Intervista con Monica Guerritore: “Mi sono sentita ancora più vicina ad Anna Magnani nella malinconia dello sguardo”

“Ha sempre lottato per mantenersi integra, con le spalle dritte, ha difeso il suo talento, la sua personalità, il suo modo di essere, la sua verità in ogni forma”. Monica Guerritore ha scritto, diretto e interpretato il film “Anna”, il primo al mondo dedicato ad Anna Magnani, icona del cinema italiano, un’attrice unica per l’espressività autentica e la profondità emotiva che riusciva a regalare ai personaggi.

La pellicola, presentata nella sezione Grand Public alla Festa del Cinema di Roma 2025 e nelle sale dal 6 novembre, si apre con Anna Magnani che cammina per le strade della città eterna, nutre i gatti randagi, parla con un netturbino e una giovane prostituta (Tania Bambaci) seduta fuori da un bar e ripensa alla propria vita. E’ la notte del 21 marzo 1956 ed è in attesa di una telefonata importante. Nel frattempo la giovane Carol Levi, che diventerà sua agente e confidente, inizia a cercarla. La mattina seguente Anna Magnani riceve la notizia della vittoria dell’Oscar® come migliore attrice per La rosa tatuata. Partendo da quella notte, “Anna” racconta i momenti salienti della vita dell’attrice che affronta la definitiva separazione da Roberto Rossellini (Tommaso Ragno) che l’ha lasciata per Ingrid Bergman, la malattia del figlio Luca (Edoardo Purgatori), gli scontri con Cinecittà e un cinema che ad un certo punto inizia a metterla ai margini, fino al ritorno a teatro con “La Lupa” e “Medea” pochi anni prima della sua prematura scomparsa.

Un film diretto con grande personalità in cui traspare l’attenzione per i dettagli, la ricerca, il cuore e l’anima che Monica Guerritore ha messo nella scrittura e nella lavorazione, e che fa conoscere al pubblico quella parte più personale e umana di Anna Magnani, una donna che ha saputo affrontare tante difficoltà senza mai arrendersi, restando sempre fedele a se stessa e ai valori in cui credeva.

Monica, guardando “Anna”, il suo primo lungometraggio da regista, la prima cosa che emerge è lo studio approfondito che ha fatto sulla figura di Anna Magnani, da cosa è partita?

“Ho cominciato ad affiancarmi a lei molto tempo fa quando ho girato il film “La Lupa” di Gabriele Lavia nel 1996. Lo sguardo di Anna Magnani è stato per me fonte di ispirazione per interpretare quel personaggio ma mi sono sempre chiesta come mai avesse una sorta di fondo oscuro. Così ho studiato, ho raccolto testimonianze, ho cercato di capire da cosa derivasse. Inoltre Carol Levi, che nel film “Anna” è la coprotagonista (impersonata da Beatrice Grannò da giovane e da Lucia Mascino da adulta), è stata sia l’agente di Anna Magnani che la mia, quindi mi ha raccontato alcuni aneddoti che mi hanno in qualche modo attratta nel voler andare in profondità per vedere cosa ci fosse sotto la superficie. Noi conosciamo i film interpretati dalla Magnani, i suoi personaggi estremamente moderni, senza tempo, mitici, antichi e allo stesso tempo potenti, per cui non passerà mai di moda nella commedia, nella tragedia, ma sappiamo poco della sua vita privata, di come ha vissuto questi momenti bellissimi, dalla vittoria a Cannes all’amore con Rossellini (interpretato da Tommaso Ragno), e queste brusche cadute, con il cinema che l’ha emarginata dopo la conquista dell’Oscar. Questo è stato il punto di partenza: cercare di mettermi al suo fianco per capire e far comprendere poi al pubblico come possa essersi sentita in quella vita difficile”.

Nella foto Monica Guerritore e Beatrice Grannò

In questo percorso che ha portato alla realizzazione del film, quali sono state le difficoltà maggiori che ha incontrato?

“E’ stato per me inaspettato il fatto di non aver trovato dei produttori che sostenessero il mio lavoro, che è anche il primo film al mondo sulla vita di Anna Magnani, in quanto non è stato considerato di attrazione per il pubblico. Allora ho avuto l’idea di leggere la sceneggiatura pubblicamente. I teatri e le piazze mi hanno concesso lo spazio gratuitamente per rispetto e omaggio alla Magnani. Ho fatto delle letture nei teatri di inverno e nelle piazze d’estate e ho visto che la gente si appassionava e si commuoveva, quindi sono stata ancora più convinta che la strada che avevo intrapreso fosse giusta e che dovessi realizzare il film”.

