Intervista con Maria Vera Ratti, protagonista della terza stagione de “I Bastardi di Pizzofalcone”: “Elsa è un personaggio interessante in quanto è solida fuori ma fragile dentro”

“Vorrei interpretare ruoli che cadono tra le crepe della società per poter parlare di temi più grandi attraverso l’esperienza dell’individuo“. Dopo essere entrata nel cuore del pubblico con Enrica Colombo de “Il Commissario Ricciardi” Maria Vera Ratti, giovane stella del panorama cinematografico italiano, è tra i protagonisti della terza stagione della serie “I Bastardi di Pizzofalcone”, tratta dai romanzi di Maurizio Di Giovanni e in onda il lunedì sera su Rai 1, in cui interpreta il ruolo di Elsa Martini, il nuovo commissario capo arrivata da Torino per prendere il posto di Pisanelli, dopo essere finita a processo per aver ucciso un uomo ed essere stata assolta per legittima difesa. Una donna misteriosa, forte, determinata sul lavoro ma allo stesso tempo dolce con la figlia Vicky. 

In questa intervista che ci ha gentilmente concesso Maria Vera Ratti ci ha parlato del suo personaggio, della sua città, Napoli, dei ricordi legati al debutto televisivo in “Rosy Abate 2” e dei prossimi progetti. 

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credit foto Anna Camerlingo

Maria Vera, nella terza stagione della serie “I Bastardi di Pizzofalcone” interpreti il commissario Elsa Martini, una donna enigmatica e determinata, sulla quale aleggia un mistero. Cosa puoi raccontarci a riguardo?

“E’ una “bastarda” a tutti gli effetti perché ha un impiccio sulla coscienza, come dice un suo collega, ed è stata mandata a Pizzofalcone, dove ci sono tutti i poliziotti con un passato abbastanza torbido, in quel Commissariato che stava per chiudere, che aveva avuto una serie di problemi, ma che i “Bastardi” sono riusciti a salvare. Elsa è rimasta coinvolta in un caso complesso per cui è stata assolta, avendo ucciso un uomo per legittima difesa, ma aleggia il dubbio attorno a lei”.

Come ti sei preparata per interpretare questo personaggio?

“Sono arrivata in modo empatico al suo lato fragile e ai suoi demoni perché umanamente li condividevo. Per quanto riguarda il lato esteriore, io sono del Sud e lei è di Torino, quindi dovevo quantomeno parlare in italiano e non era semplice, girando nella mia città e con una troupe che era per metà napoletana. Ho avuto poco tempo per preparare Elsa perché ho saputo di essere stata presa per questo ruolo un paio di giorni prima dell’inizio delle riprese. Durante le vacanze di Natale insieme a Daniela Tosco, bravissima coach e cara amica, abbiamo lavorato soprattutto su una forza e su un potere che non avevo mai preso in considerazione, infatti il mio personaggio ha un ruolo di estremo peso, quello di commissario, nonostante sia la più giovane come età, e sull’autorevolezza in quanto dovevo confrontarmi con attori che hanno alle spalle molti anni di carriera. Ovviamente ho cercato di non snaturare Elsa, mantenendo tutto quello che c’era nella sceneggiatura, dando dei colori che potessero avvicinarsi anche esteticamente a lei e facendola risultare credibile, ad esempio attraverso una frustrazione legata alla sua mancanza di esperienza e alla difficoltà di sapersi rapportare in modo adeguato con le persone”.

Elsa è diametralmente opposta rispetto a Enrica Colombo a cui hai dato il volto ne “Il Commissario Ricciardi”. Cosa ti ha più affascinato di questo personaggio?

“A differenza di Enrica che trovo molto commovente perché è solida dentro e sembra estremamente fragile fuori, Elsa è esattamente l’opposto. Questo aspetto l’ha resa molto interessante ai miei occhi. Nonostante all’inizio possa risultare un po’ antipatica, io sono stata subito dalla sua parte per questa frammentazione interna che ha”.

Questa è la seconda serie che interpreti dopo “Il Commissario Ricciardi” tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni. Hai avuto modo di incontrarlo? Conoscevi già le sue opere?

“Quest’anno sono stata parecchio tempo fuori dall’Italia e quando sono rientrata sono stata subito impegnata in un altro lavoro e non ho ancora avuto modo di incontrare Maurizio De Giovanni, ma mi farebbe molto piacere conoscerlo. Sarebbe interessante parlare con lui avendo dato volto e voce a due suoi personaggi. Ho iniziato a leggere i suoi libri dopo che mi hanno scelta per il ruolo di Enrica ne “Il Commissario Ricciardi”. Ho vissuto diversi anni all’estero, ho frequentato l’università a Leiden, in Olanda (studiando Scienze Politiche e Studi Russi e dell’Asia Centrale, ndr), quindi leggo soprattutto opere in inglese. Tutto il materiale accademico di cui mi sono nutrita e con cui mi sono formata è in questa lingua. Ultimamente invece mi sto avvicinando alla letteratura italiana”.

