“Ad un certo punto della tua vita scopri che forse il viaggio più importante non era conquistare qualcosa ma riuscire a tornare a casa, scoprendo chi sei veramente”. Attore, conduttore, motivatore, Walter Nudo è ripartito dal teatro, che gli ha permesso di superare la paura di dover dimostrare continuamente di essere all’altezza. Sui palcoscenici italiani porta in scena l’one man show “Nudo … ma si fa per dire”, tratto dal suo libro «La vita accade per te», in cui racconta in modo profondo, diretto e sincero la sua storia facendo emergere quella parte più personale e vulnerabile che il pubblico ancora non conosce.
Dall’adolescenza da immigrato bullizzato fino a Hollywood e alla vittoria di due reality, L’Isola dei Famosi e Il Grande Fratello Vip, da un incidente in moto a due ictus, lo spettacolo è un viaggio ironico, commovente e profondamente umano su cosa significhi davvero essere liberi e in cui tutti, in qualche modo, possono identificarsi.

Walter, come nasce l’idea dello spettacolo “Nudo… ma si fa per dire”?
“Lo spettacolo nasce dal mio libro, La vita accade per te, soprattutto dal desiderio di dare a quelle pagine un corpo, una visione, una voce e anche un palcoscenico. A un certo punto ho capito che la mia storia poteva veramente diventare uno spettacolo teatrale, non per raccontare quanto sono stato bravo in alcune cose ma al contrario quanto sono stato fragile, goffo, impaurito, qualche volta anche completamente perso, in modo che le persone si potessero identificare. Con Fabio Corradi, con cui ho scritto lo spettacolo, abbiamo trasformato questo materiale in un one man show dove si passa dalla risata all’emozione, dalla riflessione alla lacrima. La mia storia è la materia di partenza ma alla fine sul palco si parla un po’ della vita di tutti”.
Quanto c’è di autobiografico in quello che porta sul palco?
“Moltissimo. Nello spettacolo racconto e approfondisco ancora di più, rispetto al libro, la mia storia, quindi la dislessia, il bullismo, i primi sogni, il discorso dell’integrazione essendo arrivato in Italia dal Canada, la televisione, il successo, i reality, gli incidenti, i problemi di salute, le cadute, le ripartenze. “Nudo …ma si fa per dire” non è la celebrazione della mia carriera, anzi spesso sono il primo a prendermi in giro, ma è il pretesto teatrale per parlare del bisogno di sentirsi accettati, della paura di non essere abbastanza, e di quella domanda che prima o poi ci facciamo: sotto queste maschere, chi sono davvero?”.

Cosa significa per lei togliersi le maschere davanti al pubblico?
“Significa avere il coraggio di mostrare anche ciò che per anni avresti preferito nascondere, cioè quella parte più fragile di te. Tutti abbiamo delle maschere che ci rappresentano, ad esempio il forte, il vincente, il bello, l’educato, il bravo ragazzo, la brava ragazza, che ci danno l’illusione apparentemente di tenere tutto sotto controllo. Io personalmente ne ho indossate veramente tante. Togliersi completamente le maschere è probabilmente impossibile perché certe sono incollate alla tua faccia. Io non salgo sul palco dicendo che ce l’ho fatta e ho capito tutto, ma che ci sto ancora provando e che quella è la strada da seguire”.
Qual è la maschera più pesante che ha dovuto indossare nella sua carriera?
“La maschera dell’uomo forte, che riesce sempre a raggiungere quello che vuole, che non piange mai. Essere identificato con la bellezza fisica, il successo, la forza, può diventare però una gabbia. Le persone ti considerano un vincente, e quindi inizi a pensare di non poter mostrare paure o fragilità ma solo quello che la gente vuole vedere. Il bambino dislessico, bullizzato, balbuziente che sono stato era rimasto chiuso dentro di me, oggi invece salgo sul palco e non rinnego il passato e ciò che sono riuscito a creare, grazie anche a questa debolezza. Quindi sono sia l’uomo forte sia quel bambino bullizzato e ogni sera a teatro cerco di far pace con queste due anime recitando davanti al pubblico e si crea una grande magia. Lo spettacolo gioca su questa contraddizione, passiamo metà della vita a costruire i personaggi, ad accumulare cose e l’altra metà a cercare di ricordarci chi eravamo da bambini e a liberarci di ciò che abbiamo e che non ci serve”.
Come ha anticipato, nello spettacolo affronta tematiche importanti quali la dislessia, il bullismo, il successo, la paura …
“Innanzitutto faccio una premessa: non voglio dare lezioni o insegnamenti su temi importanti quali la dislessia, il bullismo, le paure, io sono un attore che racconta una storia in cui qualcuno può eventualmente riconoscersi. E’ uno spettacolo che regala delle riflessioni ma in cui si sdrammatizza e si ride molto. Il teatro permette di parlare di una ferita e pochi secondi dopo fare una battuta divertente che stempera la tensione. Quando sei bullizzato da una parte vorresti essere invisibile, vorresti che i bulli non ti vedessero, ma dall’altra parte vorresti essere visto per quello che sei. Così è stato almeno per me. Ai ragazzi che vengono bullizzati vorrei dire di aprirsi, di parlare con qualcuno di quello che stanno vivendo e poi li inviterei a seguire una loro passione. Per me ad esempio lo sport è stato fondamentale, mi ha dato la possibilità di trasformare il mio corpo, avere una motivazione, coltivarla e stimolarla per ottenere determinati risultati e acquisire consapevolezza di me stesso. La vita è fatta di stagioni che cambiano e tutti gli inverni, anche i più freddi, lasciano il posto alla primavera. Prima o poi arriva l’opportunità di fare qualcosa che ami e te ne accorgerai perché ti emozionerà, entusiasmerà e darà una grande energia”.

