono sicura, mi ha amato tantissimo. Purtroppo non siamo riusciti a salvare la nostra relazione, ci ho messo anni ad accettare quanto accaduto e mi sono posta domande alle quali oggi forse avrei qualche risposta, essendo più grande come età. Io credo ancora nell’amore, credo che possa arrivare in qualunque momento della vita. Una persona diventa vecchia quando si lascia andare e anche quando cerca di essere giovane a tutti i costi. Ho compiuto da poco sessanta anni, ma sono ottimista, non voglio e non posso cedere al cinismo, voglio continuare a credere che tutto possa accadere, anche quello che sembra impossibile. In certi momenti mi capita anche di essere triste e fatico quindi a tenere il mio punto di vista, a vedere il buono”.
Facendo un passo indietro ai suoi esordi con “Non ci resta che piangere” di Troisi e Benigni, che ricordo ha di quel set?
“Non avevo nessun tipo di ansia da prestazione, perché io volevo fare la psicanalista, non volevo diventare un’attrice, non era proprio nelle mie intenzioni, nei miei pensieri. A livello artistico mi sentivo più vicina alla musica, il cinema mi sembrava noioso e quando ero piccola non capivo perché piacesse così tanto a mia madre. Un giorno mi hanno chiamato e chiesto se volessi prendere parte a “Non ci resta che piangere”. Avevo finito la maturità tre giorni prima e non avevo esperienza in quel campo, ma mi dissero che fisicamente ero adatta per interpretare Pia. Solo che non c’era un copione, c’era un canovaccio in cui si parlava di una giovane quindicenne, che si innamora di lui nel Quattrocento. Tutto è nato sul set, dalle improvvisazioni in roulotte di questi due geni, Troisi e Benigni, a cui ho avuto l’onore e il piacere di assistere. Il truccatore li cacciava via a un certo punto, perché piangevo dalle risate e doveva ricominciare da capo a truccarmi (sorride). Era un set anomalo, nessuno degli attori sapeva cosa sarebbe accaduto esattamente in quella scena, tant’è vero che il film durava tre ore, poi lo hanno tagliato e montato e ha avuto un successo grandissimo. Dopo aver interpretato Pia mi sono arrivate tante proposte molto interessanti per una decina d’anni, così ho continuato a recitare perchè mi divertivo, guadagnavo, sempre pensando che poi sarebbe finito tutto e mi sarei iscritta all’università per fare la psicoterapista. Invece contemporaneamente sono arrivati il teatro e Blas (Roca-Rey, l’ex marito, ndr) e ho capito che recitare poteva essere non solo il mio lavoro, ma qualcosa che mi piaceva al punto di non riuscire a farne a meno”.
Pia, il personaggio che ha interpretato in “Non ci resta che piangere” ripeteva come un mantra “bisogna provare, provare, provare”, quanto è stato importante per lei nella vita e nella professione continuare a provare, nel senso di non arrendersi mai, di andare avanti?
“E’ proprio una mia caratteristica, infatti i miei figli a volte mi prendono in giro e dicono che io non mollo mai, anche nelle cose più banali, come aggiustare qualcosa che si è rotto … io vado avanti e provo finchè non riesco a trovare una soluzione. Forse è questa l’unica forza che ho, perché non sono poi così forte come gli altri mi vedono, o almeno non mi sento tale. Quindi provare provare provare è proprio il mio motto”.
