Alla scoperta della Reggia di Caserta

Oggi vi portiamo alla scoperta di una meraviglia del nostro Paese: la Reggia di Caserta. La costruzione della Reggia ebbe inizio con la posa della prima pietra il 20 gennaio del 1752 e procedette sino al 1759, anno in cui Carlo di Borbone, morto il Re di Spagna, lasciò il regno di Napoli per raggiungere Madrid. Dopo la partenza di Carlo i lavori di costruzione del Palazzo nuovo, come veniva denominata all’epoca la Reggia, subirono un notevole rallentamento. Carlo Vanvitelli, e successivamente altri architetti, che si erano formati alla scuola di Luigi Vanvitelli, portarono a compimento nel secolo successivo questa grandiosa residenza reale.

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La Reggia di Caserta ha una pianta rettangolare articolata su corpi di fabbrica affacciati su quattro grandi cortili interni e si estende su una superficie di circa 47.000 metri quadrati per un’altezza di 5 piani pari a 36 metri lineari. Lo scalone d’onore, invenzione dell’arte scenografica settecentesca, collega il vestibolo inferiore e quello superiore, dal quale si accede agli appartamenti reali. Le sale destinate alla famiglia reale vennero realizzate in più riprese e durante un intero secolo, secondo uno stile che rispecchia la cosiddetta “unità d’interni” caratteristica della concezione architettonica e decorativa settecentesca ed in parte secondo il gusto ottocentesco per l’arredo composito e l’oggettistica minuta.
Sul vestibolo superiore, di fronte al vano dello scalone d’onore, si apre la Cappella Palatina. Progettata dal Vanvitelli fin nelle decorazioni, è l’ambiente che più di ogni altro mostra una chiara analogia con il modello di Versailles. Il teatro di Corte, ubicato nel lato occidentale della Reggia, è un mirabile esempio di architettura teatrale settecentesca.

Nella Reggia si trova anche il bidet di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, il primo in uso in Italia. Nel 1861, con la nascita del Regno d’Italia, funzionari sabaudi censirono quanto contenuto nella Reggia. Il bidet fu così inventariato: “oggetto per uso sconosciuto a forma di chitarra”.

La visita alla Reggia di Caserta passa attraverso quattro percorsi a scelta:

Il Percorso A comprende la visita dell’Appartamento Storico, e, subito dopo il Presepe, si completa con la visita della Pinacoteca, che si sviluppa su due ali completamente riallestite e della Cappella Palatina.

Il Percorso B si snoda attraverso la “Quadreria. Dipinti inediti dai depositi”, allestita al piano terra del secondo cortile.

Il Percorso C prevede la possibilità di visitare, su prenotazione, la volta ellittica di copertura dello Scalone d’Onore e gli spazi dei sottotetti corrispondenti. I visitatori potranno accedere ad esso direttamente dal Vestibolo Superiore, mediante la scala posta a destra dell’ingresso all’Appartamento Storico.

Il Percorso D che presenta le Arti decorative a Palazzo è allestito nel secondo piano del Palazzo; ad esso si potrà accedere su prenotazione dopo aver effettuato il percorso C o direttamente dal Vestibolo Superiore.

Sono tantissimi i luoghi e gli oggetti di grande interesse che si possono scoprire visitando la Reggia. Il Museo della Reggia di Caserta è il risultato di una serie di allestimenti che iniziano nei primi decenni del Novecento, e precisamente nel 1919, quando il Reale Palazzo viene dismesso dal patrimonio della Corona di Casa Reale Savoia e diviene parte del patrimonio dello Stato d’Italia. Il Museo occupa solamente la metà del cosiddetto Piano Nobile. Tutto il piano, destinato all’alloggio della famiglia reale, era stato suddiviso dal Vanvitelli in quattro parti, da cui deriva il termine “quarto”, usato per indicare tali spazi, ulteriormente definiti in base alla destinazione d’uso. Nell’ala sud-ovest del Palazzo era previsto l’Appartamento o “quarto” del Re, nell’attuale percorso di visita indicato come Appartamento dell’Ottocento.
Il “quarto” del Principe ereditario, nell’ala sud est del Palazzo – nel percorso di visita indicato come Appartamento del Settecento- fu in realtà l’unico ad essere abitato dai reali borbonici per più di mezzo secolo, non essendo terminata la costruzione del lato occidentale del piano nobile a seguito delle vicende storiche degli anni tra la fine Settecento e gli inizi Ottocento.

