Intervista con Ilaria Spirito, capitana del Chieri ’76 e oro olimpico a Parigi 2024 con la Nazionale: “La pallavolo mi ha insegnato a rispettare le persone e ad accettare le opinioni diverse dalle mie”

“L’Olimpiade mi ha regalato un turbinio di emozioni e ancora adesso faccio fatica a credere di aver vinto un oro a cinque cerchi”. Classe, determinazione e resilienza: Ilaria Spirito, libero e capitana della Reale Mutua Fenera Chieri ‘76, con cui ha conquistato una WEVZA Cup, una Challenge Cup e una Coppa CEV, ha realizzato il sogno di salire sul gradino più alto del podio ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 con l’Italvolley Femminile guidata dal ct Julio Velasco.

Una meravigliosa medaglia che ha coronato una carriera iniziata nell’Albisola e proseguita a Genova, Busto Arsizio, Roma, Casalmaggiore e Cuneo, in cui ha affrontato e superato difficoltà e infortuni, senza mai arrendersi.

In questa intervista Ilaria Spirito ci ha parlato delle emozioni vissute a Parigi ma anche dei suoi inizi nel calcio, degli obiettivi stagionali con il Chieri ’76 e del desiderio di fare un viaggio a New York.

Ilaria, che ricordo conserva della meravigliosa medaglia d’oro vinta con l’Italvolley femminile alle Olimpiadi di Parigi 2024, a poche settimane di distanza dal trionfo nella VNL?

“L’estate 2024 è stata indimenticabile e rimarrà per sempre nei miei ricordi. L’Olimpiade mi ha regalato un turbinio di emozioni e ancora adesso faccio fatica a credere di aver vinto un oro a cinque cerchi. Non ho mai provato una sensazione del genere. Sicuramente ho sentito tanta felicità e soddisfazione ed è stata la chiusura di un cerchio, una sorta di premio per tutto quello che ho affrontato nel corso della mia carriera fino a quel giorno”.

Quanto è stato fondamentale l’arrivo sulla panchina azzurra del ct Velasco per far ripartire questo nuovo ciclo vincente dell’Italvolley femminile?

“Julio Velasco è stato ed è l’allenatore giusto nel gruppo giusto al momento giusto. La Nazionale femminile aveva bisogno di una guida, di un motivatore, di un oratore, di una persona che parlasse con ognuna delle giocatrici, capisse i punti di vista di tutti e rimettesse il gruppo in tranquillità perché le qualità tecniche delle giocatrici non sono mai state messe in discussione, bisognava fare la differenza dal punto di vista della fiducia, dell’autostima, del credere nelle potenzialità. Velasco è stato la chiave per arrivare a questa consapevolezza di gruppo”.

Da bambina giocava a calcio, cosa ha fatto scattare invece la passione per la pallavolo?

“Da piccola ero già abbastanza capace di giocare a pallavolo perché mio papà è un allenatore e mia sorella ha sempre praticato questo sport. Io ho iniziato con il minivolley ma a sei anni ho detto a mia mamma che mi annoiavo con la palla rilanciata visto che sapevo già fare il bager e il palleggio. Così ho fatto una prova in questa scuola calcio che era gratuita per i bambini della mia leva e mi sono innamorata di questo sport che ho continuato a praticare per sette anni insieme ai maschi, finchè ho dovuto lasciare perché ad un certo punto della crescita avviene la divisione obbligatoria tra maschi e femmine e il calcio femminile, quando avevo 12-13 anni, non aveva la diffusione che ha oggi, quindi non c’erano squadre di buon livello. Così a 14 anni ho ripreso a giocare a pallavolo”.

Segue ancora il calcio?

“Seguo il calcio maschile, appena posso vado allo stadio a Torino, sia all’Olimpico sia all’Allianz Stadium, anche a vedere una squadra per cui non tifo. Mi piace tanto assistere alle partite dal vivo, ma anche guardarle in tv da casa. Per quanto riguarda il calcio femminile ho visto solo un paio di match della Juventus Women in Champions League”.

