Presso il Teatro Municipale di Piacenza, nell’ambito della Stagione della Danza, domenica 12 aprile alle ore 16.00, la Compagnia Etoile Ballet Theatre porta in scena Sogno di una notte di mezza Estate, balletto in due atti liberamente ispirato alla celebre commedia di William Shakespeare. La nuova produzione della Compagnia con messa in scena e coreografie di Ines Albertini e Walter Angelini, sulle musiche di Felix Mendelssohn, accompagna il pubblico in una notte incantata dove si intrecciano le vicende di quattro giovani innamorati, fate e spiriti. Già in tournée, sul territorio nazionale, al Teatro Sociale di Stradella.
Sinossi: Tra equivoci, sortilegi e trasformazioni, le storie dei protagonisti si intrecciano con Oberon e Titania. Per vendetta Oberon incarica il servo Puck di intervenire con un incantesimo che capovolge desideri e amori, mentre Titania cade vittima di un sortilegio, che la porta a innamorarsi di una creatura grottesca. In un susseguirsi di inebriante torpore amoroso, ove l’inganno, il gioco portano scompiglio, tutto per incanto svelerà e porterà a un nuovo ordine, nella metamorfosi onirica dell’archetipo della metafora shakesperiana.
Conosciamo meglio i direttori artistici della Compagnia internazionale Etoile Ballet Theatre d’istanza in Italia in residenza a Piacenza.
La Compagnia Etoile Ballet Theatre, dei direttori artistici Ines Albertini e Walter Angelini, pone le radici in Italia, con sede a Piacenza, in una location elegante, studiata nei minimi particolari per offrire e garantire un habitat professionale di lavoro ai ballerini, artisti, ospiti, con adeguati standard qualitativi, a partire dalla pavimentazione dotata di cassa armonica e linoleum, isolamento acustico, con ricambio d’aria filtrata, luci riposanti e doppie sbarre alle pareti per consentire ottimali esercizi. Sistemazione B&B per i ballerini, ed una metratura importante dedicata alla danza. Queste intuizioni attingono da una nutrita esperienza professionale di quindici anni all’estero, lavorando in America, che ha portato Ines e Walter, coppia artistica e nella vita, a realizzare un progetto ambizioso, nato a cavallo del lockdown, in un periodo di estrema difficoltà in campo artistico, forniti di coraggio e competenze, con l’urgenza di promuovere una speranza e concretezza lavorativa anche in Italia. Il Progetto nasce nel 2017, quando ancora Albertini e Angelini erano in itinere sul suolo americano, mentre nel 2020, l’idea diviene realtà attiva in Italia. Il destino ha unito le loro passioni, gli, studi, ed i progetti artistici in seno alla produzione artistica della Compagnia, che conta oggi numerosi spettacoli coreografici, con tournée nazionali ed internazionali, ideati già in un breve lasso di tempo. Questa prolifica creazione e produzione si deve alla vena creativa di Ines Albertini, sviluppata nel corso degli anni, e maturata dal talento istintuale in età giovanile, che pone le basi nello studio accademico con uno sguardo innovativo. La matrice abbraccia un linguaggio figurativo radicato nella tradizione del balletto classico, superando la pantomimica nel racconto, tipico, dei balletti di repertorio ottocenteschi, con una espressività più ancorata nella realtà, pur restando nel lirismo, che lo stile classico e neoclassico richiede. Una commistione che abbraccia anche lo stile contemporaneo con guizzi nella tecnica modern jazz, ben lontano dalle correnti espressioniste e astrattiste che incontrano il teatro danza, gli impianti tecno performing arts del terzo millennio, presenti nei festival blasonati, come la Biennale Danza a Venezia. Sempre di più oggi, una danza, non danza appare sulle scene, ed è doveroso cercare, all’interno gli elementi distintivi identificativi, che determinano un’ideazione creativa, per il risultato di un valido prodotto da promuovere, sia esso rappresentativo della tradizione, che specchio di una esigenza di cambiamento, come le epoche richiedono.

Ines Albertini e Walter Angelini, coppia artistica e nella vita, come e quando è nato il vostro incontro e sodalizio artistico?
Walter: “Il nostro primo incontro è avvenuto a Milano, ormai nel lontano 2010, eravamo in attesa del visto lavorativo per andare a lavorare al Boston Ballet nel Massachusetts, in America, e ci incontrammo presso la Scuola del M° Walter Venditti, già ballerino scaligero, scomparso all’età di 95 anni, nel 2024, per allenarci con la lezione aperta alla sbarra di danza classica. Mi chiamava il David, perché gli ricordavo, l’estetica delle proporzioni classiche”.
