“Non pubblico spesso un disco o un libro ma quando accade è perché ho veramente qualcosa da dire, da comunicare, indipendentemente da quanto possa vendere”. Ivan Cattaneo, poliedrico e originale artista, ha realizzato un progetto multimediale ricco di interessanti contenuti dal titolo “DUE.I” (Azzurra Music), in uscita esclusivamente in fisico venerdì 31 ottobre.
Si tratta di un’opera concepita come un vero e proprio scrigno che riunisce musica, letteratura, arte visiva e videoarte in un unico contenitore creativo. Con questo progetto Ivan Cattaneo realizza un lavoro composito e trasversale, pensato per superare le barriere tra i linguaggi espressivi e offrire al pubblico un’esperienza totale da leggere, ascoltare e guardare.
Grande attenzione viene riservata al tema della diversità, trattato con la libertà e il sarcasmo che da sempre contraddistinguono il suo stile. “DUE.I” si divide in due parti speculari, che corrispondono alle due anime del progetto: Titanic-Orkestra e Un Mammifero che Canta, e racchiude cinque supporti (quattro CD e un DVD).
Titanic-Orkestra è un concept album che reinterpreta la vicenda del celebre transatlantico attraverso 24 personaggi immaginari, ognuno dei quali prende voce in una delle 24 canzoni inedite scritte e interpretate dall’artista. Le storie dei protagonisti si mescolano tra loro e vengono narrate in musica e parole fondendosi in un’unica dimensione poetica. Questa prima parte include due CD audio con i brani inediti (compreso il singolo radiofonico “Saffo-Love” e il brano “Indifeso”) e un DVD che raccoglie i Tableau-Mouvants, lavori di videoarte realizzati dallo stesso Ivan Cattaneo e dedicati a ciascun personaggio.
Capovolgendo il volume si entra invece nella seconda parte intitolata Un Mammifero che Canta, un’autobiografia che ripercorre i 50 anni di carriera dell’artista che si racconta attraverso aforismi, poesie, racconti, fiabe surreali, opere pittoriche e fotografie, costruendo un autoritratto visionario e autentico, dove l’ironia diventa lo strumento per smorzare e allo stesso tempo amplificare la forza del messaggio. Completano il percorso altri due CD audio: il primo raccoglie 19 brani storici del suo repertorio, completamente riarrangiati e ricantati, tra cui “Polisex” e “Male Bello”, mentre il secondo propone i successi revival che lo hanno reso popolare anche presso il grande pubblico, come “Zebra a Pois”, “Una Bambolina che fa no no no” e “Il Geghegè”.
Ivan, il 31 ottobre esce “DUE.I”, un vero e proprio scrigno multimediale che contiene tutte le sue anime. Com’è nato questo progetto?
“E’ un progetto veramente colossale, infatti ci sono quattro cd, un dvd con la mia videoarte, un romanzo, gli aforismi, i racconti della mia vita, anche un po’ piccanti, la galleria dei quadri perché dipingo da sempre, ancora prima di iniziare a cantare avendo fatto il liceo artistico. Non pubblico spesso un disco o un libro ma quando accade è perché ho veramente qualcosa da dire, da comunicare, indipendentemente da quanto possa vendere. Oggi i tempi sono cambiati. In un mondo in cui tutto è cotto e mangiato, è compulsivo e il giorno dopo ti sei già dimenticato di quello che hai visto o sentito, avere un oggetto tangibile, originale, che unisce tutti i linguaggi penso sia bellissimo”.
“DUE.I” si divide in due parti, “Titanic-Orkestra” e “Un mammifero che canta”…
“La prima è un concept album che reinterpreta la vicenda del celebre transatlantico attraverso 24 personaggi immaginari, la seconda è il racconto dei miei cinquanta anni di carriera e ho scelto come titolo “Mammifero che canta” perchè sono un “animale” che canta e scrive anche le canzoni”.

Lei è sempre stato controcorrente e fedele a se stesso, come vede cambiato oggi il mondo della musica?
“Oggi tanti artisti cantano, anche bene tra l’altro, sono preparati, ma non c’è una diversificazione, non c’è creatività, i talent hanno appiattito tutto. Se penso alle grandi cantanti degli anni Sessanta e Settanta come Patty Pravo, Mina, Milva, Ornella Vanoni, avevano una splendida voce ma soprattutto avevano una personalità che le distingueva dalle altre”.
In questo progetto multimediale affronta varie tematiche, dalla diversità all’amore nelle varie sfaccettature come quello autentico e coraggioso al centro del nuovo singolo “Saffo-Love”…
“Mi sono accorto che le donne lesbiche sono completamente diverse, lontanissime dal mondo gay maschile, perché l’uomo rimane comunque maschio nei modi di agire, mentre le donne hanno una maniera più intima di rapportarsi, e le loro relazioni durano di più rispetto a quelle maschili, hanno più consistenza, più spessore. Quindi il brano “Saffo Love” è proprio una dedica, un omaggio alla diversità femminile”.
