Un fischio dura un istante. Dietro ci sono anni di preparazione, allenamenti, conoscenza delle regole e capacità di affrontare la pressione. È questo il lavoro, spesso invisibile agli spettatori, al centro di «Arbitro. Dal fischietto al VAR», il documentario prodotto da Comunikapp in collaborazione con Rai Documentari scritto e diretto da Maurizio Pizzuto in onda venerdì 6 novembre, alle 23.30 su Rai 2. Attraverso testimonianze, immagini delle Teche Rai e riprese nei luoghi dell’arbitraggio, il documentario racconta come sia cambiato il mestiere di chi deve decidere sul terreno di gioco. La voce narrante di Vincenzo Bocciarelli accompagna un percorso che unisce memoria sportiva, trasformazione tecnologica e storie personali. Un racconto che cerca la persona dentro la divisa: la concentrazione prima di una gara, il rapporto con i giocatori, la responsabilità di una scelta che arriva sotto gli occhi di tutti. Una storia che attraversa il calcio e riguarda anche chi lo segue solo occasionalmente. Perché, prima di ogni verdetto, c’è una persona chiamata a scegliere.
Il viaggio comincia con Concetto Lo Bello, figura simbolo di un’epoca in cui autorevolezza, posizione in campo e lettura dell’azione erano determinanti. Le testimonianze di Rosario Lo Bello, Paolo Casarin, Francesco “Ciccio” Cordova e Salvatore Lombardo, e le immagini di repertorio dedicate a Pierluigi Collina accompagnano il racconto dell’evoluzione della preparazione e del ruolo dell’arbitro. La macchina da presa entra poi negli spogliatoi, nelle sezioni e sui campi di allenamento. Qui si costruiscono le competenze che precedono ogni partita: seguire il ritmo del gioco, riconoscere una tensione, comunicare una decisione e mantenere lucidità anche nei momenti più difficili. L’ingresso nel Centro VAR di Lissone apre il capitolo della tecnologia. Monitor, immagini da diverse angolazioni e comunicazioni tra campo e sala video hanno trasformato il processo decisionale. Il racconto si allarga alle donne nell’arbitraggio come testimonianza del cambiamento di un ambiente e le opportunità per nuove generazioni di arbitre come Luana Ercolessi, Maria Sole Ferrieri Caputi, fino alla voce di Giulia Tempestilli. Nel finale, Michele Croce, giovane arbitro in carrozzina, porta in campo una storia di passione e partecipazione. Il suo percorso dà concretezza al valore inclusivo dello sport: poter prendere parte al gioco, svolgere un ruolo e coltivare il proprio talento.