Che spiegazione si è data per il fatto che i produttori non abbiano ritenuto opportuno sposare questo progetto e abbiano pensato che al pubblico potesse magari non interessare?

“E’ una valutazione dei produttori, a mio avviso sbagliata. Io sono prevalentemente un’attrice di teatro, ma nella mia carriera ho fatto anche tante regie, ho scritto due libri, drammaturgie, testi, solo che non tutti conoscono il mio percorso. Poi è arrivata la serie “Inganno” e ha avuto un successo enorme che nessuno dei produttori poteva immaginare … Se avessero creduto nel mio progetto e avessero prodotto “Anna” quando è stato loro proposto saremmo approdati al cinema un anno fa”.

Nella foto Monica Guerritore in una scena del film “Anna”

Penso che sia importante far conoscere ai giovani Anna Magnani, non solo dal lato artistico ma soprattutto da quello umano …

“Anna Magnani nella sua vita ha lottato per mantenersi integra, con le spalle dritte, ha difeso il suo talento, la sua persona, la sua personalità, il suo modo di essere, la sua verità in ogni forma, anche nel modo schietto di parlare. Lei afferma infatti “io devo difendermi così, perché non c’è nessuno che lo fa per me”, in quanto non ha un uomo a cui appoggiarsi, c’è quel filo nascosto dell’amore che poi riemerge, un amore senza fine per Rossellini che nel momento della tragedia si riaccende anche in lui”.

Dal film affiora anche la parte più fragile della Magnani, se pensiamo al rapporto con il figlio Luca …

“Ad un certo punto è come se fosse indifesa di fronte alle cose che le accadono, è fragile, quindi magari strilla come fanno i bambini, lotta con le unghie e con i denti, perchè suo figlio continua a essere operato ma il suo problema di salute non migliora, lei è lontana perché deve lavorare e poi viene emarginata, in quanto il cinema è cambiato, non c’è più bisogno dei grandi attori, ma viene presa gente dalla strada. Una delle battute che ogni volta che vedo il film mi commuove è quando, dopo la scena con Suso Cecchi d’Amico (Francesca Cellini) in camera, Anna Magnani dice: “E niente Suso, è girata, a un certo punto nella vita delle persone può succedere, è girata”. Questa affermazione la rende tanto umana, tanto simile a noi. Lei ha combattuto per proteggere il suo talento, la sua personalità, ha dimostrato che c’è un altro modo di essere forti, anche se poi magari non ha vinto. E questo è un grande insegnamento”.

C’è anche una scena in cui Anna, dopo aver vinto l’Oscar, dice: “Se ce l’ho fatta io potete farcela tutte”, rivolta alle altre donne …

“Si paga anche un prezzo per questo. Anna Magnani sente su di sè tutte le botte che ha ricevuto dalla vita, non è Wonder Woman, però non si arrende e va avanti. Ed è un esempio per tante altre donne”.

Nella foto Monica Guerritore sul set di “Anna”

La vittoria dell’Oscar il 21 marzo 1956 per La rosa tatuata segna uno spartiacque nella carriera di Anna Magnani, infatti dopo questo importante riconoscimento inizia ad essere messa ai margini dal cinema …

“Lei era un’interprete vera e propria, non un’esecutrice a cui dire cosa fare, ha scritto “Roma Città Aperta” insieme a Fellini e Amidei, era un’attrice che veniva dal teatro, che studiava il personaggio e lo creava, quindi giustamente voleva avere un ruolo attivo nei film”.

Pensando al cinema di oggi la situazione è cambiata o è rimasta uguale rispetto alla possibilità per un’interprete di avere maggiore voce in capitolo?

“I valori aggiunti sono i talenti che studiano, si formano, perché devi essere forte per poterti piegare al personaggio, per forgiarlo e questo si impara a teatro, a scuola, recitando, altrimenti tutto diventa superficiale. Il problema del cinema odierno è che ci sono tanti visi ma pochissimi e pochissime interpreti. Si tende a scegliere ad esempio una ragazza che abbia un viso comune, in modo che la gente si possa identificare, invece bisogna capire che non è fondamentale il volto che portiamo sullo schermo quanto la potenza che quel personaggio esprime. Io comincio il film “Anna” entrando all’interno di un vissuto attraverso la notte, appropriandomi in qualche modo dei ricordi di Anna Magnani che hanno segnato la sua vita, come la malattia terribile del figlio e il brusco tradimento di Rossellini dopo appena un anno e mezzo che stavano insieme. Questo fa sì che il personaggio di Anna, e di riflesso io che lo interpreto, abbia un po’ di profondità e un passato”.