In “Iceberg” canta “l’iceberg siamo tutti noi nella profondità del cuore, nella musica non commerciale” …
“L’iceberg è una canzone dedicata a me, ma è anche l’iceberg del Titanic che poi è visto come un’amante, come la falena che va sulla lampada e si brucia, perchè quella nave, simbolo della potenza, della velocità e della tecnologia è attratta da questo blocco di ghiaccio che rappresenta il suo destino e dal quale viene punita. E’ paragonabile a quello che accade oggi quando la tecnologia diventa troppo compulsiva e finisce con l’annullarci. L’iceberg però siamo anche tutti noi perché abbiamo una facciata che mostriamo agli altri cercando di farci accettare dalla società e un’altra parte che rimane nascosta. E questo vale anche per la musica. Per esempio una persona magari del mio repertorio conosce “Una Bambolina che fa no no no” e “Geghegè”, ma non “Polisex”, un brano nato in un momento in cui non avevo dei modelli, non c’erano gli acronomi LGBTQI+ e quindi quando volevo descrivere quel tipo di amore ho utilizzato una terminologia freudiana, Polisex, che è poi quello che oggi chiamano fluido. Ci sono delle cose maturate nel tempo e che hanno trovato la loro vittoria, la loro evoluzione, che sono cambiate lentamente ma in meglio poichè l’uomo ha acquisito una maggiore consapevolezza. Io penso che i diritti civili non appartengono ad uno schieramento politico ma all’umanità e per questo si salveranno e miglioreranno sempre più. Oggi c’è un altro tipo di ignoranza che è ancora più pericolosa rispetto a quella del passato, il pensare di sentirsi liberi perché hai il mondo nelle tue mani, ma in realtà è generato da un algoritmo che sta conducendo tutto da un’altra parte, quindi bisogna stare attenti e proteggersi”.
In “Rimani nel cuore – L’entronauta” canta invece “io che volevo solo essere amato nel viaggio della vita, ora accarezzo la mia ombra, la mia ombra infinita” …
“Sono canzoni autobiografiche, io ho avuto dei trascorsi amorosi che non sono finiti bene, forse per colpa mia, quindi non ho un amore, nonostante volevo essere amato, in senso anche lato. Non è successo e a un certo punto della mia vita ho pensato che andasse bene così e che magari mi sarei innamorato di me stesso finalmente. Nella società attuale tutti vogliono farsi conoscere agli altri attraverso i social senza conoscere se stessi. Socrate diceva prima conosci te stesso. Se due persone squilibrate si incontrano una si aggrappa all’altra ma la loro relazione non va da nessuna parte”.
Una canzone che mi ha colpito molto per la sua poesia è “Madama di vento” …
“E’ stata scritta in una notte del 1973 con Fabrizio De Andrè nel salotto di Nanni Ricordi. Io ero un ragazzino di venti anni, ero agli inizi e ho detto a De Andrè che volevo comporre un pezzo nello stile di La canzone di Marinella. Lui allora mi ha chiesto che titolo volessi dargli e io ho risposto “Madama di Vento”. Fabrizio, che quella sera era un po’ brillo, si è messo a ridere e ha detto “di vento madama perché diventerai una madama” e poi è nata quella canzone che ho scritto io, avvalendomi dei suoi suggerimenti. Non l’ho mai cantata da allora ma alla fine ho deciso di tirarla fuori dal cassetto perchè secondo me è molto bella ed era stata presentata anche per il Festival di Sanremo. L’avevano ascoltata il maestro Pinuccio Pirazzoli e Carlo Conti, che però voleva che a cantarla fosse Patty Pravo. Quando le è stata proposta mi ha chiesto se potesse dire che era scritta da De Andrè ma ho risposto che non era possibile perchè ero io l’autore e quindi non se n’è fatto nulla”.

Il Festival di Sanremo è tra i suoi obiettivi?
“Ho un rapporto strano con Sanremo, ai tempi Ravera voleva che partecipassi al Festival, era venuto una sera anche alla discoteca Bandiera Gialla per convincermi ma in quel momento ero all’apice del successo e non mi interessava farlo, poi quando anni dopo sono caduto in disgrazia e avrei desiderato parteciparvi non mi volevano più. Sanremo è l’unica vetrina in cui la gente ascolta davvero con attenzione una canzone per la prima volta perché tutto il resto è diventato un karaoke, anche i concerti, dove il pubblico è più propenso a cantare le hit e non a sentire i brani inediti”.
Ha già pensato a come portare live “DUE.I”?
“Potrebbe nascere un musical da questo progetto multimediale. A teatro si possono riunire tutti i linguaggi, il canto, i video, l’immagine, i quadri, i libri, ovviamente compattando il vasto materiale a disposizione. Terminata la promozione comincerò a dedicarmi a questa nuova avventura”.
Se pensa ai suoi primi cinquanta anni di carriera quali sono le immagini più belle che le vengono in mente?
“Sicuramente l’immagine di me in versione punk nel backstage di una serata del 1981, che è anche simbolica di quel periodo bellissimo, però le istantanee più belle che mi vengono in mente sono quelle private, con i miei cani, quando vado a fare le passeggiate, quei momenti voglio tenere per me perchè sono molto geloso della mia privacy”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Francesco Di Mento – Parole e Dintorni
