di Francesca Monti
Esce il 17 novembre “Amore che torni” (Sugar Music), il nuovo atteso disco dei Negramaro, che arriva a due anni di distanza da “La rivoluzione sta arrivando” e che è stato anticipato dal singolo di successo “Fino all’imbrunire”.
“Amore che torni” è il settimo album di studio della band, e rappresenta un nuovo inizio per i Negranaro, dopo aver rischiato seriamente di cadere in un buco nero e di sciogliersi, all’insaputa di tutti, come hanno raccontato durante la presentazione stampa che si è tenuta nella suggestiva location di Pino Torinese, tra le stelle del Planetario, in un’atmosfera magica: “Per noi è un onore essere qui. Questo disco ha una luce incredibile, proprio perché viene dal buio. Per la prima volta dopo tanti anni abbiamo avuto una crisi profonda e non sapevamo se raccontarla o meno, ma le crisi vanno raccontate quando si riesce ad uscirne con più forza ed energia. E’ stata una crisi seria, la parola giusta è sciolti. Infatti ci siamo sciolti per un paio di mesi”, ha raccontato Giuliano Sangiorgi che è andato a New York per stare un po’ da solo e capire cosa fare: “Sono scappato in America a scrivere e vivere da solo, provando una solitudine incredibile. Se fossi rimasto in Italia, se fossi rimasto vicino a questo buco nero l’avremmo risolto subito, invece davanti a questa crisi abbiamo voluto crescere e capirci meglio. Questo disco è nato in pochissimo tempo. A novembre dello scorso anno c’è stata questa esplosione e ora c’è un album“.
Qual è stata la motivazione della crisi? “Era dovuta a un momento di cambiamento: è stato normale scappare, così come è stato altrettanto normale ritornare. Si era creata una sorta di assuefazione e non riuscivamo a pensare a un futuro come avremmo dovuto. La gestione di questa band è molto faticosa e importante. Eravamo spaventati dallo sbagliare o non comunicare più come fatto finora, quindi si è resa necessaria una riflessione in modo molto spontaneo. Non ci sono state grosse scintille, è bastato poco per far tornare il sereno. Dopo tanto tempo questa nuova carica ed energia mi ha impressionato. Voglio dire grazie a questi cinque amici: la nostra è la storia più bella del mondo. Siamo di nuovo insieme con modalità che 15 anni fa non avremmo mai immaginato. Siamo una squadra vincente e abbiamo voglia di vederci e sentirci con gli occhi degli altri. Siamo partiti da una cantina tre metri per tre in cui suonavamo e ancora oggi abbiamo voglia di raccontare quelle sensazioni che provavamo. I tempi sono cambiati, la televisione è diventata per molti quello che per noi era rappresentato dalla cantina. Noi vogliamo raccontare un passato che non è dell’epoca dei dinosauri, anzi può aiutare a guardare il futuro in modo migliore“.

Una crisi che poi fortunatamente è rientrata: “C’è stato un momento in cui ho pensato che non saremmo più tornati insieme. Ho avuto tanta paura, credevo di non tornare più indietro. Sono nato scrivendo e pensando a una band, sin da bambino quando ancora non sapevo né cantare né suonare la chitarra mi mettevo nella mia camera con una racchetta in mano e i robot come spettatori e facevo dei concerti, immaginando di stare in una band. La musica è sempre stata condivisione per me. La crisi per fortuna si è ricucita da sola. Quando sono tornato dall’America, ci siamo rivisti a cena, io ho fatto sentire ad Andrea una canzone che non c’è nel disco che raccontava della mia crescente voglia di diventare papà e di una bambina che avrebbe scompigliato le carte e cambiato tutto. Andrea mi ha detto in quel momento che sarebbe diventato presto papà di Bianca e ci siamo abbracciati. Quello è stato il momento in cui tutto è passato, in maniera naturale“.