Qual è l’insegnamento più importante che le ha trasmesso la pallavolo?

“La pallavolo mi ha insegnato che da soli non si va tanto lontano, in quanto c’è sempre bisogno di un compagno per proseguire un’azione, ma anche ad accettare e rispettare le persone e i pensieri degli altri che spesso e volentieri sono diversi dal nostro e questo insegnamento lo riporto anche nella vita reale. Quando magari ho a che fare con chi non ragiona nel mio stesso modo cerco di non arrabbiarmi e non impuntarmi sulle mie idee ma di accettare anche quelle altrui”.

Negli ultimi anni con il Chieri ha conquistato la Challenge Cup e la Coppa Cev, quali sono gli obiettivi stagionali?

“Come sempre procediamo passo dopo passo, ci sarà la fine della regular season del girone di andata e puntiamo a classificarci tra le prime quattro per partecipare alla Coppa Italia, inizierà la Coppa Europea, poi arriveranno i play-off. L’obiettivo è cercare di dar fastidio con il nostro gioco e il nostro modo di stare in campo anche a quelle squadre che hanno a disposizione più armi di noi, più potere economico, più giocatrici di livello internazionale”.

Qual è l’avversaria più forte da affrontare?

“In questo momento come squadra il Conegliano, come giocatrici ce ne sono tante, sicuramente Joanna “Asia” Wołosz, una delle palleggiatrici più forti del mondo, molto estroversa e imprevedibile, e Paola Egonu. Il campionato italiano è ricco di star e di giocatrici di altissimo livello, quindi in ogni partita ci sono avversarie difficili da affrontare”.

E’ plurilaureata, com’è riuscita a gestire sia lo studio che l’impegno sportivo?

“Chi afferma che non abbiamo tempo per studiare dice una cavolata perchè adesso ci sono tante università online un tempo non esistevano. Io ho provato a frequentare i corsi in presenza ma era impossibile come tempistica allenandoci mattina e pomeriggio, e mi sono resa conto che non andando a lezione perdi l’80% di quello che viene detto, anche se qualcuno ti passa gli appunti. C’è un’offerta accademica molto vasta in questo momento ed è utile per gli sportivi perchè permette di poter studiare in qualsiasi momento, anche quando sei in trasferta, pertanto ci vuole solo un po’ di impegno”.

Cosa le piace fare nel tempo libero che immagino non sia tantissimo?

“Mi piace riposare, stare a casa, leggere un buon libro, guardare film, giocare alla Playstation, ma anche viaggiare, andare a vedere posti nuovi con il mio fidanzato, assaggiare piatti mai provati. Durante la stagione agonistica sono un po’ pantofolaia, mentre d’estate ho un’energia maggiore e quindi esco, faccio delle passeggiate in montagna, mi muovo di più”.

Il viaggio che le è rimasto nel cuore e quello che vorrebbe fare … 

“La scorsa estate siamo stati in Indonesia, a Bali ed è al momento il viaggio che porterò sempre nel cuore. E’ il posto più lontano in cui sono andata, ci sono volute 26 ore per arrivare a destinazione, è stato un bel trauma però ho visto dei posti incredibili, sono tornata più stanca di quando sono partita ma ne è valsa veramente la pena. Al primo posto nella lista dei viaggi che vorrei fare c’è New York”.

Da capitana del Chieri e da esempio per tante ragazze e bambine che si avvicinano alla pallavolo, quale consiglio si sentirebbe di dare loro?

“Innanzitutto si devono divertire, altrimenti è meglio cambiare sport. Quando si capisce che è la strada giusta da seguire l’impegno è la cosa più importante. C’è tanto da sudare per poter raggiungere degli obiettivi, anche se magari la tua carriera non finirà giocando ai massimi livelli in Serie A1. E poi servono pazienza e dedizione”.

di Francesca Monti

Si ringrazia Lisa Giofrè

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