Percorrendo le Anticamere degli Alabardieri e delle Guardie del Corpo, destinate a funzioni di rappresentanza, illuminate da grandi lampadari in bronzo dorato del XIX secolo e decorate dal pavimento in cotto a finto marmo, si giunge al salone di Alessandro, terza anticamera destinata ai “non Titolati”, così denominata dall’affresco della volta di Mariano Rossi, raffigurante il “Matrimonio di Alessandro il macedone e la principessa orientale Roxane”. Il Salone di Alessandro (detto anche “Sala di marmi”) funge da “trait d’union” tra gli ambienti settecenteschi e quelli ottocenteschi. Da qui sulla destra si accede all’Appartamento Nuovo, definito anche ottocentesco in riferimento al periodo storico in cui furono portati a termine i lavori di arredo e decorazione, mentre a sinistra si accede all’Appartamento Vecchio o settecentesco.
Introdotto dalle due Anticamere di Marte e di Astrea, completate durante il governo dei Napoleonidi, riccamente decorate con motivi neoclassici, l’Appartamento Nuovo prosegue con la splendida Sala del trono. Questa sala, per grandezza inferiore solo al Grande Salone da Ballo previsto da Luigi Vanvitelli nell’Appartamento della Regina, fu l’ultima ad essere completata e fu inaugurata in occasione del Congresso delle Scienze, nel 1845. Lunga più di quaranta metri ed illuminata da ben sei finestre, ha al fondo un trono portatile, in legno dorato, intagliato e tappezzato in velluto. La decorazione simboleggia il potere assoluto e il dipinto centrale della volta, del pittore napoletano Gennaro Maldarelli, raffigura “La posa della prima pietra del Palazzo il 20 gennaio 1752”. Attraverso la Sala del Consiglio si entra nell’Appartamento destinato al Re. L’itinerario di visita prosegue con la mostra “Cose mai viste” situata nelle cosiddette Retrostanze. In questi ambienti, è esposta una selezione di manufatti d’eccellenza delle Collezioni borboniche: due pregiatissimi organi meccanici a cilindro, del maestro Anton Bayer, le preziose culle dei Principi Savoia ed i modelli lignei delle giostre che Alfonso di Borbone commissionò per il parco annesso alla“ Favorita”, residenza prediletta da Maria Carolina d’Asburgo, moglie di Ferdinando IV di Borbone.
Gli altri ambienti dell’Appartamento Ottocento sono caratterizzati da un arredo in stile neoclassico, declinato in tutte le sue forme, da quelle solide e solenni degli arredi in stile impero della camera da letto di Francesco II con il monumentale letto a baldacchino, a quelle eleganti e composte della toilette in marmo di Carrara nel bagno del sovrano, databile al 1829 . Completano l’appartamento le sale murattiane, con arredi in stile impero provenienti dalla reggia di Portici e la cappella di Pio IX.

