Mercatini di Natale: Viaggio nella Valle Incantata: da Sirmione a Levico Terme

Il nostro viaggio tra i mercatini di Natale più belli d’Europa ci porta oggi in Italia, precisamente a Sirmione e in Trentino, a visitare alcuni splendidi paesi, resi ancora più magici dall’atmosfera natalizia. La prima tappa del nostro viaggio è stata nel Veneto, precisamente a Sirmione, la città delle terme, di Catullo e Maria Callas, posta lungo la penisola omonima che si protende all’interno del Lago di Garda per circa quattro chilometri e che divide in due parti la riva lacustre meridionale.

 

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Camminando per le vie della città abbiamo visitato la Chiesa di Sant’Anna, dedicata alla madre della Madonna, fu costruita nel ‘400 al servizio della guarnigione veneta posta a difesa della rocca.

All’interno sono presenti affreschi votivi del ‘500 e un dipinto su pietra raffigurante la Madonna e uno stemma degli Scaligeri. La tappa successiva è stata la Chiesa di Santa Maria della Neve, detta anche Santa Maria Maggiore. Fu edificata nel ‘400 sopra i resti della chiesa di San Martino in castro, dalla quale proviene parte del materiale utilizzato nella costruzione. La facciata settentrionale poggia sull’antico muro che cingeva la cittadina. La facciata d’ingresso è decorata in terracotta ed è caratterizzata da un portico a cinque arcate, in origine facente parte del cimitero come dimostrano alcune tombe poste sul pavimento dello stesso. Gli affreschi votivi sono del ‘400 come la statua lignea che rappresenta una “Madonna in trono”. Il crocifisso è del ‘500 ed è attribuito a Domenico Brusasorzi, mentre l’organo risale al ‘700.

La terza tappa è stata la Chiesa di san Pietro in Mavino, dedicata all’apostolo Pietro. Si trova sul punto più alto della penisola e probabilmente prende il nome dal latino summa vinea, ovvero vigna collocata sulla sommità, da cui Mavino. L’edificio originale, in stile romanico, fu ricostruito e sopraelevato attorno al 1320, mentre il campanile fu eretto nel 1070 mantenendo lo stesso stile della chiesa. Successivamente abbiamo visitato l’Oratorio dei Santi Vito e Modesto, dedicato ai patroni originari di Sirmione, i martiri Vito e Modesto, che si trova a metà strada tra la località Colombare e il centro di Sirmione. Passeggiando per le graziose stradine della città ci siamo poi imbattuti nel Palazzo Maria Callas, nella centralissima piazza Carducci, dedicato alla famosa cantante lirica. L’abitazione, detta anche Villa Meneghini-Callas, apparteneva in origine alla famiglia dei Giannantoni, industriali della borghesia lombarda, ed è diventata poi di proprietà dell’imprenditore Meneghini, che visse a Sirmione negli anni ’50 con la moglie Maria Callas.

Il meraviglioso castello scaligero è invece una rocca a guardia dell’unico punto d’accesso meridionale al centro storico. Fu costruita dagli Scaligeri, da cui prese il nome, durante il XIII e il XIV secolo in due fasi: la prima sotto Mastino I, l’ultima sotto Cangrande I. Circondato dalle acque del Lago di Garda, è difeso da tre torri e dal maschio, alto quarantasette metri. Ad oriente del castello è presente la darsena fortificata per il rifugio della flotta. Le merlature della rocca sono a coda di rondine, mentre quelle della darsena sono a punta di lancia.

