Un’amicizia, una data, una ferita che diventa rinascita. Con “Quel 14 novembre”, Maria Giovanna Tarullo firma un romanzo intenso e autentico che affronta con delicatezza e coraggio il tema del bullismo, intrecciandolo al potere salvifico dell’amicizia, della musica e delle parole di Max Pezzali, punto di riferimento per un’intera generazione.
La protagonista, Nina, è una giovane donna che porta dentro di sé le cicatrici di un passato difficile. Ma è anche una ragazza che sceglie di trasformare il dolore in forza, di riscrivere la propria storia e di scoprire, grazie all’amicizia e alla musica, che la rinascita è possibile.
«Scrivere questo romanzo non è stata una scelta, ma un bisogno. Sentivo che la mia esperienza, per quanto comune a molti, non poteva restare solo dentro di me. Doveva trasformarsi in parole, in una storia che potesse aiutare chi, leggendo, si riconosce in quelle ferite che troppo spesso il bullismo lascia dietro di sé. Perché sì, le cicatrici restano… ma dentro ognuno di noi c’è anche la possibilità di rinascere, di scoprire una forza nuova che forse non sapevamo nemmeno di avere.
Ho deciso di affrontare questo tema perché so bene cosa significhi viverlo sulla propria pelle. Quando sei vittima, la tentazione più grande è chiudersi, sparire, non chiedere aiuto. Ma il silenzio diventa una prigione. Per questo vorrei che questo libro parlasse non solo ai ragazzi, ma anche ai genitori, agli insegnanti, a chiunque incontri ogni giorno un giovane che porta dentro di sé un dolore invisibile. Vorrei che servisse a ricordare che il bullismo non è un gioco, non è una fase da superare: è una ferita che può cambiare un’intera vita.
Il messaggio che desidero trasmettere è semplice, ma vitale: tu non sei quello sbagliato. Nessuno lo è. E anche chi ti ha fatto del male, in fondo, è vittima di un sistema distorto, in cui per sentirsi accettati bisogna piegarsi alle regole di un branco. La vera forza è saper scegliere un’altra strada, anche quando sembra la più difficile.
In questa storia ho voluto intrecciare anche le parole e le canzoni di Max Pezzali, il mio cantante del cuore. Perché Max, con la sua semplicità, ha sempre avuto la capacità di raccontare la vita vera, quella di tutti i giorni, con le sue gioie e le sue cadute. Le sue canzoni sono state compagne della mia generazione, ma credo possano esserlo anche per i ragazzi di oggi. Perché parlano di noi, di quello che siamo, senza mai mettersi su un piedistallo. Ascoltarlo è come avere accanto un amico che ti dice: “Guarda, ci sono passato anch’io, ma ce l’ho fatta, e ce la farai anche tu”.
Ecco, questo è il cuore del mio romanzo: un invito a non sentirsi soli. Perché nella vita, come nella musica, c’è sempre una possibilità di rinascere, di ritrovare la speranza, e di scoprire che proprio nelle cicatrici si nasconde la nostra forza più grande.»
Con uno stile diretto e profondo, Maria Giovanna Tarullo racconta una storia di amicizia, resilienza e speranza, in cui le parole diventano cura e la musica accompagna la ricerca di sé.
Quel 14 novembre è un romanzo che invita a guardare oltre le ferite, a riconoscere la propria forza e a credere che, anche dopo il dolore, si possa tornare a splendere.
