“E’ un album più “sofferto” rispetto ai precedenti, nato in un momento in cui ho provato un disagio generale ed ero deluso da tutto quello che stava accadendo intorno al sistema musicale italiano”. Si intitola “Non ho paura di niente” (BMG), il nuovo disco di Fabrizio Moro, il decimo in studio, in uscita venerdì 14 novembre, che contiene nove nuove canzoni prodotte da Katoo e caratterizzate da testi introspettivi e attuali, in cui la dimensione intima si intreccia con una visione collettiva.
Fabrizio, partiamo dal titolo, “Non ho paura di niente”, di cosa hai avuto paura e come hai lavorato a questo disco che arriva a due anni e mezzo dal precedente?
“La creatività è un processo che mi ha sempre spaventato, infatti una delle mie paure più grandi è perdere il talento di trasformare quello che ho dentro in una canzone. Disco dopo disco, ogni volta ho fatto fatica a rimettere in moto gli ingranaggi e prima di arrivare ad un brano che poi ha sbloccato il resto del lavoro ci sono voluti diversi mesi, questa volta ancora di più perchè era un periodo particolare e ho cominciato a scrivere “Non ho paura di niente” nel post pandemia. Ogni artista quando entra in studio ha un suo processo, il mio è sempre quello di partire un po’ in sordina, pertanto le prime canzoni che ho scritto ovviamente non mi hanno dato una bella sensazione finché poi è arrivato un momento in cui si è accesa quella fiammella che poi diventa un bel fuoco”.
Come vedi cambiato il mondo della musica rispetto a quando hai iniziato venticinque anni fa?
“Io faccio parte di quella generazione di cantautori figli di nessuno, nel senso che stanno in mezzo tra quegli artisti grandi di età che hanno avuto la possibilità di mettere da parte un “pacchetto” di canzoni importanti e i giovani che oggi si affidano con molto più istinto a queste nuove linee di comunicazione. Passare da una fase storica in cui un disco nasceva in studio con i musicisti, con il produttore, a questa bolla di musica digitale che è scoppiata così improvvisamente soprattutto negli ultimi anni mi ha traumatizzato. Io non riesco ad andare di fretta, a stare dietro al sistema, al mercato, al concetto di mainstream perché ho bisogno di tempo per fare le cose quindi poi ho capito che l’unica soluzione è quella di metterti lì e continuare come hai sempre fatto. Oggi va di moda il concetto del virale, per me la cosa più importante è sempre stata riuscire a scrivere delle canzoni che poi potessero restare nel tempo. Certo, i numeri ti consentono di sopravvivere, però un artista può aspirare a diventare “immortale” soltanto attraverso le sue opere e per far sì che ciò avvenga non posso andare di fretta quando lavoro. Ci sono stati diversi momenti in cui ho pensato di smettere di cantare, ma quando stai per mollare devi rialzarti e andare avanti. E’ questo che differenzia i grandi da quelli che si arrendono”.
Nel brano “Comunque mi vedi” per la prima volta non sei tu a parlare ma ti metti in ascolto …
“Credo sia uno dei pezzi più sinceri del disco. Non riuscivo a confrontarmi con questa persona che è stata molto intelligente e ha capito il mio punto debole, perchè comunque tendo ad essere un po’ sospettoso, a non fidarmi molto, infatti a 50 anni sto da solo con diverse separazioni alle spalle. Questa donna che era la mia compagna si è messa veramente a nudo e si è fatta leggere da me per cui è venuto spontaneo scrivere questa canzone in cui lei parla e si racconta. Per la prima volta nella mia discografia mi sono impersonificato in un’altra persona”.
In “Simone Spaccia” descrivi invece un personaggio che ha fatto parte del contesto sociale in cui sei nato e cresciuto…
“Anche in passato ho parlato nelle canzoni di personaggi che esistono davvero nel contesto sociale in cui sono cresciuto per descrivere la mia realtà e questo ha portato a volte ad una serie di problemi nel quartiere, l’importante è non dire il cognome sennò fai la spia. Simone esiste, non so se ancora spaccia però non è stato un bravo ragazzo”.
In “Scatole” invece fai un viaggio emozionale tra i ricordi della tua vita e della tua carriera, cosa hai scoperto aprendo queste scatole?
