Intervista con Senza Cri: «”No Cap” è senza filtri, senza bugie, come ho deciso di essere io»

Senza filtri, senza bugie, semplicemente autentico. Dopo averne anticipato l’universo sonoro con i singoli “Strade”, “Notte Selvaggia” e “La Mia Natura”, Senza Cri torna con “No Cap” (Sensei Records / ADA / Warner Music Italy), il nuovo EP disponibile dal 6 novembre su tutte le piattaforme digitali.

Il titolo, che riprende il celebre slang della Gen Z, è il manifesto programmatico di un progetto curato nella direzione artistica da Stabber: sette brani in cui l’artista esplora la libertà di essere fragili e ambiziosi, sognatori e impulsivi.

Ad accompagnare il disco c’è la landing page “NO CAP Archive” per connettersi senza filtri alla sua fanbase, un immaginario visivo legato a una Londra inedita e l’annuncio di due importanti date live per l’autunno 2027 a Roma e Milano, dove si esibirà per la prima volta con una band.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Senza Cri per farci raccontare il dietro le quinte di questo viaggio.

Senza Cri, esce il tuo nuovo Ep “No Cap”, il cui titolo riprende lo slang della Gen Z, che significa “niente bugie, tutta verità”. È una promessa che fai a te stesso e al tuo pubblico questa?

«Sicuramente sì, è un dato di fatto che permane nel tempo. Io non vorrei mai dover cantare una canzone in cui non credo o che non sento, non vorrei mai fingere davanti agli altri. Vorrei invece sempre consegnare la realtà di quello che sono, così uno è libero di scegliere se gli vado bene o meno. “No cap” è senza filtri, senza bugie, come ho deciso di essere io, Senza Cri».

In un mondo dominato da filtri social e da apparenze, quanto è difficile, e anche liberatorio, fare un racconto pop senza filtri?

«È difficile, però io mi sento molto pop. A volte delle cose che sono diventate pop non lo erano all’inizio, quindi credo che continuare a seguire il mio istinto a livello artistico sia la scelta migliore e infatti mi sta dando delle piccole, grandi soddisfazioni. Io non amo incasellarmi, quindi pop per me è semplicemente la volontà di aprirsi a un pubblico più grande e cerco di farlo per quello che sono, perché credo che sia quella la chiave».

In “Strade” parli delle sliding doors, dei bivi della vita. Se ti guardi indietro, c’è un bivio in particolare che pensi ti abbia reso la persona e l’artista che sei oggi?

«Tutto quello che mi ha attraversato sicuramente mi ha portato ad essere la persona che sono oggi, ma non solo perché ha avuto un impatto esterno. Credo che il mio libero arbitrio mi abbia aiutato tanto. Ho fatto le scelte giuste non perché ci sia effettivamente un giusto e uno sbagliato, ma perché ho solo seguito il mio istinto. È molto importante fidarsi di se stessi. Quando ci sono tanti galli, tutti parlano, cantano, e tu non sai mai qual è la tua voce. Io ho dato molto credito alla mia voce, nonostante io fossi il primo a non volerla sentire. Quindi credo che la strada giusta sia stata questa: ascoltare me».

Nel disco ci sono quattro inediti: “Eclissi”, “Superstar”, “Dangerous” e “Incendio”…

«”Eclissi” è un brano che racconta la luce e il buio che ti attraversano mentre vivi, nonché tutti i se e i ma che ti domandi. E tutte le cose a cui vai incontro, a volte inconsciamente, altre volte più consapevolmente, forse per arrivare a un traguardo che spesso sei solo tu.

Poi c’è “Superstar” in cui, attraverso tante citazioni, cerco di far vedere le due facce della medaglia: quello che mostri agli altri o quello che arriva, rispetto poi a ciò che ti porti dentro o di cui hai bisogno, a ciò che sei quando ti ritrovi da solo, che però non hai mai avuto modo di poter esprimere realmente.

“Dangerous” è un brano un po’ più spicy, più divertente, e racconta un amore travolgente, rischioso, qualcosa che ti porta al limite, e questo crea una tensione emotiva costante. Ho descritto l’amore in una formula non romantica, ma più passionale.

Infine c’è “Incendio”, l’ultima traccia, l’unico brano acustico. È una dedica a mia mamma, è un pezzo profondamente emotivo, e penso che possa arrivare a tutti rispetto al loro amore viscerale e alla loro emotività. A volte ci dimentichiamo di dire alle persone che amiamo quanto vogliamo loro bene, invece il tempo che passiamo insieme è prezioso ed è il più grande privilegio. Scrivere questa canzone era il modo migliore per dire a mia mamma quello che provo per lei. Quando l’ha ascoltata si è commossa».

Insieme all’EP arriva anche uno spazio digitale esclusivo per la tua fanbase. Come è nata questa idea?

«L’archivio “No Cap” è praticamente una landing page che abbiamo creato per poterci connettere veramente, perché i social a volte ci dissociano. Con questa iniziativa sono più vicino ai fan e alla mia “Senza Crew”, che amo tantissimo. Dato che non posso vedere sempre i miei fan e io non voglio che mi vedano solo attraverso una storia di Instagram, ho voluto portarli dentro al percorso, al processo, anche rispetto al video di “Strade”, a tutto quello che ho vissuto, per avvicinarci, per non farli sentire soli. Quando ero piccolo guardavo i video su YouTube e cercavo di stare dentro la mente di quelle persone che seguivo, quindi allo stesso modo ho pensato che fosse utile per avere sempre con me i miei fan».

Prima di incontrarli nei due live che farai nel 2027 a Roma e a Milano…

«Nel 2027 ci saranno due date importantissime: il 25 novembre a Roma, a Largo Venue, e il 26 novembre a Milano, alla Santeria Toscana. Sono molto felice perché sul palco con me ci sarà la band, quindi avremo un inedito set up, tante nuove canzoni, nuova musica, nuovo amore. Non vedo l’ora. Il palco per me è il posto più adrenalinico che esista».

di Francesca Monti

Si ringraziano Alessia D’Orsi, Elena Donato e Raffaella Tenaglia

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