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credit foto Anna Camerlingo

Sei entrata a far parte del cast de “I Bastardi di Pizzofalcone” nella terza stagione. Come ti sei trovata su set con il resto della squadra?

“Mi sono trovata nella stessa condizione del mio personaggio, ovvero quella di una nuova arrivata che aveva tutto da dimostrare, con la differenza che sono stata accolta dal cast a braccia aperte, mentre Elsa con titubanza e diffidenza. L’aspettativa era alta, entravo a far parte di una squadra che lavora insieme da tre anni, che si conosceva ed era ben amalgamata. Ho lavorato con grandi professionisti e artisti molto generosi, anche come esseri umani, ed è stato piacevole e utile”. 

La serie è ambientata a Napoli, com’è stato tornare a girare nella tua città?

“E’ il terzo progetto in cui recito ambientato a Napoli, mi piace molto girare nella mia città perché ho modo di viverla in modo diverso da come l’ho vissuta da adolescente e la amo ancora di più. Quando lavoro filtro tutto con gli occhi della creatività e sono più ricettiva verso tutte le cose belle e brutte della vita, è come se mi accendessi quando c’è un nuovo progetto. Napoli è una città ricchissima, che regala tanti impulsi, anche artistici”.

Qual è il tuo luogo del cuore di Napoli?

“Ce ne sono tanti, appena arrivo a Napoli devo perdermi da sola tra le stradine del centro storico, anche se le conosco a memoria. Cammino e guardo le persone. Un altro posto del cuore è la Chiesa degli Artisti dove abbiamo anche girato “Il Commissario Ricciardi”. Più mi allontano dal centro e più scopro realtà affascinanti. Amo molto le periferie del mondo e della mia città in particolare”.

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credit foto Mediaset

Il tuo esordio in tv è stato nel 2018 nella serie “Rosy Abate 2” nel ruolo di Nina Costello. Che ricordo conservi?

“Rosy Abate 2 per me è stata una serie molto importante, frequentavo ancora l’Accademia ed è stato il primo progetto per cui sono stata scelta, dopo un anno di provini in cui non riuscivo a prendere la parte. Ho avuto la fortuna di dare voce a un personaggio molto interessante e di lavorare con Giulia Michelini che è un’attrice che stimo e stimerò per sempre, una persona di un talento e di un’intelligenza rari, lavorare al suo fianco e osservarla recitare è stato di ispirazione e un grande onore. E’ un essere umano speciale. E’ stato un progetto in cui ho imparato a muovermi sul set, a improvvisare, a lavorare con velocità, è stata una palestra in quanto ero acerba e sono entrata in Accademia senza aver studiato recitazione”.

E’ arrivata poi la prima partecipazione a un film, il pluripremiato “Miss Marx” di Susanna Nicchiarelli…

“Vedere quel set diretto da Susanna Nicchiarelli e poter prendere parte a un film d’autore è stata un’esperienza emozionante. Ho recitato in inglese, come da sempre speravo di fare. E’ stato un lavoro breve ma intenso”.

Hai avuto modo di recitare anche nella serie evento “Leonardo” nel ruolo di Monna Lisa e nel film “Kill the child” di Lee Roy Kunz. Che differenze hai riscontrato tra i set internazionali e quelli italiani?

“Per quanto riguarda “Leonardo”, che era un set internazionale ma anche un po’ italiano, lavorare con Aidan Turner che ha impersonato il grande genio, è stato illuminante. Vederlo vivere attraverso il suo personaggio, conoscerlo e parlarci è stato importante, mi ha fatto fare un click e comprendere che bisogna alzare l’asticella. E’ un fuoriclasse come pochi. Recitare in “Kill the child” è stata un’esperienza particolare. E’ un film americano girato in Spagna, dove sono rimasta per quattro mesi, giravamo minimo 14 ore al giorno, a meno venti gradi, con tanta neve, i lupi, i serpenti, soprattutto di notte, non staccavamo mai. C’era un lockdown totale, eravamo gli unici nell’albergo, non si poteva uscire, sembrava di essere sul set di Shining. E’ stato totalizzante e intenso e ho scoperto che mi piace lavorare in quel modo. Ho imparato che per ottenere quello che per te è il minimo devi dare il massimo. Gli americani sono molto bravi in questo, in quanto il loro mercato è più ampio e non è scontato che una pellicola di ottima qualità, anche con un cast di attori famosissimi, abbia successo e quindi devi fare sempre del tuo meglio”.

