“Nonostante i conflitti e i contrasti, questa coppia riesce sempre a ricongiungersi, a trovare un punto di incontro per rilanciarsi nel futuro, perché l’amore rafforza ancora di più la loro unione, anche nelle difficoltà”. Coppia inossidabile nella vita e sulla scena, Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Lorenzi sono i protagonisti della nuova commedia “Un letto per due” di Tato Russo per la regia di Livio Galassi, dal 13 al 23 novembre al Teatro Golden di Roma.
Al centro dello spettacolo la storia di una coppia, Riccardo e Marina, tra difficoltà, tribolazioni, risate e dolori, speranze e delusioni vissute durante i 35 anni del loro matrimonio. La scena è essenziale, ovvero composta esclusivamente dalla loro camera da letto, con al centro un grande letto a due piazze.
La riscrittura teatrale di Tato Russo consente di affidare a due artisti di grande spessore artistico e umano, come Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Lorenzi, la riproposizione in chiave moderna della favola e dell’aspettativa di chi sogna l’amore senza fine.

Riccardo e Marina, siete in scena al Teatro Golden di Roma con “Un letto per due”, la prima cosa che ho notato è che i due protagonisti si chiamano esattamente come voi. Quali sono i punti di contatto che avete trovato con i vostri personaggi?
Riccardo Polizzy Carbonelli: “Tato Russo, per metterci a nostro agio e farci entrare nella narrazione, ha voluto chiamare i personaggi con gli stessi nostri nomi e stranamente, pur non essendone a conoscenza, ha indovinato alcuni particolari della nostra quotidianità, ad esempio il fatto che sono un po’ fissato con i capelli, quindi li pettino, ne ho molta cura. Ci sono infatti dei momenti all’interno dello spettacolo in cui il personaggio di Marina, rivolgendosi a Riccardo, dice: “ti mettevi la lozione per i capelli, stavi in bagno a pettinarti”. Un altro punto di contatto tra noi e i personaggi di “Un Letto per Due” è che, attraverso la scrittura o la nostra autoironia, riusciamo a cogliere l’aspetto tenero, risibile, buffo della coppia. Io sono la parte diplomatica e Marina è quella intelligente, nella vita e a teatro. Sarebbero da portare in scena anche le prove che abbiamo fatto negli ultimi giorni perchè sono divertentissime, ridiamo di alcuni nostri errori e li commentiamo”.
Marina Lorenzi: “Gli uomini sono a volte un po’ infantili, le donne invece hanno un’intelligenza che comprende tanti aspetti della vita. In “Un letto per due” Tato indaga molto più in profondità quello che accade alla donna in dieci, venti, trenta anni di matrimonio, come cambia e a cosa rinuncia. Al contempo Riccardo e Marina formano una coppia consolidata. Lo spettacolo si compone di cinque quadri, in ognuno dei quali vengono raccontati dai cinque ai dieci anni di vita, quindi si vedono queste due persone che crescono, vanno avanti con l’età e affrontano tradimenti, nascite di bambini, vittorie nel lavoro, problematiche legate ai figli che diventano grandi, fino al matrimonio della figlia. La cosa bella è che nonostante i conflitti e i contrasti, riescono sempre a ricongiungersi, a trovare un punto di incontro per rilanciarsi nel futuro come coppia, e questo al giorno d’oggi è raro perché alla prima difficoltà spesso ci si separa”.
Il messaggio che passa dallo spettacolo è che l’amore è il motore che alimenta la vita …
Marina Lorenzi: “E’ un amore che al di là di tutto continua a legarli e rafforza ancora di più la loro unione, anche nelle difficoltà. Questo è un elemento che unisce anche me e Riccardo nella vita. Ci conosciamo dal 1994, stiamo insieme da ventiquattro anni, oltre ad avere lavorato per sette anni fianco a fianco prima di fidanzarci. Ci siamo sempre divertiti e concentrati sulla piacevolezza del condividere ogni cosa, sia nella vita che nel lavoro, ed è particolarmente analogo a quello che vivono i personaggi sulla scena che ogni volta riconfermano la loro scelta iniziale”.
