Il Matto (bianco), La Giustizia (rosato) e Il Mondo (rosso). Ludovica Lombardo e La Contrada si raccontano tra tarocchi e vino

Sguardo fiero e vivace. Fascino, umiltà, capacità di accoglienza e consapevolezza. Sono alcune delle doti che si percepiscono quando si è a colloquio con Ludovica Lombardo, giovane imprenditrice del mondo del vino, ma non solo. 21 anni compiuti da poco, un corso di laurea in international business seguito e completato in terra d’Albione e il nuovo percorso in Agraria a Catania. E, per non farsi mancare niente, ben due cantine, La Contea e La Contrada. La storia di Ludovica, infatti, si intreccia con la passione per la terra che in lei ha instillato nonno Pippo. Una passione che ha portato alla creazione di La Contea, grazie anche alla figlia di Pippo, Maria Grazia Turrisi, e al di lei marito Domenico Lombardo, genitori di Ludovica. Proprio l’azienda di Mascali, che vinifica da oltre 5 ettari di vigneti e produce da ulteriori 12 ettari adibiti a ulive, ortaggi e frutta – tutti collocati intorno ai 400 metri s.l.m. – ha visto il talento di Ludovica crescere fino a diventare asse portante della stessa azienda. A 18 anni l’ulteriore svolta: il desiderio, avveratosi, di avere un vigneto da cui produrre per un’azienda creata da lei. La Contrada è la realizzazione di questo desiderio. 4,2 ettari di vigneti pre-fillossera, sui 6 totali acquisiti. La nuova azienda è collocata in Contrada Santo Spirito, a Passopisciaro (altitudine: oltre i  650 metri s.l.m.), sul versante Nord etneo e si giova della mineralità propria dei terreni vulcanici etnei. Dopo aver fatto il suo esordio con Il Matto (bianco, Carricante 80% e Catarratto 20%) e La Giustizia (rosato, Nerello Mascalese, quasi al 100%), lo scorso 23 agosto, presso La Contea, ha esordito Il Mondo (rosso, Nerello Mascalese, quasi al 100%). con i nomi e le etichette che fanno riferimento a tre carte dei tarocchi.

D.: Qual è il filo conduttore che ha ispirato questa presentazione?

R.: Sicuramente la Sicilia. Il mio ritorno alla mia terra d’origine, lo sento in modo forte e importante perché i miei studi, fatti all’estero, sono stati una partenza per un ritorno a casa. Il filo conduttore sono le carte, le carte siciliane che hanno sempre dato sfogo ai giochi di casa, a un divertimento e, adesso, alla compagnia di una bevuta.

D.: Può spiegarci le etichette e quale sia il significato più profondo legato proprio alle etichette?

R.: Le prime tre etichette che danno volto a La Contrada sono il matto, il mondo e la giustizia, proprio perché sono la prima, la mediana e l’ultima carta del mazzo dei tarocchi. Quando si ripongono i tarocchi, hanno un ordine che è proprio questo e nei miei vini sono: bianco, rosato e rosso. E da lì nasce proprio un racconto. Partendo dal” matto”, ossia il bianco, che rappresenta il girovagare e racconta Lola, la cagnolina che ho trovato per strada e a cui sono estremamente legata; la “giustizia”, ossia il rosato, che racconta questo bilanciamento tra il bianco e il rosso, quindi non troppo forte, ma nemmeno troppo leggero. Infine, il “mondo”, ossia il rosso, che simboleggia un po’ il rapporto con mio nonno ma anche la responsabilità che sento di volere fare bene. Quest’ultimo vino non è al suo massimo potenziale, ma sta crescendo.
Il significato più profondo che allego alle tre etichette è quello del richiamo alla Sicilia. Perché i tarocchi italiani vengono dalle carte siciliane. E quindi per me era importante richiamare questo riferimento. Io, inoltre, concepisco il tarocco come un qualcosa che viene tutt’oggi utilizzato, ma che ha una valenza storica, parallelamente al mio vigneto che posso definire storico, anche per l’età avanzata delle viti e rappresenta una sorta di raggiungimento di completezza e complementarità con la mia giovane età. Per me, quindi, tutto questo simboleggia un felice connubio tra old style e energia nuova.

D.: Sin da quando ha avuto 16 anni è andata a studiare in Inghilterra, proseguendo, sempre lì, la formazione universitaria. È a capo di due aziende enoiche, una totalmente sua. Cosa rappresenta per lei tutto questo e cosa trasmettono nel mondo del vino queste sue esperienze di vita?

R.: Intanto posso dire a tutti i giovani che pensano di fare un’alternanza scuola-lavoro, che l’alternanza scuola-lavoro non esiste. Nel senso che: la scuola è il lavoro. Quindi quello che si impara va interiorizzato e vissuto sin dal primo momento, fatto proprio e trasformato il prima possibile in realtà. Credendo in quello che si studia e in quello che si fa. Ovviamente aver vissuto all’estero per me ha significato tanto, sia a livello di studi e tanto a livello emotivo, perché studiavo lontano dalla mia terra. Questa è la cosa che mi ha pesato più di tutte. Al di là di questo, ovviamente la cultura che io sono riuscita accumulare all’estero è stata fondamentale per la mia crescita e ho cercato di unirla a quella italiana, per prendere il meglio di entrambe. Adesso, dopo aver finito un percorso di marketing e di International business, mi sono avventurata in quello dell’enologia e nell’eno-marketing, proprio perché questo è il mio settore. I vigneti sono parte di me, sono la mia storia, perché quando li osservo vedo ancora mio nonno che mi insegna gli innesti e tanto altro e sento di continuare quanto voleva fare lui.

D.: Ha chiesto a suo padre, come regalo per i 18 anni, di ricevere, anziché un bene di lusso, come una macchina di marca, un terreno vitato per realizzare una sua cantina …

R.: Esatto! Poco dopo i miei diciotto anni mi sono ritrovata catapultata nuovamente a Londra, col mio “pandino”, classico da neopatentata. Ho avuto la possibilità di vedere, da remoto, il terreno che poi avrei acquisito. Mi ha colpito subito. Da quel momento ho deciso che era il modo di riscattarmi e tornare a casa, per posare la prima pietra, anzi, pilastro, della mia vita lavorativa, al di là di La Contea.

D.: Il suo rapporto con la terra e il vino si lega a suo nonno Pippo. Come accennato, in maniera molto profonda …

R.: È stato un’ispirazione. Un uomo accogliente a cui dobbiamo tanto per La Contea. Io, nel mio essere giovane, sono un po’ all’antica. Mia madre mi dice che anche la connessione di La Contrada con le carte sarebbe piaciuta tanto a mio nonno, anche se a volte ho qualche dubbio su questa mia scelta. Ma questo, forse, è l’elemento che mi porta ad andare avanti e a convincermi che ho sempre bisogno di fare di più e riuscire ad arrivare un gradino sopra.

D.: Perché il nome La Contrada?

R.: Si lega a La Contea. Ho giocato sul significato geografico delle due parole perché è come se fosse una sua parte che io voglio sviluppare con l’amore per la terra e per la mia famiglia.

http://www.lacontrada.it/

Passopisciaro (Castiglione di Sicilia – Catania)

di Gianmaria Tesei

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