Ines: “Senza sapere ancora, che anche colui, che sarebbe poi diventato mio marito, si accingeva come la sottoscritta a lavorare a Boston. Galeotto fu l’incontro, con una signora francese che ci fece conoscere”. Lo stesso M° Venditti a lezione ci chiamava il falco e la colomba”.
Quando nasce l’idea di costituire una vostra Compagnia?
Walter: “Diciamo che, nei tredici anni che abbiamo passato negli Stati Uniti, abbiamo sempre avuto l’idea di creare qualcosa di unico insieme, che si è sviluppata negli anni, osservando le Compagnie americane di grandi dimensioni di organico, con cui abbiamo lavorato e di media grandezza, cercando di valutare i pro e i contro, estrapolando il meglio, per arrivare a creare qualcosa di nostro. Tornati in Italia, abbiamo fondato nel 2020 l’Etoile Ballet Theatre, sicuramente accelerando un po’ i tempi, rispetto poi alla carriera già intrapresa all’estero da solisti e primi ballerini, mentre dal 2017 al 2020, prima di rientrare nel nostro Paese, è stata l’esperienza nel nord Carolina, che ci ha fatto crescere maggiormente, per le competenze ed i ruoli di Direttori artistici, portando la Compagnia da quindici elementi a quaranta ballerini, con nutrite tournée e soddisfazioni”.
Ines: “Successivamente avevamo preso l’incarico di una Compagnia a Washington, una realtà grande, in un centro polivalente artistico, ma il Covid e l’incidente e la perdita in famiglia, ci ha fatto desistere dal progettare un ritorno oltre oceano”.
Quale linea di formazione segue lo stile e il repertorio della Compagnia?
Walter: “Vorrei fare una premessa sul discorso dei metodi che riguardano l’insegnamento della danza classica in generale, perché vige un po’ di confusione in merito. A parte la formazione scolastica iniziale che forma un ballerino con la tecnica, nel mio caso quella della Scuola di Ballo Accademia teatro alla Scala, e di Zurigo per quanto riguarda Ines, la danza classica se fatta ed imparata con metodo è un linguaggio universale, e come abbiamo appreso in America, non esiste una classifica per decretare una valenza migliore di metodo e scuola, sia essa americana, russa, Vaganova, italiana, Cecchetti, francese o inglese”.
Quali sono le coreografie da voi ideate e prodotte e quali i palcoscenici che le hanno ospitate?
Walter: “Abbiamo un repertorio che va dal classico al contemporaneo attraversando il neoclassico, sempre con una importante base di tecnica classica, includendo anche i balletti iconici di repertorio, ma rivisitati in una chiave più moderna ed attuale, come nella nuova produzione incentrata sul personaggio di Isadora Duncan. La nostra soddisfazione massima è poter invitare tra il pubblico persone che non hanno mai visto un balletto, lontani anche dal mondo lavorativo artistico, catturati ed estasiati al termine della rappresentazione, per la bellezza che restituisce lo spettacolo nella sua interezza, come nel caso di Spartacus. Sicuramente faccio parte del processo creativo, ma mi reputo un umile assistente, perché è Ines la coreografa, che concepisce e sviluppa l’ideazione iniziale degli spettacoli esportati in tournée, anche in Egitto e Cina”.
Di quanti elementi si compone la Compagnia?
Ines: “La Compagnia attualmente si compone di decine di elementi, che all’occorrenza, previo provino di inserimento, possono dupplicare, dipende dalla produzione e dal tipo di balletto che richiede la trama, come in Spartacus. Il mio lavoro coreografico, o meglio la scoperta di intraprendere questo ruolo parte da lontano, negli anni in cui ero in Accademia a Zurigo, sotto la direzione di Oliver Matz e Steffi Scherzer, ove il maestro di composizione coreografica Pablo Ventura, nota la mia attitudine nel coreografare, ma erano ancora gli anni in cui il mio obbiettivo era ballare, senza dare molta importanza a questa possibilità. Ancora diciottenne, il mio approccio coreografico fu proprio con Ventura, con il balletto Domani, ideato per il Junior Ballet Opera House di Zurigo. Questo talento che mi venne riconosciuto fin da subito, lo abbracciai più tardi, nel mentre anche in Florida a Miami, mi fu commissionato un progetto sul tema del Requiem, ambientato in una cattedrale. Nel 2017 inizio così a lavorare coreografando per Compagnie americane di piccola e media grandezza nelle città principali del Tennessee e New Jersey”.

Qual è il segno distintivo della Compagnia Etoile Ballet Theatre?
Ines: “Quando mi approccio nel creare una nuova produzione, c’è un grande lavoro nel coinvolgimento dei ballerini, a partire dalla trama della storia, nella quale vogliono entrare nella comprensione del racconto, aiutati anche da libri e testi di approfondimento che loro stessi reperiscono, al di là di entrare solo in sala prove ed eseguire dei passi assegnati. Il mio lavoro riguarda i passi di danza, ma anche la scelta dei costumi, delle luci, le scenografie, e non ultima la musica”.