Meritano una visita anche le Grotte di Catullo, una domus romana edificata tra la fine del I secolo a.C. e il I secolo d.C. sulla punta della penisola di Sirmione. Il complesso archeologico è la testimonianza più importante del periodo romano nel territorio comunale ed è considerato l’esempio più rilevante di villa romana presente nell’Italia settentrionale. Il termine “Grotte” deriva da una tradizione quattrocentesca, quando le rovine, prima degli scavi, apparivano sotto forma di caverne. Sempre la tradizione, identifica la villa come appartenuta a Gaio Valerio Catullo che in un carme sostenne di possedere proprietà a Sirmione. Non vi è tuttavia alcuna certezza che la costruzione fosse la stessa dove visse il poeta latino. Il sito copre un’area di circa due ettari. La struttura ha una pianta rettangolare lunga 167 metri e larga 105 m, con un giardino, ora utilizzato come oliveto, al centro.

 

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Lasciata Sirmione, abbiamo poi proseguito il nostro viaggio attraverso la bellissima Valsugana, fino al borgo di Pergine Valsugana, luogo incantevole dove tra l’altro è stata girata la fiction di Raiuno “La Dama Velata” con Miriam Leone.

La cittadina, affacciata sulle azzurre acque del lago di Caldonazzo, nella cosiddetta Valle Incantata, ha un suggestivo centro storico, adagiato ai piedi del possente castello, ed è caratterizzata da numerose chiese antiche e palazzine patrizie in stile rinascimentale.

Esistono numerose ipotesi sull’origine del nome del paese: nel Settecento si avanzò l’ipotesi che derivasse dal nome del torrente Fersina, chiamato così perché attraversa una zona ricca di miniere di ferro; sempre dal nome del torrente ci sarebbe stato il passaggio a Persina e poi a Pergine. Altre ipotesi spiegano che Pergine è una forma locativa di Pergo, luogo elevato: perg forse parallelo di Berg (monte). Un’altra ritiene che il nome della città derivi da Pyrgus, da cui l’italiano pergamo e pergus, poggio. Recentemente si preferisce la derivazione da colle-altura, collegata all’esistenza di un fortilizio. Alcuni, però, si rifanno agli studi sul toponimo Pergine Valdarno, in provincia di Arezzo: nel secolo scorso si faceva risalire il nome ad una lingua primitiva, probabilmente quella dei Liguri, i quali avrebbero influenzato il mondo degli Etruschi. Verso la metà del secolo scorso si ipotizzò che Pergine derivasse dal termine Perga-Parga, che significa fienile, capanna. Alcuni studiosi invece ritengono che i toponimi con suffisso -ine sono di origine orientale o etrusca e indicano una fonte d’acqua: Pergine deriverebbe secondo questa ipotesi da Perku-ine cioè sorgente sul colle. Quest’ultima è l’ipotesi più accreditata.

Abbiamo visitato la Chiesa convento dei Padri Francescani, costruita nel 1905, la Chiesa Parrocchiale di Santa Maria, edificata nel 1556 sopra una più antica del 1183, la Chiesa di Santa Elisabetta, edificata nel 1633 e dedicata a Santa Elisabetta, regina del Portogallo, e la Chiesa di San Rocco, eretta nel 1631 dopo che Pergine era stata risparmiata da un’epidemia di peste.

Quindi ci siamo recati al Mercatino di Natale per pranzare tra i canti del coro alpino, le luci natalizie, bellissimi animali (cani, pecore, pony, asini) e i profumi dei prodotti tipici locali. Nelle vicinanze è situato il Santuario della Comparsa con il monumento al Redentore, al cui interno si trova anche la riproduzione della Scala Santa di Roma, posto in cima al colle della Comparsa. Lungo la salita fino in cima al colle si celebra la “Via Crucis”.

 

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Nel primo pomeriggio ci siamo spostati a Miola, frazione di Baselga di Pinè, una borgata affascinante dove si tiene la caratteristica manifestazione “El Paés dei Presepi”. Il luogo, intriso di intima atmosfera natalizia, esprime al meglio lo spirito della Natività grazie agli abitanti che allestiscono tra i portici, le finestrelle delle case, i sottoscala e le stalle, più di cento presepi artigianali. E’ stato molto piacevole passeggiare tra le stradine del paese e ammirare i presepi artistici costruiti con differenti materiali, dai gusci di noce, al legno, dai Lego alla carta.

