“Ci sono stati momenti in cui ho pensato di smettere ma poi tornavo sempre a lavorare, finchè dopo più di dieci anni sono riuscito a salire sul podio olimpico”. Talento, grinta e determinazione, Gabriel Soares ha conquistato un magnifico argento nel doppio maschile pesi leggeri con Stefano Oppo, alla sua prima partecipazione a cinque cerchi ai Giochi di Parigi 2024.
Portacolori della Marina Militare, ha iniziato a praticare il canottaggio al suo arrivo a Bellagio, sul lago di Como, collezionando svariati successi prima nelle categorie giovanili e poi da senior, a livello nazionale e internazionale.
Gabriel Soares e Stefano Oppo ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 – credit foto Mimmo Perna
Gabriel, è passato un anno dalla conquista della medaglia d’argento nel doppio pesi leggeri con Stefano Oppo ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Quali sono le emozioni che ha provato quel giorno realizzando il sogno di ogni sportivo?
“Era un sogno che inseguivo da tanto tempo. Nel canottaggio, come in altri sport, a volte vengono apportate delle modifiche al programma olimpico. Nella mia categoria, quando avevo 14-15 anni erano sei i posti disponibili per i Giochi, essendoci due barche. A Rio 2016 è stato tolto un quattro e quindi sono rimasti solamente due posti per il doppio. Pertanto mi vedevo lontanissimo dal realizzare quel sogno perchè dovevo essere tra i primi due in Italia per avvicinarmi alla partecipazione ad un’Olimpiade. Ho avuto però degli allenatori bravissimi, Enrico Mooney e Franco Sancassani, che è stato nove volte campione del mondo, e mi hanno indicato dei piccoli obiettivi da ricercare ogni giorno, dal primo campionato italiano al primo mondiale. Durante il percorso ho rischiato più volte di smettere di fare canottaggio, ci sono stati momenti in cui pensavo che fosse impossibile arrivare a certi traguardi, ma poi tornavo sempre a lavorare, finchè dopo più di dieci anni sono riuscito a salire sul podio olimpico. A distanza di un anno dalla conquista della medaglia d’argento finalmente comincio un po’ a realizzare quello che è successo e a rendermi conto che non sto sognando”.
Cosa le ha dato la spinta per non arrendersi in quei momenti in cui ha pensato di smettere?
“Fin da piccolo sono sempre stato molto motivato e quando avevo un obiettivo non mi fermava niente e nessuno. Spesso ho raggiunto dei piccoli traguardi a causa di qualcuno che mi diceva che non ce l’avrei fatta. Il segreto per quanto mi riguarda è avere una grande forza mentale”.
Da bambino ha provato diversi sport, dal nuoto al karate, dall’atletica al basket, cosa ha fatto scattare la scintilla per il canottaggio?
“La maggior parte degli altri sport che avevo fatto erano tutti sulla terraferma e al chiuso, dal taekwondo in cui ero su un tatami al basket. Quando ho iniziato a praticare il canottaggio a Bellagio dovevo uscire sul lago di Como in inverno praticamente da solo in mezzo ad uno specchio d’acqua immenso, grande e profondo e all’inizio ho avuto paura. C’era il mio miglior amico di infanzia che era già molto bravo e faceva sembrare tutto semplice, invece io tentennavo, tremavo, una volta andavo ad allenarmi e un’altra non andavo, finché Enrico Mooney, il mio allenatore d’infanzia, mi ha detto di insistere e di non arrendermi. Quel giorno il lago era piattissimo, ho iniziato a fare le prime remate e ho superato quella paura, che è stata proprio la scintilla che ha fatto scattare la mia passione per il canottaggio”.
Qual è l’insegnamento più prezioso che le ha trasmesso questo sport?
“Grazie al canottaggio ho capito che non esiste un sogno troppo grande da realizzare se lo desideri veramente. Io sognavo di diventare il migliore nel mio sport perchè da piccolino ero veramente scarso, quindi nessuno avrebbe mai pensato che avrei raggiunto determinati traguardi”.
Quanto è importante continuare a sognare, pensando ai bambini, ai giovani che si ispirano a lei?
“È importantissimo non smettere mai di inseguire il proprio sogno. Tanti ragazzi iniziano a fare sport vedendo magari in tv un campione e dicendo alla mamma di voler diventare come lui, però poi quando si cresce ci si rende conto che lungo il percorso ci sono tanti ostacoli da superare. Ed è proprio in quel momento, secondo me, che uno deve insistere su quel sogno perché una volta oltrepassate le difficoltà la strada diventa più facile da percorrere. Il periodo più difficile per me nel canottaggio è stato intorno ai 19-20 anni, poi dai 24 anni mi è sembrato tutto più semplice, perchè avevo acquisito un bagaglio e sapevo cosa dovevo fare, come allenarmi”.