Nella parte finale della vita di Anna Magnani, il teatro ha avuto un ruolo fondamentale in quanto le ha permesso di tornare a volare, come dice lei stessa, perché l’applauso del pubblico l’ha risollevata …

“L’applauso del pubblico teatrale ti fa volare, è qualcosa di speciale, è come se ti stesse sollevando quando un attore o un’attrice apre le braccia. Anna Magnani capisce che il suo viso non corrisponde più ai personaggi che il cinema porta in scena, tanto che le arrivano solo proposte indegne, come lei stessa afferma. In teatro invece il pubblico è un po’ distante, quindi l’attore o l’attrice non sente il peso dello sguardo sul suo viso, non contano i lineamenti o la mimica ma la magia che tu porti in scena. E’ quello che ha salvato Anna Magnani e anche me. E’ il potere dell’interpretazione, del pensiero, del racconto emotivo di un personaggio. Lei è tornata a teatro con La Lupa che ha avuto un immenso successo anche se purtroppo, subito dopo, si è ammalata”.

In cosa si è sentita ancora più vicina ad Anna Magnani mentre scriveva e poi girava questo film?

“Nella malinconia dello sguardo, che è come un filo nascosto. Io credo che quel sentimento forte l’abbia accompagnata nella sua solitudine, nei giorni trascorsi da sola, in quelle notti che lei passava fuori casa, nel suo essere un po’ lunatica e con la mente a volte da un’altra parte”.

Alla fine di “Anna” c’è la dedica ad Andrea Purgatori che ha collaborato alla sceneggiatura …

“Andrea è stato il primo a credere nel progetto dopo aver visto una delle letture e gliene sono molto grata. Era un tecnico della sceneggiatura e ha collaborato alla revisione, mi ha dato molti consigli preziosi, mi ha fatto asciugare le descrizioni che non servivano, mi ha insegnato a tenere il filo, ad andare dritta al punto della prossima scena”.

Prima ha citato “Inganno”, serie che ha avuto un grandissimo successo, in cui veste i panni di Gabriella, un personaggio diverso rispetto a quelli un po’ stereotipati che vediamo solitamente impersonare da attrici di cinquanta, sessanta anni. Come è stato interpretarlo e cosa si può fare per far sì che ci siano dei personaggi più interessanti?

“Bisogna solo prendere come spunto personaggi interessanti che abbiano un’età maggiore, che non sono più così esteticamente perfetti, ma hanno un bagaglio, un vissuto che è molto più importante di una pelle levigata. Raccontare la storia di una donna di cinquanta, sessanta anni ha una potenza maggiore, ci sono degli aspetti molto più complessi e dal punto di vista drammaturgico è più affascinante perché ha parecchie cose da svelare oppure da tenere segrete. “Inganno” ha fatto capire che all’interno di un personaggio assolutamente normale c’è tanto da raccontare. A sessanta anni l’innamoramento ad esempio è fine a se stesso, non c’è l’illusione, il progetto, ci si ama in un modo molto più totale e libero ma al contempo personale perché non devi costruire la famiglia, non devi sposarti o fare dei figli. Anche l’attrazione non è mascherata. In più c’è il tema del ricominciare a camminare con le proprie gambe, perchè in quel momento Gabriella è sola, non ha un ruolo, non può più fare l’amante, è separata, i figli sono andati via di casa … Quando arriva Elia (Giacomo Gianniotti), un ragazzo dal grande fascino, dal passato oscuro, dal quale si sente attratta, ricomincia a vivere perché il pericolo ti fa muovere, accende di nuovo le energie, i sensi, gli interessi. Speriamo che gli autori scrivano in futuro tanti altri personaggi di questo tipo”.

In quali progetti la vedremo prossimamente?

“Per quanto riguarda il teatro sarò in scena con lo spettacolo “La sera della prima” a Locarno, Chiasso, Prato e Firenze, e poi mi dedicherò alla presentazione di “Anna” e all’incontro con il pubblico in diverse città italiane, a partire da Milano, dove il 5 novembre alle ore 20 si terrà l’anteprima nazionale del film all’Anteo Spazio Cinema”.

di Francesca Monti

credit foto ufficio stampa

Si ringrazia Paola Spinetti

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