“E’ una dedica per una ragazza, con la quale è andata molto male, è una delle canzoni più spontanee che ho scritto”. Principe porterà sul palco di Sanremo Giovani 2025 il brano “Mon Amour”, un invito a lasciarsi andare, a ballare anche quando la vita sembra troppo complicata e a trovare la vera bellezza proprio nella quotidianità.
L’artista porta con sé la forza della normalità, trasformandola in musica ed energia per connettersi davvero al proprio pubblico, unendo leggerezza e ritmo, grazie ad un linguaggio diretto e moderno, che s’ispira ai grandi cantautori pop degli anni Novanta e Duemila, proprio quelli che ascoltava in famiglia quand’era bambino.
Principe (vero nome Eugenio Bovina), classe 2004, scrive canzoni per sentirsi meno solo e per raccontare la sua vita con la speranza che, in mezzo alle sue storie, qualcuno possa ritrovarci un pezzetto della propria.
Eugenio, quali sono le tue sensazioni e anche le tue aspettative in vista di Sanremo Giovani?
“Manca sempre meno, quindi la tensione sale. Sono super felice, è un’occasione stupenda e cerco di godermi il più possibile questa avventura senza viverla come una competizione, nonostante lo sia. Mi sto sentendo con gli altri ragazzi in gara, non c’è nessun rapporto negativo o scontro, sono tutti brani forti. Cerco di non farmi troppe aspettative perché l’obiettivo è andare a Sanremo Giovani e divertirmi, poi si vedrà quello che accadrà”.
Sarai in gara con “Mon Amour”, un singolo che trasmette energia, un invito a lasciarsi andare, a ballare, ma è anche una dedica d’amore. Raccontaci qualcosa in più sul brano e anche sul video che lo accompagna …
“E’ una dedica per una ragazza, con la quale è andata molto male, però il brano mi ha portato a Saremo Giovani, quindi va bene così. Mon Amour è nata in cameretta, l’ho scritta chitarra e voce, in dieci minuti. Poi l’ho mandata al produttore, siamo andati in studio e l’abbiamo registrata. E’ una delle canzoni più spontanee che ho scritto.
Io sono un grande fan delle storie tragicomiche, dei finali tragicomici e mi sono divertito un sacco a girare il videoclip. All’inizio non si capisce dove sto andando, sono su un motorino, poi finisce la benzina, quindi si rompe e mi metto a correre tutto sporco perché ho un appuntamento con questa ragazza. Abbiamo voluto creare una sorta di storytelling invece del solito playback ed è uscito questo video. Mi piacerebbe tanto anche recitare in un film”.
Hai dichiarato che hai iniziato a far musica per capirti meglio. Che cosa hai capito di te facendo musica?
“Ho capito che sono più sensibile e fragile di quel che credevo, non c’è niente di male ad esserlo, anzi è essenziale, fondamentale. Spesso c’è questa concezione del dover essere forte, duro e non c’è spazio per la fragilità, soprattutto quando si è piccoli. Ci si sente in colpa magari ad essere sensibili ed è terribile. Con la musica, che è una sorta di psicologa, ho scoperto questo lato di me”.
Che cosa vorresti invece che arrivasse di te al pubblico che ti ascolterà sul palco di Sanremo Giovani?
“Tutti noi non siamo solo bianco o nero ma abbiamo tante sfumature. Mon amour è una parte di me che ho deciso di portare sul palco, perché il messaggio che volevo trasmettere è la leggerezza. Penso sia necessaria in questo periodo storico vedendo tutte le cose brutte che ci circondano e la sofferenza. Ogni tanto dedicarsi un po’ di leggerezza fa bene. Spero che la gente, quando ascolterà Mon Amour, possa ballare, divertirsi e staccare per qualche minuto”.

La tua musica nasce tra le strade e l’atmosfera della campagna bolognese. Bologna è una terra ricca di grandi cantautori, di grandi artisti. Quali sono quelli a cui ti ispiri?
“Io sono fan del cantautorato in generale, ascolto praticamente solo quello, perché penso che si possa apprendere tanto. La mia triade preferita, interamente bolognese, è composta da Vasco Rossi, Cesare Cremonini e Lucio Dalla. Non so metterli in ordine, perché sono la mia ispirazione”.
A proposito di grandi artisti, hai aperto il concerto di Ligabue a Campovolo. Che emozione è stata?
“È stata un’emozione incredibile, inaspettata. Quando è arrivata la notizia non ci potevo credere. E’ stato bellissimo, è il palco più grande su cui ho cantato finora e me lo sono goduto. C’era tantissima gente, sapevo che non era lì per me, che non mi conosceva, e questo mi ha motivato ancora di più, perché volevo lasciare il segno in modo che potesse ricordarsi di me. E’ stato un onore”.
Stai lavorando a nuova musica, a un disco?
“Da tanti mesi siamo al lavoro in studio. Insieme al mio team abbiamo deciso di provare a partecipare a Sanremo Giovani, perché reputo che per una grande vetrina serva anche una buona preparazione e devi essere certo di quello che porti. Stiamo lavorando su un’identità e sono molto contento perché la stiamo trovando. Pertando mi sentivo pronto ad affrontare questo palco importante. Nel futuro c’è tanta musica. Adesso penso a Saremo Giovani, ma abbiamo anche delle belle canzoni che non vedo l’ora di cantare. Poi spero di fare molti live la prossima estate”.
Nei mesi scorsi hai portato la tua musica in giro per l’Italia con il tour Ragazzi di campagna …
“E’ stato bellissimo, ho scoperto che è la dimensione che mi piace di più perchè sono a contatto con la gente, con cui salti, balli. Starei per sempre su un palco”.
C’è una canzone tra tutte quelle che hanno preso parte alle precedenti edizioni del Festival di Saremo a cui sei più legato?
“Ce n’è una che ascolto di più e mi fa anche piangere perché è troppo bella: Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno. E’ una canzone che amavo già da piccolo e mi ricorda tante cose”.
di Francesca Monti
credit foto Marco Cipressi
Si ringraziano Elena Donato e Alessia D’Orsi
