Si è spento a 86 anni il regista e sceneggiatore Ermanno Olmi, uno dei più grandi maestri del cinema italiano.
Nato il 24 luglio 1931 da una famiglia contadina, da giovane lavora alla Edison, per pagare gli studi di arte drammatica, fondando la Sezione cinema della EdisonVolta. Il suo primo film risale al 1959 dal titolo “Il tempo si è fermato”, quindi nel 1961 esce nelle sale “Il posto” in cui racconta la storia di due giovani alla ricerca del primoimpiego. E’ del 1963 invece “I fidanzati” mentre due anni dopo dirige “E venne un uomo”, una intensa biografia di Papa Giovanni XXIII. La consacrazione nel cinema italiano e internazionale arriva nel 1977 con “L’albero degli zoccoli”, film sulla vita dei contadini padani premiato con la Palma d’Oro al Festival di Cannes. Nel 1987 vince il Leone d’Argento alla Mostra del Cinema di Venezia con “Lunga vita alla signora”, mentre nel 1988 conquista il Leone d’Oro con “La leggenda del santo bevitore”.
Tra i suoi lungometraggi più famosi ricordiamo anche “Il mestiere delle armi”, premiato con il Globo d’oro nel 2001 e 9 David di Donatello nel 2002, “Cantando dietro ai paraventi” che vince 3 David di Donatello nel 2004 e 4 Nastri d’argento, “Tickets”, “Centochiodi”. Quindi Ermanno Olmi torna al suo primo grande amore, i documentari, firmando “Rupi del vino” e “Terra madre”. Negli ultimi anni dirige altre tre pellicole di grande successo: “Il villaggio di cartone”, sul tema dell’immigrazione, “torneranno i prati”, in occasione del centenario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale e il documentario sul cardinale Carlo Maria Martini “vedete, sono uno di voi”, ottenendo la Menzione d’onore ai Nastri d’Argento Documentari 2018.
Ermanno Olmi ha scritto pagine importanti della storia del nostro cinema e attraverso film e documentari memorabili ha saputo raccontare come nessun altro, con eleganza e verità, temi sociali, storie di gente semplice e comune, sentimenti, spaccati di vita quotidiana.