Come si può riuscire ad essere veri e autentici in una società sempre più improntata all’apparenza?
“Bisogna cercare di ascoltarsi. A vent’anni o a trent’anni, si crede che la riconoscenza, la fama, i soldi, la carriera, il successo ti rendano autentico. Io li ho avuti in diversi momenti della mia vita, ho ottenuto più di quanto potessi sognare ma non ero felice. Poi ho capito che le risposte alle nostre domande non sono fuori ma dentro di noi e per trovarle devi scoprire te stesso. E’ un passaggio naturale mettersi le maschere e poi sentire il bisogno di toglierle. Per quanto riguarda ad esempio il mio mestiere, a mio avviso essere un attore non è sapere dire bene la battuta, ma avere qualcosa da poter comunicare, avere un passato di vita, delle esperienze che puoi inserire nel personaggio. E’ la tua storia personale che fa la differenza quando interpreti un ruolo”.
Qual è la paura più grande che ha superato grazie al teatro?
“Forse quella di non dover dimostrare continuamente di essere all’altezza. Per gran parte della mia vita ho cercato un’approvazione da parte degli altri. Il teatro invece mi sta insegnando qualcosa di diverso e di straordinariamente vero. Migliaia di anni fa si saliva su un palchetto teatrale per comunicare un messaggio importante. Quando si apre il sipario non puoi controllare tutto, è come un match. Io vengo dal pugilato e anche se ti sei allenato tanto quando sali sul ring e inizia l’incontro non sai cosa può accadere. E lo stesso avviene a teatro, pertanto devo ascoltare il pubblico e accettare anche la mia vulnerabilità. Per un attore è una sensazione straordinaria”.
Su Instagram ha postato una serie di video dal titolo “Il viaggio di Ulisse. Il viaggio di ognuno di noi”, quanto in qualche modo si sente simile a Ulisse?
“Il viaggio di Ulisse mi ha sempre affascinato. Gli eroi greci sono stati tra i primi a parlare di umanità. Per dieci anni Ulisse ha combattuto la guerra di Troia e ne è uscito vincitore, grazie alla sua intelligenza e al cavallo da lui creato, rompendo le regole con l’inganno, e solo dopo è iniziato il vero viaggio che è durato altri dieci anni a causa degli ostacoli di Poseidone. Gli altri combattenti sono tornati a casa mentre Ulisse ha fatto una scelta diversa, ha intrapreso un percorso più lungo in cui si è perso spiritualmente. Il primo personaggio che ha incontrato è stato Polifemo che rappresenta l’ego. Ulisse gli ha rivelato la sua vera identità soltanto dopo averlo sconfitto. Poi è stata la volta della Maga Circe che impersona l’ingordigia, dei Lestrigoni … Quando Ulisse fa ritorno a casa ha perso le navi, gli uomini, è solo e trasandato e nessuno lo riconosce, tranne il suo cane Argo che non vede la maschera del combattente ma l’uomo che c’è dietro. Tornare a Itaca è un po’ come scoprire noi stessi ed è quello che accade a tutti noi. Quando siamo giovani ci perdiamo nella ricerca dei successi, della carriera, del riconoscimento, per dimostrare chi siamo, ma a quaranta o cinquanta anni ci chiediamo cosa ci ha portato davvero ciò che abbiamo conquistato. Allora Itaca cambia significato. Non è più semplicemente un luogo, ma diventa un ritorno a se stessi e non è un percorso facile perchè nel frattempo siamo stati distratti dall’ego, dall’ingordigia, dalla paura di quello che avremmo dovuto vedere e che invece non abbiamo visto, dai mostri, dalle seduzioni, dalle illusioni. Forse Ulisse scopre se stesso quando smette di poter controllare tutto, lascia andare il suo ego e riprende il viaggio verso l’incerto. L’Odissea è un’opera straordinaria ed è sempre attuale perchè l’essere umano, oggi come migliaia di anni fa, vuole essere amato e ha paura di non essere abbastanza vincente. Ad un certo punto della tua vita scopri che forse il viaggio più importante non era conquistare qualcosa ma riuscire a tornare a casa, a quello che sei veramente”.
Ha pubblicato l’autobiografia “La vita accade per te: Un viaggio alla scoperta della felicità”, quanto è stato difficile intraprendere questo percorso alla scoperta di se stesso?
“E’ stato difficilissimo e il percorso alla scoperta di me stesso non è ancora terminato. Nell’Odissea c’è un passaggio in cui Tiresia dice ad Ulisse “quando ti fermerai veramente, quando camminando con il tuo remo sulla spalla incontrerai uno straniero che non ti conosce e mettendo il remo per terra lo scambierai per un ventilabro, allora lì potrai tornare a casa”. Il remo rappresenta la fine del viaggio, l’espiazione della colpa e la riconciliazione con il divino. Il libro è stato proprio un viaggio dentro me stesso, mentre il teatro mi permette di portare la mia storia al pubblico”.

A quali progetti sta lavorando?
“A settembre riparte la tournée di “Nudo… ma si fa per dire” e sono veramente contento di poter girare l’Italia con questo spettacolo. Voglio continuare a crescere come attore, replica dopo replica, incontro dopo incontro, con un pubblico che ogni sera ha un’anima diversa. Ho in mente anche altri progetti teatrali e delle storie come sceneggiatore e come regista. E poi sono ovviamente aperto a valutare dei progetti come attore. In questo momento però, quando penso al futuro, vedo soprattutto un sipario rosso che si apre”.
di Francesca Monti
Si ringrazia Francesco Branchetti
