Intervista con FRANCESCO BACCINI: 35 anni di carriera con autenticità, da “Cartoons” ad “Archi e Frecce”

L’intervista al cantautore Francesco Baccini, vincitore di due Targhe Tenco nella sua lunga carriera, prima del concerto a Baranello (CB).

Francesco, 35 anni di carriera da “Cartoons” ad “Archi e Frecce” con un nuovo album annunciato, dalle major alle etichette indipendenti, rimanendo sempre coerente nella tua musica di altissima qualità. Quanto sei contento di questo percorso?

“Moltissimo perché era ed è difficilissimo. Quando tu scegli strade alternative è sempre complicato. Però, come dire, ci sono i pro e i contro: io sono uno che vuole essere libero di muoversi a suo piacimento, quindi non potevo stare imbrigliato, e anche se ci avessi provato dopo un po’ sarei scappato. Quindi questa era l’unica strada che potevo percorrere, in totale libertà”.

Hai una voce chiara che riesce a trasmettere contenuti chiari. Citando un tuo brano, inserito in “Archi e Frecce”, “L’Equilibrista”, noi siamo effettivamente in un equilibrio precario sulla corda tesa della vita. Quanto la chiarezza delle parole di un cantautore ci può aiutare almeno a prendere consapevolezza di questo equilibrismo?

“Su questo devo dire che noi genovesi siamo abbastanza abili a scandire parole. Penso a De André o a Tenco: quando cantano tu capisci tutte le parole. E addirittura cantiamo senza impressione dialettale. Poi magari quando parli c’è la cadenza. L’amico giallista Pinketts mi diceva che io avevo il senso della frase. Anche perché se dici delle cose è importante che la gente le capisca”.

Sei stato sempre un grande sperimentatore e questa sperimentazione ha preso anche una connotazione di semplicità nell’album “Archi e Frecce”, dove hai spogliato i tuoi brani della ritmica. Ci vuole coraggio e senso di libertà per fare questo?

“Devi essere padrone della materia. Io quando scrivo una canzone non mi pongo nessun tipo di limite né di paletto. Quindi nelle mie canzoni a volte cambio due o tre volte il tempo. Chiaramente per i discografici questa era una roba tremenda, perché è chiaro che da un punto di vista strettamente commerciale è più difficile. Però è vero anche il contrario. Ai Queen, quando uscì la loro “Bohemian Rhapsody”, dissero che quella canzone non avrebbe mai fatto niente perché era troppo strana. Ma poi ciò non si è rivelato vero. A me è successo in piccolo con “Le Donne di Modena” in quanto mi dicevano che non avrebbe mai potuto funzionare una canzone che cambiava tre tempi. E invece ha avuto successo”.

Intervista a cura di Domenico Carriero

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