Si è spento a 83 anni Sandro Mazzola, leggenda dell’Inter e del calcio italiano. A dare la triste notizia è stata la società nerazzurra con queste parole: “C’è chi entra nella storia. E poi c’è chi diventa la storia stessa dell’Inter.
Da ragazzo nerazzurro a simbolo eterno, Sandro Mazzola ha attraversato generazioni, vincendo, emozionando e tramandando l’amore per questi colori. Brillava in campo, brilla anche ora, la stella del baffo. Che, come spesso ha raccontato, aveva un solo, ultimo, desiderio: “Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca sempre, anche quando sembra impossibile””.
Nato a Torino l’8 novembre 1942, figlio di Valentino, capitano del Grande Torino tragicamente scomparso nell’incidente aereo a Superga il 4 maggio 1949, Sandro Mazzola nella sua carriera ha scelto di vestire una sola maglia, quella nerazzurra, per diciassette stagioni, dal 1960 al 1977.
Agilità, dribbling e velocità erano le sue caratteristiche. Con l’Inter ha conquistato 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni e 2 Coppe Intercontinentali, un titolo di capocannoniere in Serie A nel 1965, un titolo di capocannoniere in Coppa dei Campioni nel 1964, un secondo posto nel Pallone d’Oro dietro a Johan Cruyff nel 1971, collezionando 565 presenze con 161 gol.
Con la Nazionale Italiana ha vinto l’Europeo 1968 e ha partecipato a tre edizioni dei Mondiali, nel 1966, nel 1970 perdendo in finale contro il Brasile di Pelè, e nel 1974.
Dopo essersi ritirato dal calcio giocato, Mazzola è stato dirigente dell’Inter e poi del Genoa.
In occasione della partita contro la Roma, l’Inter scenderà in campo con il lutto al braccio e in tutte le competizioni calcistiche in programma nel weekend verrà osservato un minuto di silenzio.
I funerali di Sandro Mazzola saranno celebrati lunedì 21 settembre, alle ore 14:45, nella Basilica di Sant’Ambrogio a Milano.
Il presidente Figc Giovanni Malagò ha ricordatoil leggendario campione con queste parole: “La scomparsa di Sandro Mazzola è un dolore profondo per me e per tutto il calcio italiano. Se ne va una leggenda, una delle figure che hanno contribuito a rendere grande il nostro calcio nel mondo. Sandro è stato una bandiera, un capitano, un campione capace di attraversare un’epoca e di diventare memoria collettiva. Il figlio di Valentino che ha saputo trasformare un cognome immenso in una storia altrettanto grande, costruita con talento, personalità, coraggio e una straordinaria umanità. Mi piace pensare che abbia finalmente ritrovato suo padre e quei campioni con cui ha condiviso una delle pagine più belle del calcio italiano”.
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