L’ala settecentesca del Palazzo, vissuta dalla corte borbonica a partire da Ferdinando IV di Borbone, accoglie invece l’Appartamento Vecchio: ambienti di raffinato gusto Rococò, arricchiti da sontuosi parati di seta di San Leucio, lampadari policromi delle vetrerie di Murano e dipinti dei più rinomati artisti del Settecento. Il percorso di visita ha inizio con le sale note come stanze delle Stagioni, per la presenza di affreschi sulle volte raffiguranti le quattro stagioni, eseguiti da Fedele Fischetti e Antonio de Dominicis. Destano notevole interesse le sale dell’appartamento della regina Maria Carolina, decorate secondo il gusto rocaille, ben differenti dal rigore degli arredi delle stanze del re. Meravigliose sono le tre sale della Biblioteca Palatina, che denotano un gusto neoclassico nelle alte librerie a boiseries o nelle decorazioni alla pompeiana dei vasi Giustiniani, esposti sugli scaffali. Dalla Terza Sala della Biblioteca si accede alla Sala Ellittica destinata originariamente a teatrino domestico. Attualmente ospita il Presepe borbonico.
La visita prosegue negli ambienti della Pinacoteca, riallestiti per dare rilevanza alle opere pittoriche che documentano gli indirizzi culturali e le scelte artistiche della committenza borbonica e, prima ancora, Farnese. La ritrattistica reale si affianca così alla pittura di genere con scene di vita di Corte e scene popolari e ad allegorie che celebrano le virtù dei sovrani. Nell’ala della Pinacoteca destinata alla pittura di paesaggio sono esposte le “Vedute dei porti del Regno” di Jacob Philipp Hackert, unitamente ad altri dipinti di autori del Settecento e dell’Ottocento tra cui Antonio Joli ed i Fergola. Nell’ala nord è allestita la ritrattistica reale, a partire dai Fasti Farnesiani.

Il Percorso B parte invece dalla visita della Quadreria, aperta al pubblico per la prima volta nel marzo 2011, che rappresenta il prolungamento naturale della Pinacoteca reale in spazi di pregio architettonico, collocati nel secondo cortile della Reggia al pianterreno e restaurati negli ultimi anni.
L’esposizione accoglie dipinti dal XVI al XIX secolo, commissionati dai sovrani o pervenuti dal territorio, selezionati e raggruppati per soggetto: I Sala Soggetti orientali del pittore Michele Scaroina; II – III Sala Episodi di storia della letteratura e della storiografia artistica; IV SalaNature morte; V Sala Paesaggi e Battaglie; VII Sala Santi: la passione ed il martirio; VII- VIII Sala Ritrattistica del Settecento e dell’Ottocento; IX Sala Vedute del Settecento e dell’Ottocento.

Il percorso C consente di apprezzare le scelte costruttive adottate dal Vanvitelli per la realizzazione dello Scalone d’onore, elemento tra i più scenografici dell’intera costruzione.
La visita, solo su prenotazione, è articolata in più tappe disposte lungo un preciso percorso che ha origine e fine coincidente con lo Scalone. Il pubblico può accedere dal vestibolo superiore al livello delle coperture, con arrivo al piano di calpestio della volta con foro ellittico; dalla saletta antistante si può osservare l’ambiente della controvolta godendo di una visione ravvicinata dell’affresco di Girolamo Starace, raffigurante la Reggia di Apollo e della volta ad incannucciata. Al livello del sottotetto, dove sono visibili le magnifiche capriate che sostengono le coperture, è posizionato un piccolo spazio per la divulgazione di materiale didattico.

Il percorso D conduce in otto sale del Palazzo dove si trova un’esposizione di manufatti storico artistici di varia natura selezionati dai depositi dei beni di pertinenza della Reggia. Preziosi tendaggi di mussola ricamata, pannelli figurati realizzati su raso con fili di seta e fondi dipinti a pastello, ed ancora arredi neoclassici ispirati a modelli emersi dagli scavi di Ercolano e Pompei, lumi di porcellana e servizi da tavola con motivi decorativi “all’orientale”, si dispiegano lungo un percorso ispirato all’idea di una Wunderkammer, camera della meraviglia.