Gabriel Soares e Stefano Oppo – credit foto Julie Kowaci
Quante ore si allena a settimana?
“In alta stagione mi alleno circa 6 ore al giorno, a volte faccio anche tre sessioni di allenamenti quotidiani, il primo in barca, il secondo aerobico, in bici o di corsa, e il terzo con i pesi”.
Per poter accendere ancora di più una luce su questo sport bellissimo che è il canottaggio e far sì che non ci si ricordi solo in occasione dei grandi eventi, che cosa manca?
“Dal punto di vista dell’organizzazione interna stiamo facendo passi da gigante. Secondo me, invece, noi atleti dobbiamo cercare di raccontarci maggiormente anche sui social, per far conoscere il canottaggio permettendo così ai giovani e non solo di sentirsi più partecipi e vicini al nostro quotidiano”.
Sulla sua pagina Instagram ci sono delle immagini bellissime relative al giorno in cui ha remato a fianco dell’Amerigo Vespucci, che emozione è stata?
“C’era con noi l’Ammiraglio Franco Berra, ex canottiere, anche lui olimpico, che ha fatto in modo che ci rendessimo conto di quanto fosse speciale quel momento. Non so quante altre barche da canottaggio abbiano remato a fianco dell’Amerigo Vespucci, penso che siamo stati i primi. L’abbiamo accompagnata al rientro da un tour mondiale ed è stato spettacolare e super emozionante, con le Frecce Tricolori che hanno effettuato il sorvolo e tutta la città di Trieste che la aspettava al porto. Se mai un giorno avrò dei nipoti, penso che sarà una di quelle cose che racconterò e che li lascerà sbalorditi”.
Tra i tanti successi che ha collezionato finora nella sua carriera, oltre alla medaglia olimpica, ce n’è uno in particolare che ha segnato una svolta?
“Ci sono state tre occasioni che hanno rappresentato delle asticelle che volevo superare fin da quando ero piccolino. Innanzitutto la prima medaglia con la maglia della Regione, per me importantissima, poi la vittoria nel 2018 del mio primo campionato italiano in singolo, infine l’oro ai Mondiali 2022 sempre in singolo. Grazie a quella vittoria gli allenatori e il direttore tecnico hanno capito che ero un canottiere da mettere sul doppio, mentre fino a quel momento ero stato una riserva. Il 2 di coppia pesi leggeri per otto anni non è mai sceso dal podio nelle gare internazionali e ha vinto il bronzo a cinque cerchi a Tokyo 2020. Io vedevo questi extraterrestri, Stefano Oppo e Pietro Willy Ruta, e pensavo che per poter salire su quel doppio dovessi fare qualcosa di eccezionale. Negli ultimi anni sono sempre andato a medaglia ai Mondiali, agli Europei e in Coppa del Mondo, mi sono confermato e migliorato, dimostrando così di voler arrivare all’Olimpiade”.
credit foto Julie Kowaci
Quali sono i suoi passatempi preferiti?
“Innanzitutto studiare. Sono laureato in scienze motorie e mi sto laureando alla magistrale di management dello sport e delle attività sportive, mi manca soltanto un esame, quindi nel tempo libero ho sempre cercato di conciliare anche lo studio perché è molto importante per il mio futuro. Mi piace tantissimo andare in moto, ho avuto di recente una super collaborazione con MV Agusta, che è stata valutata come la moto più bella del mondo quest’anno. Inoltre adoro andare in bici su strada, giocare a basket, leggere, ho tanti piccoli passatempi. In inverno invece pratico lo snowboard”.
Quali sono i suoi posti del cuore del Brasile, il paese in cui è nato?
“Sono nato a Foz do Iguaçù, vicino alle celebri cascate, una delle sette meraviglie del mondo, e per me è un posto speciale in cui torno sempre volentieri. E poi mi piace giocare a calcio sulle favolose spiagge di Rio”.
Quali sono i prossimi appuntamenti?
“Le prossime gare saranno le “classiche” fuori stagione, poi con l’arrivo del caldo inizierà la Coppa del Mondo, seguita dall’Europeo e dal Mondiale. Dallo scorso anno ho fatto il passaggio di categoria, da peso leggero sono diventato peso pesante ed è tutto in costruzione in vista, incrociando le dita, dei Giochi Olimpici di Los Angeles 2028″.
di Francesca Monti
Si ringrazia Lisa Giofré