“Io ho il problema dei traslochi, ho cambiato sei case in dieci anni e ogni volta che faccio questi spostamenti porto con me le mie scatole e quando le riapro per sistemare le cose faccio dei viaggi immensi perchè mi rendo conto che il tempo non passa così in fretta come crediamo, in realtà viene scandito, almeno nella mia vita, in maniera abbastanza lenta. Riaprendo queste scatole trovo spesso delle cose che dimenticavo di aver messo in quel posto e anche delle sensazioni che credevo di non riuscire più a provare. Sono dei viaggi emozionali bellissimi. Anche il trasloco e le scatole hanno a che fare con la ricerca dell’equilibrio. In realtà la tua casa, il posto in cui stai bene, è dentro di te, evidentemente se ho fatto tutti questi traslochi è perchè c’era qualcosa dentro di me che non andava bene e io lo riflettevo all’esterno. I miei figli ora sono adolescenti e rispetto a quando erano bambini, c’è un rapporto diverso con loro, che amo e che mi amano immensamente, e questo mi ha dato un equilibrio diverso”.
Tornare al Festival di Sanremo è tra i tuoi progetti?
“Sanremo è diventato uno spettacolo televisivo e ha sempre meno a che fare con la gara canora della tradizione musicale italiana e questo mi spaventa perchè ho la sensazione che non basti più avere una bella canzone. Se trovassi un brano adatto, che vada bene al Festival di oggi e al Fabrizio Moro attuale lo proporrei”.
Un ricordo di Pippo Baudo …
“Per un periodo di tempo abbiamo continuato a sentirci. Nella vita ci sono persone che ti aiutano nel momento del bisogno e Pippo Baudo è stato tra queste, è stato fondamentale. Aveva largo potere e ha dedicato parte di questo a chi da solo non ce la faceva. Per me è stato un grande, è colui che mi ha permesso di svoltare nella mia vita e di essere qui oggi”.
Fabrizio Moro presenterà il nuovo album al pubblico con un instore tour:
– 14 novembre – ROMA – Feltrinelli in Via Appia Nuova, 427 – ore 18.00
– 17 novembre – NAPOLI – Feltrinelli in Piazza dei Martiri – ore 18.00
– 18 novembre – BARI – Feltrinelli in Via Melo, 119 – ore 18.00
– 20 novembre – FIRENZE – Feltrinelli in Piazza della Repubblica, 26/29 – ore 18.00
– 21 novembre – MILANO – Feltrinelli in Piazza Piemonte, 2 – ore 18.30
– 22 novembre – TORINO – Feltrinelli in Piazza C.L.N., 251 – ore 18.00
– 25 novembre – CATANIA – Feltrinelli in Via Etnea, 283 – ore 18.00
– 26 novembre – PALERMO – Feltrinelli in Via Cavour, 133 – ore 18.00
L’anno prossimo Fabrizio Moro tornerà in tour con NON HO PAURA DI NIENTE LIVE 2026, che inizierà con un’anteprima il 2 maggio 2026 al Palazzo dello Sport di Roma e proseguirà poi da ottobre 2026 nei principali club italiani.
In scaletta non mancheranno le canzoni che, dagli esordi fino ad oggi, hanno segnato il suo percorso artistico e, per la prima volta, i brani che saranno contenuti nel suo nuovo album.
Questo il calendario con le date del tour NON HO PAURA DI NIENTE LIVE 2026, prodotto e organizzato da Friends&Partners:
2 maggio 2026 – ROMA – Palazzo dello Sport
23 ottobre 2026 – PADOVA – Hall
24 ottobre 2026 – SENIGALLIA (Ancona) – Mamamia
28 ottobre 2026 – MILANO – Fabrique
31 ottobre 2026 – VENARIA REALE (Torino) – Concordia
6 novembre 2026 – FIRENZE – Cartiere Carrara
7 novembre 2026 – BOLOGNA – Estragon
12 novembre 2026 – NAPOLI – Casa della Musica
13 novembre 2026 – MOLFETTA (Bari) – Eremo Club
15 novembre 2026 – CATANIA – Land
di Francesca Monti
credit foto Shipmate