Dopo aver scelto il percorso A ed aver ammirato le bellezze della Reggia, andiamo a vedere il famoso Parco Reale, che si ispira ai giardini delle grandi residenze europee del tempo, fondendo la tradizione italiana del giardino rinascimentale con le soluzioni introdotte da André Le Nôtre a Versailles. I lavori iniziarono nel 1753, contemporaneamente a quelli per la costruzione dell’Acquedotto Carolino, le cui acque, dalle falde del Monte Taburno avrebbero alimentato le fontane dei giardini reali.
Il giardino formale, così come oggi si vede, è solo in parte la realizzazione di quello che Luigi Vanvitelli aveva ideato: alla sua morte, infatti, nel 1773, l’acquedotto era stato terminato ma nessuna fontana era stata ancora realizzata. I lavori furono completati dal figlio Carlo (1740-1821), il quale, pur semplificando il progetto paterno, ne fu fedele realizzatore, conservando il ritmo compositivo dell’alternarsi di fontane, bacini d’acqua, prati e cascatelle.
I giardini si presentano divisi in due parti: la prima è costituita da vasti parterre, separati da un viale centrale che conduce fino alla Fontana Margherita, fiancheggiata da boschetti di lecci e carpini, disposti simmetricamente a formare una scena “teatrale” verde semicircolare.
A sinistra del palazzo, nel cosiddetto “Bosco vecchio” , il cui nome ricorda l’esistenza di un precedente giardino rinascimentale, sorge la Castelluccia, una costruzione che simula un castello in miniatura, presso il quale il giovane Ferdinando IV si esercitava in finte battaglie terrestri. Nella Peschiera Grande, un lago artificiale di forma ellittica con un isolotto al centro, venivano, invece, combattute le battaglie navali con una flottiglia costruita proprio per questo scopo.
La seconda parte del parco, realizzata interamente da Carlo Vanvitelli, inizia dalla fontana Margherita, dalla quale si dispiega la celebre via d’acqua, dove da sud verso nord si incontrano la fontana dei delfini, così chiamata perché l’acqua fuoriesce dalle bocche di tre grossi mostri marini scolpiti in pietra e la Fontana di Eolo, costituita da un’ampia esedra nella quale si aprono numerose caverne che simulano la dimora dei venti, rappresentati da statue di “zefiri”. L’asse principale è strutturato su sette vasche digradanti che formano altrettante cascate concluse dalla fontana di Cerere che rappresenta la fecondità della Sicilia, con le statue della dea e i due fiumi dell’isola. L’ultima fontana è quella in cui è rappresentata la vicenda di Venere e Adone.
Infine, nel bacino, denominato Bagno di Diana, sottostante la cascata del monte Briano, due importanti gruppi marmorei raffigurano Atteone nel momento in cui, tramutato in cervo, sta per essere sbranato dai suoi stessi cani, e Diana, attorniata dalle ninfe, mentre esce dall’acqua. Una grotta artificiale, costruita con grossi blocchi di tufo, il cosiddetto Torrione, si erge sulla sommità della cascata, da cui si può godere la vista di un paesaggio davvero unico.

