Papa Leone XIV in visita pastorale a Pavia e a Sant’Angelo Lodigiano: “Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione”

Una folla in festa ha salutato l’arrivo del Santo Padre Leone XIV a Pavia per una visita pastorale alla città. La prima tappa del viaggio è stata al Centro Nazionale di Adroterapia Oncologica (CNAO) dovve il Pontefice ha salutato i bambini e le persone in cura e le loro famiglie: “Fate capire a tutto il mondo che nei momenti difficili se non c’è la presenza, l’amore della famiglia, tutto è più difficile. Dio non vuole che nessuno soffra. Quello che ci promette Dio è che sarà sempre presente, anche quando siamo troppo deboli, ci manda degli angeli. Dio opera nelle nostre vite anche tramite i medici, gli infermieri, tante persone”.

Papa Leone ha poi raggiunto la Basilica di San Pietro in Ciel d’Oro dove ha presieduto una Celebrazione della Parola e venerato le Reliquie di Sant’Agostino.

“L’essenziale è vivere con Cristo, e diffondere il suo Vangelo è ciò che ci deve stare a cuore. Lo raccomando anzitutto ai presbiteri, che talvolta possono soffrire il senso di dispersione interiore, di stanchezza per le molteplici incombenze: ritornate sempre al centro, unificate tutto nella relazione con il Signore, e in Lui scoprite la gioia della fraternità presbiterale e il comune lavoro pastorale con i laici. E lo raccomando anche alle religiose e ai religiosi, che conoscono spesso la fatica di attualizzare il carisma a cui appartengono, ma che hanno sempre bisogno di ripartire da Cristo e di mettere in comune i talenti ricevuti sia con altre comunità religiose sia con l’insieme della Chiesa diocesana”, ha esordito il Papa nell’omelia.

“Aderire a Cristo, pietra angolare, ci permette anche di affrontare le problematiche odierne che riguardano la trasmissione della fede e la pratica religiosa. In un tempo nel quale molte persone sembrano aver perduto il gusto spirituale o, per diverse ragioni, non riescono più ad avvertire come attraente la proposta della fede cristiana per la loro vita, siamo chiamati anzitutto a portare l’annuncio del Vangelo, un annuncio gioioso e liberante di Gesù Cristo, che faccia emergere la bellezza della fede per la nostra vita e per la nostra società. C’è sempre più bisogno, oggi, di accompagnare le persone alla scoperta o alla riscoperta della fede. Perciò, bisogna annunciare il nucleo del Vangelo, cioè Gesù, che nella sua incarnazione, morte e risurrezione ci rivela il mistero di Dio e al tempo stesso il mistero che siamo noi stessi. «Una pastorale in chiave missionaria si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario».

In questo contesto, la figura di Sant’Agostino brilla di luce preziosa. Il suo pensiero, la storia della sua conversione, la sua spiritualità ci ricordano il valore e il primato dell’interiorità: «Non uscire fuori di te, ritorna in te stesso: la verità abita nell’uomo interiore». Il bisogno di rientrare in sé stessi, di non disperdersi nella frammentazione esteriore, di cercare e trovare un senso che orienti la nostra vita e animi le nostre relazioni, è un’esigenza comune a tutti: oggi esso riaffiora in modi diversi anche nella fretta e nella dispersione del vivere quotidiano, soprattutto negli interrogativi dei più giovani.

Quando la nostra testimonianza di fede è coerente e appassionata, noi stessi diventiamo “pietre vive” che compongono l’edificio spirituale che è la Chiesa. Lo stile di vita dei cristiani, che era nuovo e stupefacente agli inizi, nel confronto con il mondo giudaico e con quello pagano, deve esserlo tutt’ora, nel mondo di oggi. Uniti a Cristo possiamo infatti esprimere il nostro sacerdozio santo, offrendo ogni giorno sacrifici spirituali. Intessuto di preghiera e di servizio al prossimo, questo culto trasforma la nostra vita in segno del Vangelo attraverso le scelte, le azioni e le relazioni”, ha concluso il Papa che dopo aver salutato i fedeli sul piazzale della Basilica, tra due ali di folla ha raggiunto a bordo della Papamobile Piazza Duomo dove sul sagrato della Cattedrale ha ricevuto l’omaggio della comunità sudamericana e dei ragazzi dei Grest della Diocesi tra cori e un tripudio di bandierine gialle e bianche.