Quali sono le vostre produzioni in seno alla Compagnia?
Walter: “Vorrei partire nel ricordare il debutto di Vampiri, in America nel 2018, in un teatro dalla suggestiva location in stile gotica, set di una nota trasmissione televisiva, portato in tournée con successo in Egitto e in Italia in tanti teatri e ormai presente fisso anche a Grazzano Visconti, all’interno dell’enorme evento sul tema dei vampiri, che richiama un pubblico di oltre 15mila presenze, ogni anno. Altra produzione portata in Italia con grande piacere è La Fanciulla di Neve, poco conosciuta , uscita nel periodo della pandemia, dove si evince la ricerca, di portare a conoscenza titoli di balletti che incuriosiscono per il tema mai visto prima nei cartelloni e programmazioni teatrali. Il nostro intento è di riuscire a vestire i ballerini dell’anima coreografica dell’autore e viceversa”.
Ines: “Un altro balletto è Requiem, il viaggio di Dante, a cui siamo molto legati, produzione originale sulle musiche di Mozart che ascoltavo da adolescente e mai avrei pensato di poter avvicinare per creare un balletto ispirato da una musica così aulica. Anche questa nata nel periodo del Covid, come coreografia video digitale, vista in rete da oltre 40 mila persone”.
Walter: “Abbiamo dato in quel momento una speranza concreta ai nostri ballerini che erano fermi , non potendo esibirsi in presenza nei teatri come in tutto il mondo. Un’altra produzione è ispirata al Grande Gatsby, Alice nel Paese delle meraviglie, e il recente Sogno di una Notte di Mezza Estate, per citare titoli, al di fuori dello standard del repertorio classico tout court”.
Dal vostro punto di vista, quali sono gli ostacoli maggiori che s’incontrano nel promuovere un progetto artistico, e le differenze riscontrate negli anni, tra America e Italia?
Walter: “Sicuramente la burocrazia italiana non aiuta a creare situazioni stabili per dare continuità lavorativa in scena, in tale senso siamo in procinto di accreditarci con la Regione Emilia Romagna come Ente formativo e di spettacolo, obiettivo molto importante e anche per poter accedere ai contributi governativi e del FUS Fondo Unico dello Spettacolo, poiché in prevalenza, fino ad oggi, sul modello acquisito americano, siamo sostenuti solo da fondi e sponsor privati, ma l’Arte ha bisogno di tanto altro, sicuramente implementare la possibilità di essere inseriti nei circuiti di programmazione teatrale sul territorio nazionale”.
Ci sono altre collaborazioni e collaboratori esterni alla Compagnia?
Walter: “Principalmente selezioniamo i nostri ballerini attraverso la collaborazione dell’agenzia GCdance, che si occupa di reclutare professionisti da tutto il mondo, arrivano anche centinaia di mail ogni settimana, a cui è difficile rispondere a tutti. Abbiamo anche la possibilità di offrire corsi di perfezionamento dai 12 ai 18 anni, anche se la nostra principale attività si concentra sulla Compagnia professionale, che ha attinto da giovani allievi venuti ai nostri corsi di perfezionamento e poi introdotti in Compagnia, obiettivo principale per dare continuità lavorativa. Abbiamo il piacere di avere con noi, la presenza di Nader Hamed, in qualità di Maestro principale Teacher della Compagnia, già Primo ballerino del Teatro alla Scala, Francesco Capuano, già ballerino solista in Compagnia e insegnante di modern jazz, e Triana Botaya ballerina internazionale e docente di Pilates. Inoltre nello specifico, Nader Hamed, dopo aver iniziato la sua formazione al Cairo presso l’Istituto Superiore di Balletto all’età di sette anni, ha lavorato per quattro anni in Europa con Rudolf Nureyev. E’ stato primo ballerino con l’Opera di Berlino, la Scala di Milano e il Còlon di Buenos Aires, oltre che Direttore Generale e Maestro della Cairo Opera House”.
Quali sono i prossimi impegni futuri?
Ines e Walter: “In estate molto apprezzato negli scorsi anni è il Summer intensive program, aperto ai giovani danzatori che provengono dal nostro territorio nazionale ed estero, un’esperienza immersiva di perfezionamento nelle discipline della danza classica, ma anche jazz e contemporanea, a cui si affiancano, Pilates e ogni volta novità, come la proposta del metodo Body B.P.F.°, pratica di allenamento corporea per mantenere in buona salute i muscoli ileo-psoas. Poi nel 2027 tra gli altri impegni di tournée e spettacoli, inizierà la produzione del Ballet Film Isadora Duncan, pioniera della danza moderna americana nel mondo”.
di Emanuela Cassola Soldati