A lato della fontana di Diana, a partire dal 1785, per volere di Maria Carolina, moglie di Ferdinando IV, Carlo Vanvitelli ed il giardiniere inglese John Andrew Graefer realizzarono il primo giardino di paesaggio italiano, con colline, radure, laghetti e canali alimentati dalle acque del Carolino ed arricchiti da nuove piante provenienti da ogni parte del mondo allora conosciuto. Seguendo la moda che dall’Inghilterra si andava diffondendo in tutta Europa, furono edificate numerose fabriques utili alla sosta e allo svago dei reali ma anche aranciere e serre destinate al ricovero degli esemplari botanici ed allo studio e riproduzione delle piante.
L’ambiente più suggestivo e ricco di scorci pittoreschi è il Bagno di Venere, così denominato per la presenza di una statua in marmo di Carrara, opera di Tommaso Solari, che ritrae la dea nell’atto di uscire dall’acqua di un piccolo lago, contornato da un bosco di allori, lecci ed esemplari monumentali di Taxus baccata. All’interno di un manto roccioso, dove sorgeva un’antica cava di pozzolana, tra la fitta vegetazione, si nasconde il Criptoportico, una grotta semicircolare dalla volta rivestita da lacunari e arricchita da colonne, pilastri e statue classiche provenienti in parte dalla collezione Farnese, che suggeriscono le rovine di un porticato di un antico tempio. Suggestivi sono anche i finti ruderi di un Tempietto dorico e il Tempio Circolare, opera di Carlo Vanvitelli. Vi è poi la Palazzina Inglese, edificata tra il 1790 e il 1794 e destinata ad abitazione del giardiniere Graefer e l’Aperia, utilizzata originariamente dal Vanvitelli come serbatoio d’acqua e più tardi per l’allevamento delle api; nel 1826 fu trasformata in serra, recentemente è stata adibita a teatro all’aperto.
Nato come passeggiata tra le rarità botaniche il giardino “all’Inglese” divenne un vero e proprio orto botanico dove erano visibili esemplari eccezionali di Cinnamomum camphora, Taxus baccata, Cedrus libani e quella che si tramanda sia la prima pianta di camelia Camellia japonica arrivata in Europa e destinata al giardino per volontà di Maria Carolina.
Durante il XIX secolo sotto la guida degli insigni botanici Gussone e Terracciano, che potenziarono l’attività studio e riproduzione degli esemplari botanici, il giardino fu denominato Real Orto Botanico di Caserta.
All’altezza del borgo di Puccianiello, l’acquedotto Carolino s’introduce all’interno del Bosco di S. Silvestro, tenuta di cento ettari, ampliata e risistemata per renderla idonea alla caccia, alla coltivazione di vigne ed olivi, all’allevamento di ovini ed alla produzione di formaggi pregiati.
Nella località denominata Parito, tra il 1797 ed il 1801, fu costruito un casinò per offrire ristoro al re ed al suo seguito durante le battute di caccia. L’edificio, realizzato sotto la direzione di Francesco Collecini, architetto del Belvedere di San Leucio, si sviluppa secondo una planimetria a corte aperta verso valle. Su un’area di circa otto ettari antistante l’edificio era impiantata una grande vigna di forma rettangolare denominata di San Silvestro.
Attualmente il bosco di San Silvestro è in consegna alla Soprintendenza BAPSAE di Caserta e Benevento e dal febbraio del 1993, divenuto un’ oasi del WWF è gestito dalla sezione di Caserta del WWF, tramite apposita convenzione. Per informazioni e prenotazioni di visite guidate si può consultare il sito http://www.wwfcaserta.org/sansilvestro_indice. o contattare il Centro visite al seguente numero 0823-361300

L’acquedotto, denominato Carolino in onore del re, grandiosa opera di ingegneria idraulica, costituisce sicuramente una delle più importanti opere pubbliche realizzate dai Borbone.
Originato dalla esigenza di approvvigionare la grande città che sarebbe sorta intorno alla reggia e al fine di potenziare l’alimentazione idrica della città di Napoli esso doveva servire anche al rifornimento idrico delle reali delizie ed all’alimentazione delle fontane e dei giochi d’acqua in esse presenti.
La Reggia di Caserta ha fatto da scenario ad alcuni importanti film italiani ed internazionali. Il regista cinematografico George Lucas ha girato diverse scene dei film La minaccia fantasma e L’attacco dei cloni, ovvero il primo e il secondo episodio della serie Star Wars, sono state girate alcune scene dei film Donne e briganti, Ferdinando I, re di Napoli, il Pap’occhio, Sing Sing, Li chiamarono…briganti!, Ferdinando e Carolina, Mission Impossible 3 e Io speriamo che me la cavo, nonchè della seconda serie televisiva di Elisa di Rivombrosa, ma anche la pellicola I tre aquilotti del 1842, per la regia di Mario Mattoli, che vede un giovanissimo Alberto Sordi impersonare la parte di un allievo ufficiale dell’Accademia della Regia Aeronautica, all’epoca dislocata presso la Reggia di Caserta.

Gli interni del palazzo sono anche presenti nelle fiction Rai Giovanni Paolo II, dove ricreano gli interni dei Palazzi Vaticani, e Luisa Sanfelice.

Dal 17 al 20 giugno 2008 la Reggia è stata utilizzata per alcune riprese della troupe cinematografica del film Angeli e Demoni, ispirato all’omonimo romanzo di Dan Brown, autore anche del best seller Il Codice Da Vinci.

Testo e foto di Francesca Monti

 

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