Ha avuto modo di lavorare anche con i suoi genitori, con suo padre Gino Paoli per la canzone del film d’animazione “La Bella e La Bestia”, e con sua madre Stefania Sandrelli in diversi lavori, dallo spettacolo teatrale “Il Bagno” alla serie “Io e mamma” a “Christine Cristina” …
“E’ bello lavorare con chi ami, con chi conosci. In questo mestiere è importante perchè ti devi fidare di chi hai intorno, quindi la confidenza e l’amore sono un punto di partenza meraviglioso. Quando avevo 25 anni è capitata l’occasione di cantare insieme a mio padre una canzone per un cartone animato, quindi era un progetto al di fuori di quello che stavo facendo. Per quanto riguarda mia madre fin dall’inizio mi hanno chiesto di fare qualcosa insieme a lei ma ho aspettato e ho detto no per tanti anni finchè mi sono sentita pronta e a posto anche con il mio orgoglio, dopo aver fatto esperienza e un pezzo di strada da sola. Penso che alla fine raccogli quello che semini, almeno a teatro, dove soprattutto nei paesi di provincia le persone si ricordano gli spettacoli che ho fatto quindici anni prima ed è una bella soddisfazione”.
Qual è il complimento più gratificante che ha ricevuto da parte del pubblico?
“Uno dei complimenti più belli che mi hanno fatto è stato proprio al Teatro Manzoni di Milano. Ero in camerino, stavo truccandomi e prima di andare in scena è passato uno spettatore nel corridoio e mi ha detto “lei è bravissima”. Io gli ho risposto che avrebbe dovuto prima vedere lo spettacolo, lui mi ha guardato e ha affermato “ormai lo so, lei è una garanzia”. Le sue parole mi hanno commosso perché quando a vent’anni mi chiedevano cosa avrei voluto dal mio lavoro rispondevo che mi sarebbe piaciuto che il pubblico pensasse “se c’è lei in questo spettacolo non può essere una cavolata”. E’ un attestato di stima non solo per quello che sai fare, ma anche per quello che scegli di fare. E’ chiaro che, rispetto ad altri artisti che devono lavorare il doppio per farsi conoscere, avere un nome famoso da quando sono nata è un privilegio ma come tutti i privilegi devi dare prova di meritarlo. Ho dovuto fare i conti con me stessa, non tanto con gli altri, mi interessa sapere di aver fatto al meglio quello che potevo e aver usato il mio privilegio per dei progetti di valore”.
Cosa può anticiparci riguardo i prossimi lavori in cui sarà impegnata?
“Ci sarà la ripresa per il terzo anno di “Vicini di casa” e un altro progetto in estate e nella prima parte della nuova stagione con Arca Azzurra, una compagnia teatrale toscana con cui ho già lavorato per La Locandiera e Lisistrata”.
L’8 luglio prenderà parte a “Sfioriamoci”, una serata in ricordo di Paolo Benvegnù al Men/Go Music Fest di Arezzo…
“Conoscevo Paolo, ho condiviso il palco diverse volte con lui e ho lavorato spesso con l’Orchestra Multietnica di Arezzo, un gruppo di persone meravigliose, musicisti, produttori, che cercano di fare teatro nel migliore dei modi, e quindi ci tenevo molto ad essere presente. La scomparsa improvvisa di Paolo è stata come uno schiaffo in faccia. Abbiamo vissuto sempre il palco ed è lì che vanno ricordate le persone, secondo me, non tanto sui social”.
Qual è il suo rapporto con i social?
“E’ un momento in cui i discorsi complessi purtroppo sono eliminati dal mondo, oggi si tende a ridurre il tutto a frasi sui social, e questo mi fa tanta paura, anche per i miei figli, perché le cose semplici sono tali ma se riduci quelle complesse alla semplicità ne stai cambiando il senso ed è un problema. Inoltre mi spaventa questa esposizione continua, forse perché io sono sempre stata esposta mediaticamente da quando sono nata e conosco quali sono gli aspetti negativi, ho visto i miei genitori cercare di proteggere me e la nostra vita privata. Io preferisco vedere le persone, parlare con loro direttamente”.
Da donna, artista e mamma, come vede il futuro delle nuove generazioni?
“Quello che personalmente cerco di fare è dare fiducia ai giovani, affinché possano provare a costruire un mondo diverso e un futuro migliore”.
di Francesca Monti
credit foto copertina Nicolò Paoli
Si ringrazia Maurizia Leonelli
