Oggi si vola nella Grande Mela, alla scoperta della magica New York.
“Start spreading the news, I’m leaving today, I wanna be a part of it, New York, New York. These vagabond shoes, are longing to stray, and step around the heart of it, New York, New York”, cantavano Frank Sinatra e Liza Minnelli, e proprio per la curiosità e il desiderio di sentirmi parte della mitica New York, anche se solo per pochi giorni, ho preso un biglietto aereo con la compagnia American Airlines ed è iniziata la mia avventura. Quando sono arrivata nella Grande Mela mi sembrava di aver già vissuto questo viaggio, perché i luoghi che vedevo, i monumenti che incontravo lungo il percorso, li avevo visti tante volte in tv, nei film, nei tg, nei documentari. Ma New York è una città talmente bella, che ha un fascino incredibile ed è sempre in grado di sorprendere il visitatore. Il mio viaggio alla scoperta della città è iniziato da Bowling Green, dove ho preso un biglietto (costo 12 dollari) per raggiungere, a bordo del traghetto Ferries New Jersey, il simbolo della Grande Mela, la mitica Statua della Libertà, che si trova sulla rocciosa Liberty Island e svetta sul fiume Hudson, con lo skyline di Manhattan sullo sfondo, dando il benvenuto a chi arriva in cita New York. E’ alta 93 metri, poggia su un piedistallo granitico di provenienza sarda e raffigura una donna che indossa una lunga toga e sorregge fieramente in una mano una fiaccola (simbolo del fuoco eterno della libertà), mentre nell’altra stringe un libro recante la storica data del 4 luglio 1776, giorno in cui fu sancita l’Indipendenza americana, mentre ai piedi vi sono delle catene spezzate (simbolo della liberazione dal potere del sovrano dispotico) e in testa ha una corona, le cui sette punte rappresentano i sette mari e i sette continenti. Ideata da Edouard Renè de Laboulaye, costruita a Parigi su progetto di Frederic Auguste Bartholdi, fu realizzata da Gustave Eiffel e donata dai francesi agli Usa in segno di amicizia tra i due popoli, spedita in 1883 casse trasportate a New York per mezzo di una piccola nave e poi assemblata. Nel 1924 la Statua divenne monumento nazionale insieme all’isola sulla quale è posta. Sul piedistallo vi è inciso un sonetto intitolato “The New Colossus”, scritto dalla poetessa americana Emma Lazarusal, che recita: “Datemi i vostri stanchi, i vostri poveri, le vostre masse infreddolite desiderose di respirare liberi, i rifiuti miserabili delle vostre spiagge affollate. Mandatemi loro, i senzatetto, gli scossi dalle tempeste. E io solleverò la mia fiaccola accanto alla porta dorata”. Nei tour alla Statua della Libertà è compresa anche una visita ad Ellis Island, l’isola in cui venivano portati gli immigrati che sbarcavano in America dopo la Guerra Mondiale. Dopo una breve visita a Battery Park, dove si tengono giornalmente spettacoli gratuiti di acrobati ed artisti di strada, ho attraversato Wall Street, il centro del distretto finanziario della città e la sede della Borsa. Dopo una breve sosta in uno Starbuck’s per uno spuntino, mi sono incamminata nella zona del porto e davanti a me è apparso lo splendido Brooklyn Bridge. E’ una sensazione indescrivibile trovarsi di fronte a questo ponte sospeso sopra il fiume East River, che collega Manhattan a Brooklyn, e soprattutto attraversarlo sulla pista ciclopedonale col vento che ti accarezza il volto. E’ emozionante ma allo stesso tempo triste trovarsi di fronte all’One World Trade Center, anche noto non ufficialmente come Freedom Tower (Torre della Libertà), e pensare che fino all’11 settembre 2001 c’erano le Twin Towers, appartenenti al World Trade Center. Poco distante è situato il National September 11 Memorial & Museum, un museo che conserva immagini, cimeli e reperti storici riguardo agli attentati dell’11 settembre 2001.
