Dal 4 al 7 giugno, al Teatro di Documenti di Roma, va in scena lo spettacolo “Interplay. Charlie Parker, Le ali del Jazz”

Da giovedì 4 a domenica 7 giugno, al Teatro di Documenti di Roma, va in scena lo spettacolo Interplay. Charlie Parker, Le ali del Jazz di Alma Daddario per la regia di Ennio Coltorti anche in scena con Massimo Napoli. Con la partecipazione di Elena Barbati e il pianoforte di Federico Pappalardo. 

L’arte non sempre può essere codificata, spiegata, analizzata in termini razionali. È così per la poesia, la pittura, la musica.
Questa è la storia di Charlie Parker e dell’ossessione dell’uomo che lo avrebbe seguito fino alla morte per carpire il suo segreto.
Nell’ultima fase della sua vita, durata troppo poco grazie agli eccessi e all’abuso di alcool e droghe, Charlie Parker, genio innovatore, inventore del genere be-bop, venne affiancato da un giornalista, critico musicale, che non gli avrebbe dato tregua, inseguendolo ovunque per strappargli confidenze e segreti, con lo scopo di scrivere una biografia da best seller…ma l’arte in realtà non può essere codificata, costretta dentro schemi razionali, e il genio ha un dono, che può scatenare l’invidia di chi, non riuscendo a creare, indossa l’abito del critico che tenta di spiegare l’inspiegabile. Grandi artisti hanno elargito questo dono magnifico e inspiegabile all’umanità, che non sempre in vita li ha apprezzati. Come Oscar Wilde, come Van Gogh, come Mozart, come Charlie Parker.

“Mi sono ispirata alla vita del grande sassofonista Charlie Parker per questa mia storia. Charlie, soprannominato “the bird”, per la velocità di alcune sue composizioni che secondo i critici erano simili al volo degli uccelli. Nessuno come lui è riuscito a dare una svolta non solo tecnica, ma etica a quella che era sempre stata considerata una sorta di musica da intrattenimento. Con lui la musica diventa d’ascolto, espressione di un vissuto che è anche violenza e dolore, è ricerca, è ascolto, è umanità. L’incredibile talento di Parker era proporzionale alla sua forza autodistruttiva, che compromise spesso i suoi rapporti con i partner musicisti, e con le partner nella sua vita privata. Insaziabile in tutto, riusciva a legarsi a più donne contemporaneamente. Mi sono chiesta chissà quali vette avrebbe potuto raggiungere se fosse vissuto di più. Ma gli uccelli, piuttosto che rassegnarsi alle gabbie, preferiscono volare via”, dichiara l’autrice Alma Daddario.

“Sum ergo cogito” vs “Cogito ergo sum”; si può riassumere così il rapporto tra Charlie Parker e Bruno Werner. Un’incontro/scontro. Tra emozione e ragione, tra viscere e intelletto; tra Dioniso e Apollo. Lo scontro iniziale tra l’artista “maledetto” e l’intellettuale “granitico” si tramuterà in un incontro che porterà alla nascita di una imprevedibile amicizia e a uno straordinario libro su Charlie. Tuttavia il progetto di Bruno di arrivare a spiegare il metodo, la tecnica, i segreti dell’eccezionalità interpretativa del grande sassofonista, si infrangerà contro il caos emotivo e mentale di Charlie. Ma l’insegnamento che trarranno da questo rapporto sarà reciproco e porterà a un prezioso libro e alle ultime straordinarie incisioni di Charlie prima dell’addio a quel suo mondo pieno di dolore e musica – Il regista Ennio Coltorti

Nota storica di Pietro Sergio
Charlie Parker era un musicista jazz che rivoluzionò il suo mondo in tutti i modi possibili. Rese il suo strumento, il sassofono contralto, protagonista, dove prima era relegato al ruolo di semplice accompagnamento e con Dizzy Gillespie introdusse un nuovo modo di concepire il jazz il bebop che divenne anche uno stile di vita: come scrisse Miles Davis nella sua autobiografia “Bird è stato lo spirito del movimento bebop”. Bird era il soprannome di Charlie Parker perché quando iniziava a suonare prendeva il “volo”, le sue mani “volavano” sulla tastiera dello strumento come nessuno aveva mai fatto prima. Come dichiarò in seguito: “Stavo suonando Cherokee ed ero stufo di suonare gli stessi accordi. Non riuscivo a trovare la soluzione. Poi fu come se l’idea si fosse materializzata. Cominciai a utilizzare l’intervallo superiore della nota come linea melodica ed ecco che tutto prese corpo”.
Non era musica concepita per il pubblico: per la prima volta i musicisti neri esprimevano la loro identità più profonda manifestando il loro punto di vista al pubblico e all’industria discografica sconvolgendo la tradizione.
La genialità della musica di Parker ha origine dal fraseggio continuamente interrotto, dall’imprevedibilità ritmica, dalle intensità sempre variabili, dai ritmi e tempi sempre velocissimi: è come se portasse sul palco la vita vissuta, la rabbia dei ghetti, la voglia di riscatto della gente nera. Tutta quest’ansia e avidità del vivere ha un prezzo e Parker lo paga tutto, è ingordo di cibo, eroina, alcool e sesso, dopo ogni ricovero in cliniche psichiatriche torna sempre ad autodistruggersi come lo stereotipo dell’artista maledetto tutto genio e sregolatezza fino a giungere a una fine prematura a soli 35 anni (alla stessa età di Mozart) dove il medico non riuscì nemmeno a stabilire la causa della morte.

In Interplay si percepisce tutto questo. Si capisce che si è di fronte a un vissuto costantemente in precario equilibrio fra allucinazione e coscienza sospeso tra visioni di mostruosi fantasmi interiori e brandelli di ricordi di una felicità passata e perduta per sempre. Questo è Charlie. Poi c’è Bruno il cronista e critico musicale che sta scrivendo una biografia su di lui, il suo idolo e idolo di un’intera generazione. Bruno sa benissimo che ha di fronte un genio irripetibile e vorrebbe capire e carpire il segreto ultimo della sua arte con l’illusione di poter spiegare a parole (e magari mettere su carta) l’imperscrutabile miracolo della creazione artistica. Ci prova come può, tenta di riportare Charlie alla realtà ricordandogli i momenti più esaltanti della sua carriera, vuole sapere qualche dettaglio della sua tecnica, tenta in ogni modo di “prenderlo”. Per tutta risposta Charlie perso nelle sue allucinazioni parla dei suoi sogni, del suo stralunato sentire, delle sue donne, dei sui affetti, di tutto tranne della sua musica.
Quando il libro di Bruno su Bird è finito Charlie non lo accetta, non può sentirlo suo perché racconta della sua musica ma la vera essenza di Charlie non c’è, non c’è la profonda intima sofferenza dalla quale scaturisce la magia che Bird ha portato su questa terra.

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