Riccardo Polizzy Carbonelli: “Questa coppia protagonista di “Un letto per due” è impacciata, a volte sgangherata, però si ritrova sempre ed è bellissimo se pensiamo al periodo in cui viviamo dove ci sono persone, come si dice a Roma, che non reggono neanche il semolino e basta un tubetto di dentifricio schiacciato a metà per creare una discussione. Nello spettacolo ci sono dei conflitti che vengono vissuti ma anche risanati, ovviamente non possiamo svelare il finale, però possiamo dire che non è una commedia drammatica in quanto anche dopo un litigio c’è l’happy ending. Nelle coppie capita che magari una persona rincorra l’altra, io nella vita mi trovo spesso a “rincorrere” Marina perché è molto più avanti di me, ma come lo sono tutte le donne, per cui basta accettarne la superiorità per vivere bene (sorride). Io ho incoronato Marina imperatrice nel mio cuore e nella vita”.

Avete lavorato insieme in tanti spettacoli teatrali, che sfida rappresenta per voi mettere in scena “Un letto per due?
Marina Lorenzi: “Questo testo è una sfida ulteriore per me e Riccardo, perché abbiamo lavorato insieme in spettacoli di grandi autori quali Pirandello, Ibsen, Shakespeare, ma all’interno di una compagnia, in “Un letto per due” invece per la prima volta siamo da soli in scena, in quanto Tato ci ha scelti appositamente per questa operazione. Inoltre dobbiamo essere molto veloci perchè ogni cambio di abito dura mezzo secondo”.
Riccardo Polizzy Carbonelli: “La scrittura di Tato Russo è molto ironica, sagace, è riuscito a cogliere un aspetto forse più femminile e quindi in un certo senso il maschio appare veramente impacciato. Ci siamo divertiti tanto, è come essere su una giostra. Siamo riusciti a tenere insieme risate ed eleganza, nonostante affrontiamo anche degli argomenti un po’ scabrosi, come il tradimento in una coppia”.
Marina Lorenzi: “Questo è stato possibile grazie alla regia di Livio Galassi, che ha creato un doppio binario, nel senso che i quadri rappresentano la vita quotidiana, mentre le due danzatrici degli Incorporea Group, coreografate da Aurelio Gatti, girando il letto come un orologio, ci portano in uno spazio sospeso, non connotato, offrendo una visione astratta dello scorrere del tempo”.
Riccardo Polizzy Carbonelli: “Oltre ad essere delle bravissime ballerine, sono anche le nostre salvatrici, in quanto mentre ballano ci permettono, insieme alla sarta dietro le quinte, di fare il cambio di abito, quindi hanno una doppia funzione. E poi abbiamo anche una costumista straordinaria, Giusi Giustino, che opera al teatro San Carlo di Napoli, e in tante altre occasioni ha collaborato con Tato Russo. Siamo riusciti a creare un’armonia e un’intesa perfette, con figure molto professionali che hanno aderito all’idea di Tato di portare in scena questo testo”.
Il terzo protagonista dello spettacolo è il letto …
Riccardo Polizzy Carbonelli e Marina Lorenzi: “E’ un letto gigante che gira come un orologio, non abbiamo altri appigli, non ci sono sedie, tavoli, armadi e anche quella è una sfida, perché di solito gli attori hanno bisogno degli oggetti per trovare sicurezza. Livio Galassi ha scelto l’essenzialità nella scenografia, non voleva creare un teatro da camera quotidiano e noi abbiamo condiviso la sua idea”.

Dopo le repliche al Teatro Golden, la tournée di “Un letto per due” proseguirà anche nel nuovo anno?
