Fabri Fibra è il nuovo ospite di “Supernova”, il podcast di Alessandro Cattelan. Il rapper è reduce dalla pubblicazione del nuovo album “Mentre Los Angeles brucia”, entrato direttamente al primo posto nella classifica degli album più venduti in Italia – una notizia che lo stesso artista ha ricevuto in diretta durante la registrazione dell’intervista.
Ai microfoni di Alessandro, Fabri Fibra si è raccontato, toccando i diversi temi che hanno ispirato la nascita del progetto, ma anche riflettendo su come stia cambiando il mondo della musica: un universo sempre più interconnesso con il web, i social network e un nuovo modo con cui le nuove generazioni vivono e costruiscono il rapporto con i propri artisti.
Proprio sul cambiamento dell’approccio da parte dei giovani artisti nei confronti del mercato e della fanbase, Fibra ha offerto uno sguardo lucido e critico, prendendo spunto da una conversazione avuta con un giovane artista per tracciare una riflessione più ampia sul presente – e il futuro – della discografia: “Parlavo con un altro artista più giovane e mi diceva “No ma dobbiamo fare i dischi che non ce ne deve fregare niente della radio. Basta fare il singolo. Noi siamo grossi, anarchia, artisticità, comunque sia i fan ci seguiranno sempre”. E io: “Sì ma non darlo per contato perché i fan ti seguono, ti dicono anche che non c’è bisogno che vai in radio ma in realtà te lo dicono solo quando ci vai in radio. Quando non sei più in radio non ci sono più, vanno da chi c’è in radio. È strana questa cosa. Tu non devi mai troppo sottovalutare la potenza dei numeri perché è uno scudo purtroppo. Devi anche tenere in considerazione il fatto che è sempre più difficile andare al #1. Quindi, arriverà anche un momento in cui non andrò più al n 1 perché la botta di novità che ti manda in alto viene sempre meno. Questo perché parti che hai 100 da dire, al secondo disco ne hai 80. Hai una vita da raccontare, non dieci. Puoi anche averne dieci ma poi finiscono”.
E sull’influenza di Instagram nella promozione dei progetti discografici: “Se io avessi saputo che un giorno il mercato musicale si sarebbe retto su un’applicazione basata sulla fotografia, popolata da egomaniaci, hater, scrocconi e gente che ti chiede solo video per il cugino non l’avrei mai fatto o ci sarei arrivato diversamente. Oggi l’industria è Instagram. Fai il disco? Lo annunci su Instagram. Fai vedere la copertina? La metti su Instagram. Fai il video? Metti un pezzo su Instagram. Ai fan? Rispondi su Instagram. La radio posta su Instagram. Tu passi in mezzo a questa cosa e poi speri che qualcuno si interessi. La maggior parte dei commenti non è sulla musica. Oppure ti parlano come se fossi il vicino di casa”.
Infine, il punto di vista di Fabri Fibra sulla definizione che vede spesso i rapper paragonati ai cantautori: “Il cantautore è un’altra cosa. Poi non so se lo dico perché voglio cercare di dare dignità al rap italiano e voglio farlo esistere. Forse il rap italiano è qualcosa di più del cantautorato perché è attuale, cioè è oggi. Il cantautorato è una cosa del passato dove non c’era tutta questa pressione per i numeri. Il rap ha un sound anche più competitivo e moderno. Il modo di scrivere ricorda il cantautorato. La priorità del testo è raccontare ma il cantautorato presuppone anche che suoni uno strumento. Nulla da togliere ai cantautori, ma è un altro periodo storico”.
Puntata integrale: https://www.youtube.com/watch?v=Pfeo37PtoQY
