Per molto tempo l’ambiente non è stato un tema preso in considerazione. Lo sfruttamento delle risorse, l’industrializzazione, la cementificazione erano i segnali del progresso e dell’evoluzione umana. Ma quando già negli anni ’60 sono arrivati gli allarmi dei primi militanti ambientalisti, soprattutto dai Paesi del nord Europa, anche in Italia ha iniziato a farsi strada l’idea che preservare l’ambiente in cui viviamo dovesse essere una priorità della futura convivenza civile. Il doc “Diritto all’ambiente. Settant’anni di conquiste”, firmato da Silvia Barocci e Antonia Pillosio, con la regia di Leonardo Sicurello e realizzato con il supporto del Csm – in onda mercoledì 12 luglio alle 22.10 su Rai Storia – ripercorre la storia recente di una serie di disastri ambientali che hanno segnato il nostro tempo, grazie alle testimonianze dei magistrati Gianfranco Amendola, Adriano Sansa e Raffaele Guariniello. Un viaggio da Chernobyl a Seveso, dalla ThyssenKrupp a Eternit, senza trascurare il grande lavoro fatto dai cosiddetti “magistrati d’assalto” per cercare di preservare il mare dagli sversamenti chimici dell’industria italiana. Quali e quante leggi sono state fatte? Quanto oggi il paese risponde alle emergenze ambientali a fronte di una sempre maggiore necessità di risorse energetiche? Preservare e tutelare l’ambiente è oggi una delle più grandi sfide che abbiamo di fronte.
“L’Italia – dice Raffaele Guariniello – è l’unico paese in cui si è fatto il processo contro l’Eternit . In Francia, ad esempio, è da anni che cercano di fare un processo all’Eternit francese, ma non ci riescono, e allora vedono l’Italia come una specie di faro. La spiegazione è molto semplice: l’Italia è un paese in cui, grazie ai nostri padri costituenti, il pubblico ministero non è condizionato dal potere politico, è autonomo”.
Ma non è facile le bilanciare il diritto alla salute e a un ambiente non inquinato con il diritto al lavoro come fa notare Gianfranco Amendola: “Non sempre questo è possibile, soprattutto non è possibile che lo possa fare il magistrato. Questo è il compito della politica soprattutto. E la cosa più grave in questi casi è quando si mettono contro due categorie di poveracci: gli inquinati della fabbrica contro gli inquinati fuori della fabbrica”.