Il centro dinamico della vita sportiva di Baselga di Pinè è lo stadio del ghiaccio Ice Rink Pinè. L’impianto ospita un palazzetto coperto e un anello olimpionico che è considerato fra i migliori al mondo. La pista vanta il sesto posto fra le cento più veloci a livello globale ed è sede federale per i raduni della nazionale di pattinaggio di velocità su pista lunga. Ma l’Ice Rink Pinè offre la possibilità di praticare altri sport: oltre all’hockey, al broomball, al curling e al pattinaggio artistico, che hanno sede nel palazzetto coperto, nei pressi della struttura si possono praticare il tiro con l’arco, il pattinaggio a rotelle, il calcetto, la mountain bike. Per quanto riguarda quest’ultima attività, il paesaggio montano della zona offre numerosi e interessanti itinerari: ideale per i principianti è il giro dei Laghi di Serraia e Piazze, mentre per i più esperti vi è la possibilità di raggiungere i 1955 metri del Dosso di Costalta.

 

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Abbiamo infine raggiunto Levico Terme, città a pochi chilometri da Trento, che comprende il parco storico più grande della provincia, nel quale si possono trovare 76 specie di alberi e un totale di 125 specie arbustive. Un’oasi naturale, tranquilla e piacevole da visitare. La storia del parco inizia nel  1898, quando Giulio Adriano Pollacseck comprò un terreno arativo di pregio (su cui erano coltivati viti e gelsi) per la ragguardevole somma di 100.000 fiorini con lo scopo di costruire un luogo termale e un albergo. Nel 1900 il giardiniere Georg Ziehl disegnò il parco e nacque poi un grande giardino termale con varie passeggiate, che venne inaugurato nel 1905. A quell’epoca risalgono le tuie giganti e la Villa Paradiso. A partire dal 2004 all’interno del Parco viene allestito il Mercatino di Natale di Levico Terme, da fine novembre fino all’Epifania, con le caratteristiche “casette” in legno disposte lungo i viali. E proprio qui, nel Parco Asburgico, si assapora la vera magia del Natale, quando il tramonto invade il mercatino con delicate sfumature infuocate e l’atmosfera diventa ancora più affascinante. Le luminarie regalano un clima festoso, i profumi di cannella, di frittelle, di strudel  e di biscotti appena sfornati inebriano l’aria mentre i cori alpini intonano i tradizionali canti natalizi. Le bancarelle in legno propongono raffinati oggetti di artigianato locale, idee regalo e gustose specialità gastronomiche, dai canederli allo speck, dai formaggi come il biancone e il puzzone di Moena alla treccia, ai vini, fino all’originale Parampampoli, la tipica bevanda locale a base di caffè, grappa, vino e zucchero. C’è poi Babbo Natale che raccoglie le letterine con i desideri dei bambini e il Villaggio degli Elfi dove grandi e piccoli possono ascoltare fiabe e canzoni.

Meritano una visita la chiesetta settecentesca della Madonna del Pezo (Madonna del Pino), di dimensioni molto ridotte e a cui i levicensi sono particolarmente affezionati, posta vicino al Parco delle Terme, e la Chiesa parrocchiale, situata nel centro della città e dedicata al SS. Redentore, che è stata costruita tra il 1872 e il 1877 dall’architetto Leopoldo de Claricini sul sito di una chiesa medioevale. La grande statua del Redentore sopra l’ingresso della chiesa è del 1946, l’altare maggiore, di Josef Runggaldier risale al 1882 così come il Crocifisso con statue lignee.

Dopo una splendida e intensa giornata, è arrivata l’ora di fare ritorno a casa, con negli occhi e nel cuore la magia dei paesaggi del Trentino e dei suggestivi paesi che abbiamo visitato.

Testo e foto di Francesca Monti

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