In quali progetti sarai prossimamente impegnata?

“Sono nel cast di “Sabato, domenica e lunedì” di Edoardo De Angelis che arriverà prossimamente su Rai 1, poi ho un altro progetto per una serie che non posso ancora svelare”.

Edoardo De Angelis ti ha diretta anche in “Maradona: Sueño Bendito”…

“Avevo un piccolo ruolo anche molto spumeggiante in questa serie. Ho sempre sognato di lavorare con Edoardo, lo stimo e sono felice di aver avuto questa possibilità”.

Da napoletana, cosa rappresenta per te il grande Diego Armando Maradona? Sei appassionata di calcio?

“Maradona a Napoli è più di un’istituzione ed è tuttora un collante sociale. Mio padre ne parlava come se fosse una figura mitologica, da piccola sentivo quasi più racconti su di lui che favole, raccontati con una voce piena d’amore e di ammirazione totale. Napoli ha amato infinitamente Maradona e lui ha amato la nostra città. E’ un genio di enorme generosità, la sua grandezza sta nel fatto di essere stato un uomo estremamente frammentato e nella sua genialità ha avuto anche dei momenti di forte decadenza. Questo lo ha reso ancora più umano. A Napoli Diego è quasi un santo. Per quanto riguarda il calcio non sono molto appassionata, sono cresciuta circondata da uomini che amavano questo sport, l’ho visto e l’ho subìto. Mi fa piacere se vince il Napoli così mio padre è contento e si respira un’altra aria in casa (sorride)”.

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credit foto Volver

Quando è scoccata la scintilla che ha acceso la tua passione per la recitazione?

“Come spettatrice ho sempre amato il teatro ma mai avrei pensato che potesse diventare il mestiere della mia vita, anche perché sono cresciuta con un’educazione che mi faceva vedere tutto ciò che è artistico come un hobby, non come una possibile carriera lavorativa. Dopo la laurea ero alla ricerca di me stessa e ho avuto una serie di incontri che mi hanno portato in quella direzione seppur in maniera vaga. Successivamente ho fatto questo seminario che si chiama Prima del teatro a San Miniato, in Toscana, dove tutte le accademie d’Europa si scambiano gli insegnanti. E’ un corso per i ragazzi che vogliono entrare in Accademia, in cui viene simulata la vita che si svolge all’interno della scuola stessa. Mi sono iscritta ed è stato il mio regalo di laurea. Un giorno stavamo lavorando su “Sogno di una notte di mezza estate” di Shakespeare e ricordo che avevamo la memoria di tutti i personaggi. Un ragazzo mi ha detto le battute come se fossi Ermia, anche se in realtà avevo preparato meglio Elena, ma ho cominciato a recitare e in quel momento il mondo si è come fermato, eravamo tutti sospesi da un’energia che ci legava fortissimo. Singhiozzavo, sudavo freddo, tremavo come se veramente dovessi essere uccisa davanti alla corte di Atene, ma allo stesso tempo ero molto ferma e convinta del mio amore per Lisandro e di quanto fosse giusto quello che facevamo. E’ stata una situazione assurda che non ho mai più rivissuto con la stessa intensità. Eravamo tutti in lacrime, insieme, e ho pensato che fosse l’unico modo per dire la verità, per farmi tramite di un altro essere umano in maniera sincera e universale e che volevo dedicare la mia vita ad entrare e uscire da quello stato. E’ molto difficile e succede più facilmente a teatro, ma avvicinarmici è diventata una missione per me perché mi è sembrato per la prima volta di fare una cosa seria”.

Un sogno nel cassetto…

“Ne ho tanti. In maniera generica mi piacerebbe tantissimo prendere parte a progetti all’estero, ma sono felice soprattutto se lavoro su sceneggiature belle, con registi in gamba, che hanno talento, passione e amano il loro mestiere. Vorrei interpretare personaggi che hanno dei conflitti reali, umani, e ruoli che cadono tra le crepe della società per poter parlare di temi più grandi attraverso l’esperienza dell’individuo”.

C’è un regista in particolare con cui ti piacerebbe lavorare?

“Oltre ad Edoardo De Angelis con cui ho avuto la fortuna di lavorare in due progetti, mi piacciono Noah Baumbach, Greta Gerwig, Luca Guadagnino, Paolo Sorrentino. Ci sono alcuni film che mi hanno toccato molto. Vorrei lavorare con registi che sappiano parlarmi in maniera personale e con cui condividere uno sguardo, facendomi tramite di quello che vogliono raccontare e portando qualcosa di sincero”.

di Francesca Monti

Grazie a Sara Castelli Gattinara – Other Srl

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