Riccardo Polizzy Carbonelli: “E’ la prima volta che lavoriamo al Teatro Golden, ci siamo sentiti accolti, supportati e siamo felici di debuttare qui con “Un letto per due”. Colgo quindi l’occasione per invitare tutte le persone che abitano a Roma e dintorni a venire a vederci, anche per conoscere meglio la mia parte più comica e brillante. La tournée proseguirà nel 2026, saremo al Teatro Tor bella Monaca, quindi a fine gennaio faremo due repliche al Ciak di Roma, poi saremo in scena per tre giorni a febbraio a Milano, al Teatro San Babila, infine andremo a Latisana (Ud), in Sardegna, nelle Marche e in Calabria”.
Marina Lorenzi: “Per la prima volta portiamo “Un letto per due” in un teatro greco, con le gradinate e noi allo stesso livello del pubblico. E’ come fare lo spettacolo ex novo, e siamo curiosi di vedere quale sarà la risposta degli spettatori”.
Riccardo, nel corso della sua carriera ha spaziato tra testi drammatici e leggeri, tra grandi classici e commedie …
“Io sono una persona giocosa, all’inizio ero molto più goliardico rispetto ad ora ma non per un fatto di età. Se vuoi fare strada nel lavoro ti devi assumere le responsabilità, se fai solo il giocherellone le persone non ti affideranno mai niente di importante. Questo l’ho capito a mie spese quando ho cominciato a fare i primi protagonisti grazie a Ileana Ghione al teatro Ghione. Ho interpretato molti spettacoli, sia drammatici che brillanti o comici, non mi piace fossilizzarmi su un solo genere. E’ quello che ci hanno insegnato i grandi autori come Pirandello e Cechov, che in maniera opposta sono riusciti a descrivere, attraverso l’ironia, anche le piccolezze dell’uomo”.
Marina, che ricordo conserva del suo maestro Gigi Proietti?
“Gigi riusciva a darti delle dritte, dei consigli, dei suggerimenti, lavorava sul mestiere dell’attore con una partitura musicale e quindi sapeva quale sarebbe stato il responso del pubblico e come raggiungere la risata o l’applauso, ma al contempo viveva anche questo lavoro insieme agli altri con una leggerezza e una serietà profondissime. Debuttare con lui ne I Sette Re di Roma ha rappresentato la prima preziosa lezione che ho avuto da un grande artista, che passava dal brillante al comico al drammatico. Gigi non era mai autoritario però chiedeva il massimo da noi che eravamo un gruppo di giovanissimi”.
Tra i tanti personaggi diversi che avete impersonato a teatro quali sono i tre che vi hanno regalato qualcosa in più?
Riccardo Polizzy Carbonelli: “Astrov in “Zio Vanja”, un personaggio meraviglioso, anche molto attuale; Memmo Speranza in “Ma non è una cosa seria”, Alberto Verani nella commedia di Aldo De Benedetti “Due dozzine di rose scarlatte”. E poi devo citare anche un quarto personaggio, Rico Verri in “Questa sera si recita a soggetto” di Pirandello, lo spettacolo che in assoluto mi ha dato di più perchè è quello in cui io e Marina ci siamo fidanzati. E’ una pièce che nasce con una polemica tra gli attori e il teatro di regia, con i protagonisti che non vogliono essere diretti dal regista ma recitare a soggetto, senza un copione determinato. A un certo punto c’è una scena meravigliosa e drammatica di gelosia di Verri nei confronti di Mommina, che era interpretata da Marina. Quest’uomo, come molti fidanzati di un’epoca antica, aveva cambiato atteggiamento con il matrimonio ed era diventato possessivo verso la moglie. Abbiamo girato questa scena durante le prove e Marina ha battuto la testa perché io non ho fatto in tempo a prenderla e a proteggerla e una volta riaperti gli occhi forse mi ha guardato in un modo diverso e ci siamo innamorati. Il problema è che se ora dovesse prendere un’altra botta quando si sveglia e mi riguarda magari mi lascia (scherza)”.
