Concerto all’insegna del gioco e del divertimento, tra imitazioni e versi onomatopeici che riproducono i suoni della natura. Il concerto di lunedì sera, 18 settembre, ci accompagna in un mondo di sorprese, tra Rinascimento e Barocco, con qualche incursione nella modernità. Alle 21, al Teatro Dal Verme, protagonisti sul palco saranno il milanese Giovanni Antonini e Il Giardino Armonico, nato a Milano nel 1985 ed oggi uno dei più noti e apprezzati ensemble italiani specializzati in esecuzioni con strumenti originali.
Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon e prevede 11 brani in programma, scritti da 9 differenti compositori, dal Seicento fino ad oggi: Antonio Vivaldi, Tarquinio Merula, Dario Castello, Vincenzo Ruffo, Biagio Marini, Jan van Eyck, Isang Yun, Amico Dolci, Carlo Farina. Compositori che, come i bambini, si sono divertiti nel corso della storia a ricreare i suoni e gli effetti prodotti dal mondo naturale. Un impulso radicato nella natura umana fin da piccoli: riprodurre con la voce i versi degli animali, gli eventi atmosferici o alcuni effetti acustici. L’usignolo, il gallo, la gallina, il cardellino. Ma anche la tempesta di mare, l’orizzonte, il fenomeno dell’eco.
I musicisti hanno largamente sfruttato il vasto e curioso repertorio di fenomeni sonori offerto dalla natura, dal rombo del tuono al gorgoglio del ruscello, allo scroscio della pioggia, al crepitio del fuoco. Da questo gioco di divertimenti, legato inestricabilmente con la composizione musicale più alta, sono nati il Concerto in fa maggiore op. X n. 1 RV 433 “La tempesta di mare” per flauto, archi e basso continuo e il Concerto in re maggiore “Il Gardellino” RV 90 per flauto, archi e basso continuo di Antonio Vivaldi; i Due Capricci (1564) di Vincenzo Ruffo; la Sonata decimasesta a quattro in do “per stromenti d’arco” (1629) e la Sonata decimaquinta a quattro in re “per stromenti d’arco” (1629) di Dario Castello; la Sonata in eco con tre violini (1626) di Biagio Marini; la Fantasia & Echo per flauto solo (1644) di Jacob van Eyck; la Canzone “La lusignola” (1615) di Tarquinio Merula; Die Hirten flöte per flauto dolce solo (da Chinesische Bilder, 1993) di Iang Yun; Ricercare III per flauto solo (Nuovi Ricercari, 1974) di Amico Dolci e il Capriccio Stravagante (Libro delle Pavane, 1626) di Carlo Farina.
Tra tutti Antonio Vivaldi è stato il più audace ed estroso campione di questo pittoricismo. Non si è limitato infatti a imitare i suoni del mondo circostante, ma ha cercato di dare forma sonora a fenomeni naturali privi di una connotazione acustica, come la quiete della notte o il caldo afoso di un meriggio d’estate. Il suo modo di scrivere musica è di natura essenzialmente spettacolare, disseminato di didascalie descrittive, come ad esempio l’iscrizione La tempesta di mare, metafora delle passioni umane. La fortuna senza interruzione, dal Rinascimento a oggi, del filone di musiche legate al canto degli uccelli è testimoniato dalla Canzone “La lusignola” di Tarquinio Merula, il più celebre compositore bussetano a parte Verdi. Le sue Canzoni strumentali a quattro voci sono ispirate a un pittoricismo largamente diffuso nel gusto della musica di corte. Se con l’ornitologia di Vivaldi siamo nel regno più evoluto del trillo e delle figurazioni puntate, con un linguaggio descrittivo che sfocia in una sorta di estasi virtuosistica e visionaria, l’usignolo di Merula è affidato in gran parte alla scrittura imitativa.
Ben presto il gusto della bravura si è sposato all’inconscio desiderio di descrivere la realtà. Il virtuosismo strumentale si è intrecciato con il descrittivismo, sfociando nel gusto barocco del meraviglioso. Uno dei primi maestri di musica strumentale pura, il veronese Vincenzo Ruffo, pubblica a Milano a metà del Cinquecento un libro di Capricci in musica a tre voci, “à commodo de’ virtuosi”. Carlo Farina, uno dei migliori violinisti del suo tempo attivo nelle grandi corti del Nord Europa, riversa nel suo Capriccio Stravagante ogni sorta di estrosa invenzione, indicando sulla partitura il fenomeno o l’animale che s’intende rappresentare.
La parabola del virtuosismo descrittivo è arrivata fino ai giorni nostri. L’idea di raccontare una storia con uno strumento è ancora attuale. Isang Yun, artista coreano in cui si fondono i temi estetici e filosofici della cultura orientale e i processi compositivi dell’avanguardia musicale occidentale, nel 1993, scrive un ciclo di lavori per flauto dolce, Chinesische Bilder, quadri cinesi. Lo stile è rarefatto, ascetico; il materiale ridotto al minimo. L’ultima immagine, Die Hirten flöte, si rifà a un famoso testo della filosofia Zen, Le icone del bufalo. Dopo l’aspra lotta per domare l’animale, il pastore suona una rustica melodia in groppa all’animale. La musica cerca di restituire questo senso di libertà spirituale e di riconciliazione con il mondo, con la purezza di suoni disincarnati e rivolti verso una sfera celeste. Questo anelito spirituale pervade anche Ricercare III di Amico Dolci, figlio di quella straordinaria figura di pensatore e testimone della non-violenza che è stato Danilo Dolci. In questo caso si tratta del tentativo di descrivere uno stato d’animo, nel solco della Pastorale di Beethoven “più espressione del sentimento che pittoricismo”.
Protagonista della serata sarà Il Giardino Armonico, formatosi nel 1985 a Milano ed oggi uno dei più noti e apprezzati gruppi specializzati nell’esecuzione con strumenti originali. L’organico varia da tre a trenta musicisti e il repertorio è incentrato soprattutto sulla musica del Sei e Settecento. Il gruppo è regolarmente ospite delle più importanti sale da concerto e festival internazionali. Alla sua direzione, dal 1989, c’è Giovanni Antonini, uno dei fondatori dell’ensemble stesso. Come direttore ha tenuto concerti in tutta Europa, Stati Uniti, Canada, Sud America, Australia, Giappone e Malesia, sia sul palco sia come solista al flauto dolce e flauto traverso barocco.
Il contributo musicologico da cui attinge questo testo, edito sul programma di sala, è a cura di Oreste Bossini.
Il Festival delle Città di Milano e Torino, realizzato da I Pomeriggi Musicali di Milano e Fondazione per la Cultura di Torino con il patrocinio del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, è reso possibile anche grazie al prezioso contributo del partner Intesa Sanpaolo, che ha creduto al progetto sin dalla prima edizione, al sostegno di Compagnia di San Paolo e degli sponsor Pirelli e Fondazione Fiera di Milano.
La biglietteria di MITO SettembreMusica a Milano, presso il Teatro Dal Verme, in via San Giovanni sul Muro, 2 è aperta da martedì a sabato, con orario 11-19. Se ancora disponibili, i biglietti dei concerti a pagamento saranno posti presso la sede dei concerti in vendita 45 minuti prima dell’inizio dei concerti. Informazioni: +39.02.87905201 – biglietteriamito@ipomeriggi.it