“Abbiamo sentito un momento fa dell’importanza della speranza e della pace. Tutti vogliamo vivere in pace. È molto importante che non perdiamo mai la speranza, perché come ci ha detto Sant’Agostino: “Se vogliamo cambiare i tempi, se vogliamo che il mondo viva in pace, dobbiamo cominciare con noi stessi”. Ciò vuol dire: basta con parole di odio, basta con gli insulti, con il bullismo, basta con tutte quelle cose che fanno guerra fra le persone, fra le comunità, fra i Paesi. Dobbiamo imparare tutti a essere costruttori di pace e promotori di riconciliazione. A tutti gli animatori che sono qui: grazie a voi per il vostro lavoro, per il vostro servizio!  E a tutti i ragazzi: perseverate, partecipate, cercate di costruire autentica amicizia, non un’amicizia solo con lo schermo, con il telefonino. Autentica amicizia, di persona! Presenti! Tutti presenti! E così troveremo che Gesù davvero vive fra noi. Gesù sarà presente”, ha detto il Pontefice ai ragazzi. 

Dopo aver dato la benedizione ai presenti e aver benedetto il quadro della Madonna della Colombina e una culla termica, Papa Leone XIV è entrata nel Duomo per un momento di adorazione del Santissimo Sacramento e per una sosta di preghiera davanti all’altare di San Siro, primo Vescovo e Patrono della Diocesi e della città di Pavia.

A seguire il Santo Padre ha raggiunto a piedi Piazza Vittoria per l’incontro con la cittadinanza e le istituzioni. Durante il suo discorso ha detto: “Oggi invito ciascuno di voi a ripetere dentro di sé: mi interessa la nostra città! Mi interessa la salute di chi ho accanto, mi interessa la bellezza del luogo in cui abito, mi interessa la qualità della vita negli ambienti in cui lavoro e dove trascorro il tempo libero. Mi interessa questa pianura così fertile, dove ogni campo e ogni fosso porta i segni del lavoro paziente di chi per secoli ha ascoltato il ritmo del creato, sentendosi in armonia con la natura.

La coltivazione della terra rispecchia la promozione della cultura, che trova a Pavia un modello particolarmente felice. Ricordando la vostra illustre tradizione accademica, penso soprattutto ai giovani e agli studenti che frequentano l’Università cittadina. In questo polo culturale, essi non sperimentano un agglomerato di saperi, ma un sistema capace di formare la persona senza speculare sul suo lavoro. Promuovere le scienze, infatti, significa promuovere l’uomo, che deve sempre restare protagonista delle proprie ricerche.

In tale prospettiva, ad ogni sapere corrisponde una forma di cura: come la scienza medica provvede al corpo umano, così la giurisprudenza si preoccupa del corpo sociale e la filosofia considera il pensiero, da cui l’uomo sviluppa ogni sua arte. Tutto ciò che veniamo a sapere del mondo ci fa conoscere noi stessi e ci fa interrogare nuovamente sulla nostra esistenza, assetata di verità e di giustizia. Di questa sete fu pieno l’animo di sant’Agostino, esempio della sana inquietudine che freme in chi ricerca, in chi studia, in chi educa. La sua figura, mentre incarna il dialogo arduo e costante tra fede e ragione, testimonia la loro reciproca appartenenza.

Non si può infatti credere senza pensare, né è possibile illuminare i quesiti più alti della ragione senza fede. Con questa fiduciosa apertura, infatti, la ragione umana domanda e progetta: non si chiude in logiche di profitto o di dominio, ma scopre nuovi modi per prendersi cura di sé e del mondo. Nella misura in cui crede, l’essere umano non si rassegna alla fine, a un frammento storico che termina con la morte: proprio la fede ci ricorda che non siamo sudditi di un fato anonimo, sostenendo invece la certezza che Dio è creatore e salvatore della vita.

