I grandi del calcio si sfidano divertendosi nella Red Bull Ultimate Football Challenge

Un pallone e un campo su cui giocare: non serve altro per dare il via a una partita di calcio, in qualsiasi parte del mondo. Che ci si trovi per le strade di San Paolo o su un terreno regolamentare, è proprio questo amore condiviso per lo sport il cuore della Red Bull Ultimate Football Challenge.

La sfida va in scena tra Brasile, Spagna e Austria e riunisce cinque professionisti, provenienti da culture calcistiche differenti: Neymar Jr., Endrick, Richard Ríos e Dominik Szoboszlai. Nomi che non hanno bisogno di presentazione, come non ne ha bisogno colui che li ha riuniti, Jürgen Klopp, Head of Global Soccer di Red Bull, uno degli allenatori di calcio più vincenti e stimati della storia.

Sempre Klopp è l’ideatore della sfida, una sequenza di prove pensate per testare controllo, movimento e precisione. Un totale di 100 palloni è a disposizione della squadra per superare tutti gli ostacoli, il resto lo fa il talento dei giocatori, chiamati a esprimersi al massimo delle loro capacità per arrivare alla finale.

L’azione prende il via a San Paolo, alla Mercado Livre Arena Pacaembu, dove Neymar Jr. gioca praticamente in casa. La prova lo vede sospeso a 15 metri d’altezza su una piccola piattaforma: da lassù deve ricevere e rilanciare i palloni che gli arrivano da piattaforme poste ad altezze diverse, per poi chiudere con un’azione di controllo, palleggio e tiro verso una mini-porta sospesa a 20 metri. Un test perfetto per mettere alla prova il suo controllo di palla elegante ed efficace, che ha definito la sua carriera tra Brasile, Spagna, Francia, Arabia Saudita e Nazionale brasiliana; al suo fianco per l’occasione un’altra stella del calcio brasiliano, Zé Roberto, e il freestyler francese Séan Garnier. Il bilancio è notevole: dei 100 palloni a disposizione dell’intera squadra, Neymar ne ha persi soltanto 22, lasciandone ben 78 ai compagni per le prove successive.

Questo il suo commento al termine della prova: «Pensavo fosse più facile. Ma una volta lassù ci ho messo poco a capire davvero il tasso di difficoltà: era soprattutto una questione di vento, che cambiava di continuo la traiettoria del pallone e rendeva il controllo complicato. Ora che sono di nuovo a terra posso dire che mi è piaciuto tutto, ma quando ero lassù avevo un po’ di paura». “O Ney” non ha poi potuto fare a meno di tornare con la mente ai suoi esordi palla al piede: «Penso sia stata una cosa naturale. Devo tutto a mio padre: lo seguivo quando giocava, andavo con lui negli stadi, agli allenamenti… così ho finito per innamorarmi di quell’ambiente».

La Red Bull Ultimate Football Challenge – Credit foto: Joerg Mitter / Red Bull Content Pool

Rispondi