Marina Lorenzi: “Ifigenia in “Ifigenia in Aulide”, uno dei personaggi che da sempre porto nel cuore, che ho interpretato da piccolissima, quando Alvaro Piccardi mi ha scelto per fare questa protagonista, insieme a Ugo Pagliai e Paola Gassman; Mommina in “Stasera si recita a soggetto” perché è stata la prima volta che lavoravo insieme a Riccardo e siccome ci stavamo innamorando abbiamo sicuramente capito come recitare con una verità più profonda. E poi sicuramente il personaggio a tutto tondo che Tato Russo ha scritto su misura per me, la signorina Caporali in “Il Fu Mattia Pascal”. Credo che per un attore o un’attrice ci siano dei ruoli che in qualche modo cambiano il rapporto con la tua professione, a prescindere che siano grandi o piccoli e questi tre hanno costituito un cambiamento per me”.

Qual è il segreto per svolgere al meglio il mestiere di attore e riuscire a trasmettere emozioni?
Riccardo Polizzy Carbonelli: “Essere bravi attori non significa recitare bene e ricevere un applauso, ma avere svolto il proprio compito, la propria funzione. Noi siamo semplicemente dei vettori attraverso i quali il pubblico ha modo di apprezzare la poetica, la drammaturgia di un grande autore, quindi dobbiamo mettere a frutto quello che sappiamo fare per far innamorare, in un certo senso, gli spettatori di quel testo e di chi l’ha scritto”.
Marina Lorenzi: “E’ fondamentale anche entrare in empatia col pubblico, altrimenti non arrivi da nessuna parte”.
Riccardo, in “Un Posto al sole” interpreta Roberto Ferri, uno dei personaggi più amati della serie, che sviluppi avrà nelle prossime puntate?
“Al momento Ferri si trova in una situazione più comoda e confortevole rispetto al carcere in cui si è dovuto autoinfliggere una ferita per far accusare quelli che molestavano lui e Ludovico, il suo compagno di cella non udente. E’ stato anche un bel momento girare quelle scene con gli attori che interpretavano Rosario e Ludovico. Nelle puntate di “Un Posto al sole” attualmente in onda Roberto è ai domiciliari, si sente un po’ prigioniero a casa, vive a latere di Marina Giordano (Nina Soldano) che è l’unica che si può muovere e andare ai cantieri Flegrei-Palladini e provare a contrastare la banda Gagliotti, con uno straordinario Carlo Caracciolo nella parte di Gennaro che riesce a dare queste temperature borderline al personaggio che all’inizio era un ragazzo tenero, entusiasta, che si è fatto da solo ma dietro ha una facciata di illegittimità, di traffici, di affari loschi. Al suo fianco c’è Vinicio, impersonato da Gianluca Spagnoli, che è più fragile, era il cocco del padre, e non riesce a soddisfare le richieste del fratello maggiore, non ha la tempra o la testa per portare avanti l’attività di famiglia. Gennaro, avendo subìto questa discriminazione da parte del padre che non lo ha mai stimato, tratta male Vinicio che è quindi frustrato, non si sente all’altezza del compito di dover assistere in maniera più energica e fattiva il fratello che ha questa cecità momentanea e che forse sta recuperando la vista. Ferri non vede quindi l’ora di uscire da questa situazione di costrizione, di risolvere i suoi problemi con la giustizia e provare a delegittimare Gagliotti dal ruolo di amministratore delegato. Questa è la sua missione. Tra l’altro era stato proprio Roberto a volerlo ai Cantieri perchè si era un po’ “innamorato” di questo ragazzo che gli ricordava lui da giovane e gli ha fatto anche da mentore. Gennaro all’inizio era affascinato dalle capacità di questo imprenditore che si è fatto da solo, sebbene siano due uomini con provenienze di studi e classi sociali diverse. Per quanto i genitori di Ferri fossero non udenti hanno sempre preteso tanto da lui, ecco perchè è così duro a volte con gli altri. Lo aveva spiegato tanti anni fa ad Eleonora Palladini (Hélène Nardini) e poi anche al figlio Filippo (Michelangelo Tommaso), dicendo che lui era il riscatto dei suoi genitori e doveva dare il massimo. Ed è quello che accade anche nella realtà a tanti figli”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Stefania Lupi
