“Il mio credo è essere sempre parte del fiume, del flusso, vedere la vita come uno scorrere continuo, non come una serie di istanti singoli”. A cinquanta anni dal suo debutto discografico con “Non gettate alcun oggetto dai finestrini”, venerdì 9 maggio esce in digitale “Tutto”, il nuovo album di inediti di Eugenio Finardi e arriva in radio il singolo “Futuro”, risposta al suo celebre brano “Extraterrestre” in cui l’Intelligenza Artificiale sostituisce gli alieni come deus ex machina per salvare l’umanità.
Distribuito da ADA Music Italy, “Tutto” fonde il linguaggio cantautorale con una nuova forma di sperimentazione lirica e sonora, e contiene undici canzoni in cui il cantautore, con la consueta poesia e intensità, affronta con lucidità e sensibilità i grandi temi del presente: dalla crisi sociale e politica ai misteri dell’esistenza, passando per riflessioni su amore, destino, fisica quantistica e spiritualità.
Eugenio, il suo nuovo disco si intitola “Tutto” e racchiude tante tematiche diverse e attuali, dalla crisi sociale all’amore, dal destino alla spiritualità, come ha lavorato a questo progetto?
“Ho lavorato diversamente rispetto ad altri dischi. Io collaboro da tempo con Giovanni “Giuvazza” Maggiore che è un chitarrista, un produttore in ascesa, di grande talento e avevamo costruito questo studio in un mio appartamento sulle risaie, molto luminoso, pieno di cielo e di luce. A un certo punto ho visto in televisione un documentario sui Beatles che avevano quest’estetica del lavoro, cominciavano alle 11 del mattino e finivano alle 7 della sera, si trovavano e sia che piovesse o che ci fosse il sole scrivevano un pezzo o arrangiavano un’idea precedente. Con Giovanni ci siamo messi a lavorare, e in un mese sono venuti fuori svariati spunti, tra cui due dei pezzi che sono finiti nel disco, ma sono nati come idee multiple, anche perché nello stesso tempo c’era l’intelligenza artificiale che cominciava a farsi largo, per cui abbiamo capito che cosa non riusciva a fare e abbiamo lavorato su quello. Siamo partiti non da un’ispirazione ma da un’idea teorica, ad esempio da un pezzo in sette quarti come “Futuro”, con un arpeggio che ho studiato a casa sul Wurlitzer. All’inizio era in minore, aveva suscitato un altro tipo di canzone più polemica, poi Giuvazza l’ha messa in maggiore ed è uscita “Futuro” come la ascoltate adesso, però sullo stesso tempo avevamo provato un pezzo di tipo africano, addirittura in francese, in patois senegalese. Ho perso dieci chili facendo questo disco talmente ero preso, ho un aspetto maniacale che si esprime in questa urgenza di dedicarmi completamente ad un progetto che in questo caso è durato 6-7 mesi, e ha portato a questo disco in cui ho usato tecniche che raramente avevo utilizzato prima, come il flusso di coscienza, quel metodo di scrivere tante idee su un arpeggio, che era proprio anche di Franco Battiato. Per un periodo abbiamo lavorato nella stessa agenzia, nello stesso studio, con gli stessi sintetizzatori e computer. Se pensiamo alla mia “Trappole” e a “Bandiera bianca” di Battiato hanno molte assonanze nelle macchine usate, nelle sonorità, e quindi ho ripercorso un po’ la storia. Ora non sopporto più il rumore della batteria, quindi utilizziamo suoni elettronici. La modernità ci ha fornito strumenti in più da esplorare, da usare, che stimolano la creatività. Per quanto riguarda i testi delle canzoni del disco “Tutto” ovviamente dentro c’è la vita”.
Nel disco c’è anche un featuring con Pixel, sua figlia Francesca, in “Sogna Francesca” mentre il tema del rapporto tra genitori e figli ritorna in “La battaglia”…
“Francesca ha registrato “Sogna Francesca” con Giuvazza, io non ero presente, ho preferito tirarmi indietro (sorride). “La battaglia” invece è la risposta a un pezzo che ho scritto per mio figlio, per il mio cucciolo d’uomo, in cui dico se riuscirò a essere un bravo genitore imparerai a volare. Adesso è volato via dal nido famigliare, però non chiama mai e me l’ha ricordato lui. Francesca Pixel gira il mondo, è stata in tanti posti, mio figlio invece è sempre rimasto qua però non si fa mai sentire (sorride)”.

Ascoltando il disco mi ha colpito una frase, nell’ultimo brano, “La facoltà dello stupore”, dove dice “ho bisogno di silenzio in questo gran rumore, ho bisogno di capire la natura dell’amore”. Lei l’ha compresa la natura dell’amore?
“A dir la verità non l’ho ancora capita (sorride)”.
E quanto è importante invece continuare a farsi stupire dal mondo?
“Penso sia meraviglioso e importantissimo continuare a lasciarsi stupire, a imparare, a conoscere, a cercare, non fossilizzarsi in un’idea immobile, non entrare in una trappola ideologica che non ti lascia la libertà di pensare, di scegliere, di ragionare. Lo dicevo in una mia canzone di tanto tempo fa, “Non diventare grande mai”, in certe cose credo di non essere mai diventato grande e mi diverto ancora”.
Riguardo il tour “Tutto ’75-25”, che cosa sta preparando?
“Nei live proporrò più o meno metà del disco e poi ci saranno i pezzi fondamentali della mia carriera che ricorderanno molto le versioni originali per quel che concerne gli arrangiamenti, ma con i suoni moderni, quindi la gente può cantare insieme, battere le mani. Solitamente cambiavo molto i brani, come fa Dylan peraltro, perché ti stufi di proporre sempre la stessa cosa. Stavolta invece voglio celebrare anche lo sviluppo di scrittura che c’è stato in tutti questi anni”.

Cinquanta anni di carriera, un bellissimo traguardo. Se dovesse pensare a tre fotografie, a tre momenti importanti, che cosa le verrebbe in mente?
“Il Parco Lambro è il primo momento, la Scala il secondo e l’ultimo è il periodo che ho appena vissuto, dopo il Covid, quando ho fatto la raccolta “Euphonia Suite” e contemporaneamente gettavo le basi per questo disco. Questa fase è molto interessante, perché sono libero, nel senso che non ho un enorme mercato, per cui non sono condizionato, posso improvvisare, continuare a inventare. Nella canzone che citavo poco fa, “Non diventare grande mai” canto “continua a giocare, a sognare, a lottare non t’accontentare di seguire le stanche regole del branco, ma continua a scegliere in ogni momento”. Quello è il mio credo, essere sempre parte del fiume, del flusso, vedere la vita come uno scorrere continuo, non come una serie di istanti singoli”.
di Francesca Monti
credit foto Fabrizio Fenucci
Si ringrazia Francesco Di Mento – Parole e Dintorni