Nel secondo giorno newyorkese ho visitato l’Empire State Building, il più alto grattacielo di New York che si innalza verso il cielo per un’altezza di 381 metri. C’è un altro interessante grattacielo: il Flatiron Building, (“ferro da stiro”), con i suoi 86,9 metri di altezza, situato a Manhattan, costruito su un lotto triangolare compreso tra la 23a strada, la 5th Avenue e Broadway. La giornata si è conclusa con una visita a Times Square, tra insegne luccicanti, cartelli pubblicitari che cambiano scritta e colore in pochi secondi, negozi, caffè, taxi gialli e limousine, il tipico vapore che fuoriesce dai tombini, e una marea di persone provenienti da ogni parte del mondo, che guarda intorno ammirata. E poi Broadway, la mia zona preferita, mi sembra di vivere un sogno, io che adoro il teatro e il musical… ci sono teatri in ogni angolo, un’atmosfera allegra e colorata. In cartellone ci sono un’infinità di famosi musical tra cui scegliere: Spider Man, Sister Act, Mary Poppins, il Re Leone, con biglietti dai 40 euro della balconata ai 200 della prima fila. Il terzo giorno è stato dedicato alla visita dei musei, ce ne sono tantissimi, ma ho deciso di concentrare la mia attenzione su tre: il Solomon R. Guggenheim Museum, museo di arte contemporanea, fondato nel 1937, opera architettonica progettata da Frank Lloyd Wright. All’interno ci sono opere meravigliose di Braque, Cezanne, Chagall, Degas, Gauguin, Kandinsky, Manet, Mirò, Mondrian, Ricasso, Renoir, Seurat, de Toulouse- Lautrec. Il secondo è stato il Metropolitan Museum of Art, a cui spesso ci si riferisce con il nomignolo di “The Met”, è uno dei più grandi ed importanti musei del mondo. Sono permanentemente esposte opere risalenti all’antichità classica, all’antico Egitto, dipinti e sculture di quasi tutti i più grandi maestri europei e una vasta collezione di arte statunitense e moderna. Il Met possiede anche una notevole quantità di opere d’arte africane, asiatiche, dell’Oceania, bizantine e islamiche. Il museo ospita anche delle collezioni enciclopediche di strumenti musicali, abiti e accessori d’epoca, armi ed armature antiche provenienti da tutto il mondo. Il Museum of Modern Art (MoMA) infine ospita un’incomparabile visione d’insieme dell’arte moderna e contemporanea mondiale, con progetti d’architettura e oggetti di design, dipinti, sculture, fotografie, film. La biblioteca e gli archivi del MoMA raccolgono oltre 300.000 libri e periodici, e le schede personali di più di 70.000 artisti. La tappa successiva è stata la Cattedrale di San Patrizio che si affaccia sulla 5th Avenue. E’ la Chiesa principale dell’Arcidiocesi di New York. Venne costruita tra il1853 ed il 1878 in stile neogotico secondo i piani dell’architetto James Renwick Jr. Nei pressi del coro si trova un busto di papa Giovanni Paolo II a ricordo della visita papale del 1978. Immancabile una passeggiata lungo la 5th Avenue, elegante strada costellata di negozi di grandi marche, simile alla via Montenapoleone di Milano e una visita al Rockefeller Center, con la pista di pattinaggio sul ghiaccio e una miriade di negozi e hotel.
Il quarto giorno in terra stelle e strisce è stato dedicato al famoso Central Park. Passeggiando alle prime luci dell’alba lungo questo spettacolare parco, tra uccelli che cantano e scoiattoli che si rincorrono, si incontrano tanti luoghi utilizzati come set in famosi film. E’ il posto prediletto dei newyorkesi, che vengono a Central Park per fare jogging. Lungo il percorso si incontrano aitanti giovani, mamme che corrono spingendo i passeggini, ragazzi sui rollerblade, o persone che semplicemente si rilassano al sole. Al suo interno attualmente si trovano diversi laghi artificiali, estesi sentieri, due piste da pattinaggio sempre artificiali, parchi giochi per bambini, prati utilizzati per numerosi sport. Il parco è un’oasi per gli uccelli migratori e contiene anche il famoso zoo di Central Park, con alcuni animali come il panda rosso, gli orsi polari, i leoni marini, i pinguini e le farfalle. Dopo una camminata di circa 3 ore, sono arrivata all’uscita del parco e mi sono diretta verso il quartiere di Manhattan. Da vedere anche la zona di Harlem, nella parte nord della città, con la Columbia University, la Cathedral Church of St. John Divine, dove ascoltare la Santa Messa con i cori gospel e The Cloiters. C’è poi Little Italy, il quartiere italiano, dove i nostri connazionali sono arrivati con le grandi immigrazioni di fine Ottocento e degli inizi del Novecento. Oggi la zona è abitata dai loro figli o i loro nipoti, interamente integrati nel tessuto sociale statunitense. Per questa ragione le tradizioni, come la lingua, vanno via via perdendosi. C’è poi Chinatown, con un’atmosfera particolare, con insegne dagli ideogrammi cinesi e colori sgargianti. Altri quartieri da visitare sono Soho e Tribeca,diventata area residenziale alla moda, dove risiedono anche celebrità quali Julia Roberts, Mariah Carey, Harwey Keitel, David Letterman e Robert De Niro, che ha aperto qualche anno fa il ristorante TriBeCa, dove si possono degustare bistecche americane al grill. Infine il Bronx che vanta una cattiva fama, infatti viene descritto come uno dei quartieri più violenti e pericolosi al mondo, ma in realtà questo pensiero risulta essere frutto di stereotipi, infatti Riversale, una delle zone più borghesi di New York, è situata proprio all’interno del borough del Bronx. In questo quartiere si trova anche l’omonimo zoo, tra i più grandi del mondo.
A New York ci sono ristoranti di ogni tipo, ma se volete assaggiare qualche specialità newyorkese vi consiglio, oltre ai soliti hamburger e patatine, i pancake con lo sciroppo d’acero serviti per colazione e strepitosi dolci come la cheese cake, l’apple pie, i muffin. E sono centinaia le immagini con cui potrei descrivere la Grande Mela, i grattacieli, le luci colorate, i McDonald’s, i caffè della Starbuck’s bevuti mentre si cammina per strada, gli automezzi dei pompieri del New York Fire Department sempre pronti ad entrare in azione; la metropolitana, sempre efficientissima, Time Square e i teatri di Broadway, le banche, i negozi lussuosi, la pattuglia della NYPD che controlla…Insomma una metropoli bellissima, in cui vorrei presto ritornare.
Testo e foto di Francesca Monti
