La ricorrenza annuale è assai ghiotta, ma la giornata mondiale della Danza istituita e promossa dall’UNESCO sotto l’egida del CID Conseil International de la Danse, e del Presidente in carica Alkis Raftis, vuole essere soprattutto cultura e omaggio, non solo rassegne, festival, spettacoli e tv.
Come ogni anno il messaggio internazionale viene affidato ad una personalità della danza, e nel 2025 sono le parole forti e chiare dell’étoile internazionale Mikhail Baryshnikov a risuonare come monito sociale con un pensiero rivolto alla comunità artistica tersichorea e a tutto il mondo, lui che, come in passato Nureyev, hanno vissuto l’amarezza dell’esilio.

“Si dice spesso che la Danza può esprimere l’indicibile. Gioia, dolore e disperazione diventano visibili; espressioni incarnate della nostra comune fragilità. In questo modo, la Danza può risvegliare l’empatìa, ispirare gentilezza, e suscitare il desiderio di curare anziché di fare del male. Soprattutto ora che centinaia di migliaia di persone soffrono per la guerra, attraverso sconvolgimenti politici e insorgono per protestare contro le ingiustizie, una riflessione onesta è vitale. E’ un fardello pesante da affidare al corpo, alla danza, all’arte. Eppure l’Arte è ancora il modo migliore per dare forma al non detto, e possiamo iniziare chiedendo a noi stessi: Dov’è la mia verità? Come onoro me stesso e la mia comunità? A chi rispondo?” Mikhail Barishnikov.
Se ancora oggi ci fosse Vittoria Ottolenghi e la sua tanto amata trasmissione culturale di Maratona d’Estate, sicuramente, l’intro di citazione nel contestualizzare l’aspetto storico, non sarebbe venuto meno.
Agli addetti ai lavori è ovvio e scontato, ma per “non dimenticare” le origini, è bene rammentare che, come un mantra, il 29 Aprile è la data di nascita di Jean Georges Noverre, nato nel 1727 a Parigi. Coreografo, danzatore, maitre de ballet, viene considerato il creatore del balletto moderno e balletto d’azione, colui che apre la strada a ciò che diventerà poi, il patrimonio del balletto classico di repertorio ancora oggi rappresentato sui palcoscenici di tutto il mondo.
La sua modernità è stata proprio quella di aver compreso l’importanza di codificarne i movimenti, così come, prima di lui nel 1400, le danze di corte vennero scritte nel trattato “De Arte saltandi et choreas ducendi” da Domenico da Piacenza (o Ferrara), manoscritto pregiato, custodito presso la Bibliothèque Nationale de France.
La danza vive sempre solo se noi le attribuiamo valore oggettivo, non solo di piacere soggettivo. La danza è corpo e anima dell’essere umano, è parte di noi perché è la nostra comunicazione non verbale. La danza è movimento organizzato strutturato, sofisticato, o semplice. Immediato, istintuale, come per il genere animale a cui apparteniamo e da cui ci distinguiamo per l’intelletto, capaci di rendere la danza di tutti ma non per tutti, il linguaggio più diretto e quello meno valorizzato, perché il movimento del corpo rende la mente libera. La Danza è terapeutica, abbraccia la condivisione dei sentimenti oltre i confini corporei.

Si ricorda questa sera lo spettacolo Viva la Danza di Roberto Bolle, sulla rete ammiraglia RAI1 alle ore 21.30.
“Con l’arte nutriamo la nostra parte migliore. Quando ballo vado a toccare corde molto intime, profonde, genuine della mia anima. Mi sento vero” Roberto Bolle.
di Emanuela Cassola Soldati