A questo proposito, anche nella città di Pavia la Chiesa opera come grembo che accoglie tutti, generando una nuova umanità”.

La Confederazione Italiana Agricoltori di Pavia, in occasione della visita pastorale di Leone XIV, ha donato due tonnellate di riso carnaroli, raccolto grazie a una catena di solidarietà, all’Elemosineria Apostolica che saranno distribuite a Roma ai poveri e ai più bisognosi mentre 800 chili verranno inviati in Ucraina.

Il Papa è ripartito in elicottero dal Campo di Rugby CUS del Cravino e ha raggiunto Sant’Angelo Lodigiano atterrando allo stadio comunale “Carlo Chiesa”, per trasferirsi poi alla parrocchia dei Santi Antonio Abate e Francesca Cabrini, dove si è fermato in adorazione del cuore di Santa Francesca Cabrini.

“Se madre Francesca vivesse oggi, che cosa le direbbe la sua anima missionaria? O meglio, che cosa direbbe il Cuore di Cristo al suo cuore di donna consacrata a Lui e al servizio del suo Regno? E che cosa le avrebbe chiesto un Papa come Francesco, il quale, figlio di emigrati italiani, ha fatto del servizio ai migranti uno dei punti-chiave del suo pontificato?”, ha esordito il Pontefice nel suo discorso. “Carissimi, Papa Francesco ha voluto che la sua terza Enciclica, Dilexit nos, che è risultata poi l’ultima, fosse dedicata all’“amore umano e divino del Cuore di Cristo”, cioè a quel mistero di carità infinita che è l’unico vero “motore” della vita di Santa Cabrini, di tutto ciò che ha realizzato e, ancor più, di come lo ha fatto. Ebbene, in questa Enciclica, Papa Francesco scrive: «L’attualità della devozione al Cuore di Cristo è particolarmente evidente nell’opera evangelizzatrice ed educativa di numerose congregazioni religiose femminili e maschili che sono state segnate fin dalle loro origini da questa esperienza spirituale cristologica». Da parte mia, ho ereditato e portato avanti il Magistero di Papa Francesco con l’Esortazione apostolica Dilexi te sull’amore verso i poveri, e là dove si parla della carità nella forma di “accompagnare i migranti”, compare, proprio accanto a San Giovani Battista Scalabrini, la figura di Santa Francesca Saverio Cabrini. «Il suo cuore materno, che non si dava pace, li raggiungeva dappertutto – gli emigrati –: nei tuguri, nelle carceri, nelle miniere». Lei stessa ha scritto così: «Nessun lavoro sarà troppo difficile, nessuna terra troppo lontana, nessuna persona troppo ferita per l’amore del Cuore di Gesù e per tutti coloro invitati ad essere portatori dell’amore di Cristo nel mondo».

Fratelli e sorelle, cosa c’è di più attuale di questo carisma? Lo dico qui, davanti alla Reliquia del cuore di madre Cabrini, portata dalla Casa-madre di Codogno. Lo dico salutando e ringraziando con affetto le sue figlie spirituali, le Suore Missionarie del Sacro Cuore di Gesù. Cosa c’è di più attuale di un carisma missionario che si pone al servizio dei migranti?

Colgo dunque questa occasione per rivolgere un appello, specialmente ai giovani: conoscete Santa Francesca Cabrini! Leggete i suoi scritti, pieni di passione per Gesù e per la missione; le sue lettere, i suoi diari di viaggio, gli appunti dei suoi ritiri. Chi conosce madre Cabrini, ne rimane conquistato. La sua anima era nello stesso tempo contemplativa e attiva; era immersa nell’amore del Cuore di Cristo e questo le dava una capacità di lavoro e una forza d’animo straordinarie”.

di Francesca Monti

credit foto FM

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