Durante il periodo in America Giuliano ha vissuto una profonda solitudine: “Non ho mai avuto paura della solitudine, non mi ha mai spaventato quella di mia madre, nella quale è piombata da quando è morto mio padre. A New York ho provato una solitudine vera e tangibile, pur avendo tantissimi amici. In quel momento ho capito mia madre. Sono dovuto scappare da New York. Non c’è un sentimento più brutto della solitudine. Mi sentivo fuori luogo e fuori spazio, mi sentivo un immigrato. Volevo ritrovare me stesso ma soprattutto ritrovare i Negramaro. Oggi i social ci permettono di stare vicini a tutti, ma c’è il rischio che questo si trasformi in una solitudine sociale. Dobbiamo ricordarci che la piazza ancora esiste e che è bello incontrarsi e condividere le cose di persona”.
La lavorazione di questo disco è stata diversa da quella dei precedenti lavori: “Abbiamo lavorato in maniera diversa a questo album, registrandolo in diverse fasi e poi trovandoci tutti insieme a Milano. Vogliamo ringraziare Roberto De Luca di Live Nation, Filippo Sugar e Caterina Caselli, hanno fatto un lavoro meraviglioso mettendoci tantissima passione, come se stessero lavorando ai loro figli. Non si può fare musica se non si sta bene con le persone. Questo disco ha avuto una selezione di 80 canzoni, un numero pazzesco“, hanno raccontato i Negramaro.
Una crisi che ha portato alla nascita di un disco con dodici canzoni intense che arrivano al cuore, intrise di elettronica, e che affrontano anche temi importanti come l’immigrazione, ad esempio in “Per uno come me”: “Mi è venuta in mente l’immagine di due persone che si trovano in mezzo al mare su un barcone e si vorrebbero sfiorare. Quando uno sta per affogare perché sta cercando un sogno, quando ci si aggrappa a una promessa, l’importante è salvarsi. E sono sicuro che chiunque si butterebbe a salvarli, davanti ad una situazione del genere”, ha spiegato Giuliano Sangiorgi. “Ha una costruzione musicale semplicissima, nasce chitarra e voce. Oggi bisogna trovare una chiave semplice per portare avanti dei contenuti profondissimi. I ragazzi hanno bisogno di sentirsi dire anche cose importanti. Ho paura per le famiglie musulmane nel mondo che vivono una vita brutta per colpa dei nostri pregiudizi. Non si può pensare al terrorismo solo in quel modo. Il problema è umano, bisogna comunicarlo in maniera forte. I pregiudizi devono finire: bisogna vivere e ricordarci che quelle sono semplicemente persone che muoiono”.
Il disco si chiude con un brano pieno di speranza, “Ci sto pensando da un po’”, con le parole della piccola Maria Sole, la nipote di Giuliano Sangiorgi, e un omaggio a “Le nuvole” di Fabrizio De André: “Eravamo alla fine di un percorso, dovevamo rinnovare tutto. Quel giorno sono andato in studio e ho scritto Ci sto pensando da un po’, ma l’ho eliminata subito, non è rimasta traccia di quel brano. Le parole registrate da mia nipote Maria Sole sono arrivate dopo. L’omaggio a De Andrè è dato dal fatto che ricordo ancora l’emozione che mi arrivò quando ho sentito quella canzone, è stata come una spada nel cuore, mi fece cambiare idea sulla musica. Ho messo la voce di una bambina alla fine perché è carica di speranza, perché domani sarà ancora un nuovo inizio“.

Dal 24 giugno i Negramaro porteranno “Amore che torni” con un tour negli stadi: “Saranno mesi di grande lavoro. Faremo un giro promozionale e poi dovremo impegnarci per la costruzione dello spettacolo dal vivo. Roberto De Luca ci ha proposto sei stadi, dopo aver ascoltato l’album insieme a noi. Avevamo una voglia condivisa di espandere il nostro sharing e rivolgerci a tutta l’Italia”.
Queste le date de “Amore che torni Tour Stadi 2018: il 24 giugno a Lignano Sabbiadoro (Stadio Teghil), il 27 giugno a Milano, stadio San Siro, il 30 giugno all’Olimpico di Roma, il 5 luglio a Pescara, Stadio Adriatico, l’8 luglio a Messina, Stadio San Filippo e il 13 luglio a Lecce, Stadio Via del Mare.
