“Grazie a questo format ho avuto modo di entrare veramente nei territori, di fare un viaggio alla scoperta dell’Italia, di intervistare persone, di parlare di cultura, enogastronomia, arte, storia”. Paolo Bettini, icona del ciclismo italiano, una carriera ricca di successi culminata con l’oro olimpico ai Giochi di Atene 2004 e con due titoli mondiali a Salisburgo nel 2006 e a Stoccarda nel 2007, è protagonista con l’attrice Marianella Bargilli di “Giro Express”, un originale format video-televisivo commissionato da RCS Sport, un racconto corale dei luoghi attraversati dal Giro d’Italia.
Paolo e Marianella esplorano il Bel Paese in tutte le sue sfaccettature, portando alla luce le peculiarità che rendono unico ogni angolo d’Italia, tornando a pedalare insieme dopo l’esperienza di Pedale Rosso, iniziativa itinerante da loro ideata contro la violenza di genere.

Paolo, com’è nata l’idea del format Giro Express che la vede protagonista con Marianella Bargilli?
“L’idea iniziale parte da lontano. Avevo già condiviso questo tipo di format anni fa all’interno della Rai sebbene non sull’evento Giro d’Italia, e avevo capito che il cicloturismo era un fenomeno in crescita e poteva essere utile per raccontare il Bel Paese. Poi la pandemia ha bloccato tutto e il progetto è rimasto nel cassetto. Quest’inverno gli amici di RCS Sport mi hanno parlato di Giro Express che in realtà è alla quarta edizione ma era poco conosciuto. Il ciclismo per me è il Giro d’Italia, maggio è uno dei mesi più importanti dell’anno a livello di emozioni e quindi insieme a Marianella Bargilli abbiamo deciso di iniziare questa nuova avventura. Io faccio il cicloturista mentre lei delle incursioni, poi ci invertiremo i ruoli per il format sul Giro d’Italia Women”.
E’ un viaggio alla scoperta della cultura, dell’arte, dell’enogastronomia italiana …
“E’ la prima volta che sono coinvolto in una produzione che non sia tecnica. Nelle precedenti esperienze avevo fatto l’inviato raccontando i percorsi, le salite, i momenti cruciali della corsa. Grazie a Giro Express invece ho intervistato tante persone e non abbiamo mai parlato di gara, ma di economia, storia, cultura, arte, enogastronomia, artigianato, di tutto quello che rappresenta l’Italia nel mondo. E’ un format finanziato anche dal Ministero degli Affari Esteri in quanto promuove il territorio”.
Girando l’Italia e anche l’Albania per le prime tre tappe, cosa l’ha maggiormente affascinata?
“Ero già stato in Albania in altre occasioni ma non ero riuscito a vedere quasi nulla. E’ un paese in piena evoluzione, ha una voglia incredibile di bruciare le tappe, nel senso buono del termine, per allinearsi al sistema europeo di vita. Tirana è una città in espansione, ciclisticamente già pronta con tantissime piste ciclabili, e si percepisce una voglia di rivalsa. Ho poi percorso il Bel Paese da Nord a Sud, partendo da Alberobello e Lecce. Con il Giro d’Italia ho visto tanti posti ma sempre di corsa, con questo format invece ho avuto modo di entrare veramente nei territori, di vedere, scoprire, intervistare persone, dagli amministratori agli imprenditori e ai direttori di musei, mi sono fermato ad esempio dalla signora Lisetta a Guagnano (Le) che mi ha insegnato a fare le orecchiette e ho scoperto che sono più bravo a mangiarle (sorride). Ho vissuto la vita vera del nostro Paese”.
Con Marianella Bargilli aveva già avuto modo di collaborare per Pedale Rosso contro la violenza sulle donne…
“Pedale Rosso nasce da un’idea di Marianella e poi insieme abbiamo creato l’associazione. Il primo evento, la pedalata e la camminata solidale, si è svolto lo scorso novembre a Firenze nell’ambito de La Toscana delle Donne, il secondo il 2 marzo all’interno della rassegna “Il marzo delle donne” a Pisa per sensibilizzare sui valori dell’uguaglianza di diritti e contro la violenza di genere. Ora stiamo valutando altre iniziative. Marianella porta in giro per l’Italia anche spettacoli di carattere sociale che servono a far riflettere il pubblico su una tematica complicata, difficile e spinosa quale la violenza sulle donne. Io ho sposato questo progetto per due motivi. Il primo è che il mondo ciclistico femminile è cresciuto tantissimo dal punto di vista dell’interesse mediatico, è quintuplicato rispetto a pochi anni fa, ma in Italia nel 2025 le cicliste professioniste non hanno ancora un contratto di lavoro se non il famoso rimborso spese forfettario, non hanno una busta paga. Se è vero che il ciclismo rientra nella legge 91 che sancisce che di fatto è una professione retribuita, bisognerebbe che quello femminile venisse anche tutelato sotto questo aspetto. L’altro motivo è che esiste il detto “hai voluto la bicicletta pedala”, il pedale è la congiunzione, è il punto di forza, la determinazione che ti permette di andare avanti, perché se ti danno una bicicletta sprovvista di pedali non vai da nessuna parte”.

Qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso il ciclismo?
“Il ciclismo mi ha trasmesso uno stile di vita. Gareggiando sulla strada e facendo fatica impari a rispettare chi è più forte di te e chi è più debole. Quando nelle tappe difficili di un grande giro, magari sotto la pioggia o la neve, sei in difficoltà e un avversario ti aiuta quel gesto è un insegnamento di vita galattico e la volta seguente sei portato a fare lo stesso con un altro ciclista. Naturalmente se stai lottando per la vittoria, ahimè, c’è l’aspetto agonistico, ma se stai remando,, come si dice in gergo, si rema tutti insieme e non si lascia indietro nessuno. Questi insegnamenti restano come bagaglio di vita”.
La sua carriera è stata ricca di successi, in primis l’oro olimpico ad Atene nel 2004 e i due titoli mondiali. Se dovesse pensare a tre fotografie quali le verrebbero in mente?
“Innanzitutto la Liegi-Bastogne-Liegi 2000, la prima gara di Coppa del Mondo che ho vinto, perché mi ha costruito mentalmente e mi ha fatto capire che dovevo crederci e puntare in alto. In quel momento ho cambiato veramente il modo di approcciare le gare. La seconda fotografia sono le Olimpiadi, vincere l’oro ad Atene è stato qualcosa di indescrivibile, si viene proiettati in un’altra dimensione. La terza è una giornata per me difficile, che però si è trasformata in una vittoria che per molti rimane quella più emozionante della mia carriera, cioè il Giro di Lombardia 2006, vinto dieci giorni dopo la morte di mio fratello, in un periodo molto complicato della mia vita”.
Che momento vive oggi il ciclismo italiano?
“Il ciclismo italiano non sta vivendo sicuramente un buon periodo, abbiamo delle eccellenze che riescono a farlo stare in piedi, ma sono delle individualità. Non avendo in Italia le grandi squadre, abbiamo questo imbuto che si strozza incredibilmente tra la parte giovanile che cresce e l’impossibilità di proiettarla nel mondo del professionismo con numeri decenti. Ai miei tempi ogni anno 25-30 dilettanti diventavano nuovi professionisti e in tre anni erano novanta. Se un 10% era buono, avevi 9-10 corridori di livello. Oggi riusciamo a piazzare al massimo dieci ciclisti l’anno e per il gioco dei numeri facciamo fatica a tirar fuori i talenti, in quanto non hanno la possibilità di farsi vedere”.
Quali sono i ciclisti italiani che secondo lei possono far bene al Giro d’Italia 2025?
“Le speranze per la classifica sono riposte in primis su Tiberi e Ciccone, i due fari dell’Italia al giro. Per quanto riguarda il primo è l’anno del suo riscatto, potrebbe far bene, tutti lo indicano come potenziale uomo da podio.
Ciccone invece è più esperto, ha già raggiunto grandi successi, è stato maglia a pois al Tour de France. Bisogna capire se ha intenzione di puntare alla classifica o se si vuole divertire a vincere le tappe. E poi potrebbe esserci anche un outsider che ci regala una gioia”.

Dal 31 maggio al 1° giugno torna a Pomarance la GeoGravel Tuscany – Le Strade Grigie, da lei ideata…
“A differenza di Siena e del Chianti dove ci sono le strade bianche, svolgendosi la GeoGravel Tuscany sulle colline metallifere che hanno un terreno scuro abbiamo deciso di chiamarla Le Strade Grigie. E’ un evento che sta crescendo anno dopo anno. Grazie al supporto, anche economico, della regione Toscana, in questa terza edizione il sabato e la domenica parallelamente ai cicloamatori che pedaleranno senza agonismo per scoprire il territorio delle colline geotermiche, ospiteremo e organizzeremo il meeting regionale con gare fuoristrada e in strada per ragazzi dai 7 ai 13 anni. L’obiettivo è portare un migliaio di persone a Pomarance e far girare l’economia, creando turismo”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Elena Torre
