SPECIALE NATALE: Le origini di alcuni simboli natalizi

Natale è alle porte. Andiamo a scoprire le origini di alcuni simboli del Natale, come l’albero, il presepe, Babbo Natale, il panettone e i canti natalizi.

L’ALBERO DI NATALE

Il primo antenato dell’albero di Natale fu eretto nella piazza centrale di Tallinn nel 1441. Tutti i giovani della città ballavano intorno all’abete per trovare la propria anima gemella. In quel periodo non si usava ancora addobbare l’albero. Questa tradizione ha avuto inizio in Germania, precisamente a Brema, nel 1570, quando per la prima volta furono utilizzate decorazioni come datteri, mele, noci e fiori di carta. In realtà però il primato tedesco è conteso con Riga, infatti nella capitale della Lettonia è presente una targa in otto lingue in cui si parla del “primo albero di Capodanno”, datata 1510.

La tradizione italiana vuole che l’albero di Natale venga preparato insieme alla famiglia, addobbato con le decorazioni preferite e illuminato con tante piccole luci l’8 dicembre.

IL PRESEPE

Il presepe deve invece le sue origini a San Francesco d’Assisi. La Natività era già presente in molte opere pittoriche ma fino al 1223 nessuno aveva mai raffigurato la nascita di Gesù con le statuine. Ottenuta l’autorizzazione da Papa Onorio III, San Francesco ricostruì la Natività nella città di Greccio, poiché era molto simile a Betlemme, da lui visitata tre anni prima. I protagonisti del presepe sono stati scelti rifacendosi a fonti prese non solo dalla Bibbia, ma anche dal Protovangelo di Giacomo, come nel caso del bue e dell’asinello, e da un’antica profezia di Isaia. I primi presepi fatti in casa risalgono al 1700.

A Napoli c’è Via San Gregorio Armeno, la celebre strada degli artigiani del presepe, famosa in tutto il mondo per le innumerevoli botteghe dedicate all’arte presepiale, in cui è possibile acquistare statuine realizzate a mano, per abbellire il proprio presepe.

BABBO NATALE

Il mito di Babbo Natale nasce a Mira, nell’attuale Turchia. Una leggenda narra che San Nicola per salvare tre giovani ragazze dalla prostituzione fece recapitare al padre tre sacchi d’oro sufficienti non solo a ripianare i debiti della famiglia, ma anche a costituire una robusta dote per il matrimonio delle fanciulle. Un’altra leggenda, un po’ macabra, invece racconta che San Nicola, entrato in una locanda, scoprì che il proprietario aveva ucciso tre ragazzi e li aveva fatti a pezzi, messi sotto sale e servito la loro carne ai clienti. Il Santo allora non si limitò a denunciare il delitto ma fece resuscitare i tre ragazzi. Da qui divenne il Patrono dei bambini. Così per celebrare il giorno della sua morte, avvenuta il 6 dicembre intorno alla metà del IV secolo, i fedeli iniziarono a scambiarsi i doni. Una tradizione che poi nel corso degli anni venne festeggiata il 25 dicembre. Il passare del tempo ha modificato anche l’aspetto del Santo, rappresentato con la barba grigia e lunga, come quella di alcune divinità pagane. Nel Cinquecento la Riforma Protestante eliminò il culto dei Santi soprattutto nell’Europa del Nord. Fu allora che nella cultura germanica comparvero delle figure mitologiche come ad esempio i folletti, che oltre a portare i doni dovevano anche vigilare sul comportamento dei bambini. Successivamente gli olandesi che erano molto devoti al culto di San Nicola, lo esportarono anche nel Nuovo Mondo. Babbo Natale, come lo vediamo oggi, risale al 1809, quando lo scrittore americano Washington Irving nel suo libro “Knickerbocker’s History of New York”, immaginò un carro che vola sopra i tetti per dispensare regali ai bambini. Una leggenda ripresa prima da “L’amico dei bambini”, un libro in versi dove Santa Claus porta doni ai buoni e punizioni ai cattivi, e poi dalle illustrazioni di Thomas Nast, che disegnò Santa Claus come un uomo sovrappeso e vestito di rosso che dalla sua casa al Polo Nord parte con il suo carro volante colmo di regali.

Il Babbo Natale della Coca Cola è stato creato nel 1931 dal disegnatore Haddon Sundblom, per una pubblicità sul giornale “The Saturday Evening Post”.

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IL PANETTONE

Acqua, lievito, farina, burro, tuorlo d’uovo, zucchero, frutta candita, uvetta sono gli ingredienti del panettone, dolce tipico milanese ma diffuso in tutta Italia. Due le leggende legate alle origini di questo buonissimo dolce. La prima racconta di un falconiere,Messer Ughetto di Atellani, che era perdutamente innamorato di Algisa, figlia di un fornaio. Dopo essersi proposto come garzone al padre della donna che lui amava, Messer Ughetto provò a inventare un dolce per incrementare le vendite della bottega. Il dolce che preparò fece impazzire gli avventori della bottega e sulle ali dell’entusiasmo i due giovani si sposarono. La seconda leggendari sale ai tempi di Ludovico il Moro che oltre ad aver commissionato l’Ultima Cena a Leonardo Da Vinci, potrebbe essere coinvolto anche nella creazione del panettone. Il Duca di Milano affidò al suo cuoco di corte la preparazione di un banchetto per il Natale. Dopo aver carbonizzato il dolce per una svista, lo chef si fidò della soluzione proposta da un piccolo sguattero di nome Toni:servire un dolce preparato la mattina per non sprecare gli avanzi. Anche in questo caso gli ingredienti del piatto furono gli stessi usati da Messer Ughetto e i commensali furono entusiasti. Alla richiesta del nome del dolce da parte di Ludovico il Moro, lo chef rispose: “L’è ‘l pan del Toni”.

I CANTI NATALIZI   

Il canto natalizio per eccellenza è “Tu scendi dalle stelle”, brano composto da Sant’Alfonso Maria de’Liguori, nel 1754 a Nola, dove era stato chiamato per la novena di Natale, ed è la trasposizione in italiano di “Quando nascette Ninno”. Il Santo salito sul pulpito per la Messa, iniziò a intonare la sua canzoncina lasciando a bocca aperta i fedeli, che una volta usciti da chiesa presero a cantarla per le strade della città. Oltre mezzo secolo dopo, nacque il brano austriaco “Stille Nacht”, frutto dell’incontro fra il testo scritto nel 1816 dal reverendo Joseph Mohr e della musica composta da Franz Xaver Gruber nel 1818. Risale al 1857 “Jingle Bells”, scritta da James Pierpont, inizialmente come canto per il giorno del Ringraziamento. Essendo però ispirato alle tradizionali corse sulle slitte di Medford, finì per rappresentare al meglio lo spirito natalizio. Una delle canzoni più antiche è “We wish you a Merry Christmas”, nata in Inghilterra ai primi del 1500. Per quanto riguarda “Adeste Fideles”si sa che a trascriverla materialmente è stato nel 1773 sir John Francis Wade, mosso dall’intento di regalare alla città francese di Douai, allora centro di rifugio per i cattolici perseguitati, un nuovo inno. Più recente invece è la nascita di “White Christmas”, scritta da Irving Berlin nel 1940. L’interpretazione di Bing Crosby nel 1942 è entrata nel libro dei record, infatti il disco “White Christmas” è stato il più venduto nella storia, e il brano si è aggiudicato un Oscar nel 1943 come miglior canzone grazie al film “La Taverna dell’Allegria”,dove Fred Astaire e Bing Crosby duettavano sulle note di “White Christmas”. Senza contare le numerosissime cover firmate da artisti internazionali, da Laura Pausini ai Beach Boys, da Andrea Bocelli a Bob Marley, da Elvis Presley a Frank Sinatra, passando per Ringo Starr, Elton John, Billy Idol, Ella Fitzgerald, Placido Domingo, Crash Test Dummies, Cristina D’Avena. E’ del 1971 invece Happy Xmas (WarIs Over),brano composto e registrato da John Lennon e Yoko Ono, pubblicato negli Stati Uniti come singolo natalizio. La melodia del brano era tratta dallo standard folk Stewball. Happy Xmas (War Is Over) è nata come canzone di protesta contro la guerra in Vietnam ed è successivamente diventata una dei più noti classici natalizi.“Last Christmas” degli Wham! vide la luce nel 1981. Il brano doveva uscire a Pasqua e il titolo originale era Last Easter, poi la casa discografica convinse George Michael e Andrew Ridgeley ad anticipare l’uscita del pezzo nel periodo natalizio. Risale invece al 1984 “Hallelujah” di Leonard Cohen, un brano che contiene vari riferimenti biblici ed è stato oggetto di numerose reinterpretazioni, la più famosa delle quali è quella di Jeff Buckley.

“All I Want for Christmas is you” scritta da Walter Afanasieff e cantata da Mariah Carey è del 1991 e ha venduto 15 milioni di copie nel mondo (disco di platino in Italia, Australia, Danimarca, Regno Unito, Stati Uniti e disco di diamante in Giappone). Dello stesso anno è “Heal the world” di Michael Jackson, che in questa canzone parla di quei bambini che vivono in Paesi disagiati. Partendo dal titolo di questo brano il cantante statunitense fondò un’associazione per aiutare i bambini bisognosi chiamata appunto Heal The World Foundation.

Buon Natale a tutti!

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