Il 3 novembre presso il Teatro San Giuseppe di Rovello Porro, verranno ricordati i 47 Caduti rovellesi i cui profili, presenti nel libro “UN VOLTO, UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro” di Franco Premoli, saranno letti dai ragazzi di terza media

Il 3 novembre presso il Teatro San Giuseppe di Rovello Porro, in occasione del Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale, verranno ricordati i 47 Caduti rovellesi i cui profili, presenti nel libro “UN VOLTO, UNA STORIA. I Caduti di Rovello nella Grande Guerra e il Generale Porro” di Franco Premoli, saranno letti dai ragazzi di terza media in una sorta di ideale passaggio di generazioni.

«Se sapesse, in quale stato siamo qui! I morti sono pochi ma molti feriti; ho dovuto combattere per ben 5 giorni nascosto sotto un grosso sasso, sporco di fango e anche di sangue. Ma Dio buono ci aiuta; basta averlo sempre nella mente», così scriveva il soldato Alberio Giovanni nel settembre 1917 in una lettera a don Giulio Riva, giunto in parrocchia come coadiutore nel 1914.

Portate tutti pazienza che tutto finirà e in questo mese di maggio dedicato alla Vergine del Carmine perché è lei la dispensatrice e quella che porterà la pace. Forse voi altri avrete scordato il mio giuramento che alla Vergine del Carmine ho fatto di far celebrare il 15 maggio una benedizione, ma rimediatevi appena riceverete questa lettera, perché io non dimenticherò mai la grazia ricevuta il 15 maggio 1916. […]», così scriveva ai genitori Alberio Fortunato nel maggio 1918; morirà in prigionia in Germania a causa della spagnola poco dopo la fine del conflitto nel dicembre 1918.

A partire dal 1917 l’Unione Giovani Cattolici Rovellesi, guidata da don Giulio Riva, iniziò la pubblicazione di un giornalino mensile intitolato Gioventù Cattolica Rovellese, che in seguito divenne il bollettino parrocchiale, ma che nacque con lo scopo di tenere in contatto i giovani dell’associazione che erano al fronte con quelli rimasti a casa. Nell’aprile 1917 don Giulio Riva così si rivolgeva ai suoi giovani partiti per la guerra: «Carissimi, Vi ringrazio vivamente delle continue vostre affettuose lettere. Se mi rattristo nel vedere ogni giorno diminuire le nostre file, mi consolo al sapervi sempre buoni, rassegnati a qualsiasi sacrificio, più uniti al Signore che invocate spesso e dal quale solo potrete avere quel coraggio che la Patria vi domanda e quel conforto che vi abbisogna. Coraggio, cari giovani, e voi ed io. Ci rivedremo presto (lo spero) assai migliori e assai più forti a combattere le battaglie del Signore. Pertanto, mi unisco ai vostri compagni rimasti, che intendono con questi fogli mostrarvi tutto il loro cuore di fratelli».

Queste sono alcune delle testimonianze presenti nel libro. Purtroppo della ricca corrispondenza epistolare tra i giovani soldati rovellesi e il loro sacerdote si è conservato ben poco, ma quanto basta per testimoniarci le atroci sofferenze, l’immenso dolore, la profonda capacità di silenzio di fronte agli orrori della guerra, ma anche un’esperienza di fede convinta e un amor di patria, che oggi sentiamo piuttosto lontani.

Si calcola che i Rovellesi chiamati alle armi negli anni del conflitto siano stati circa 650, su una popolazione complessiva di poco meno di 3.000 persone, quindi più del 20% degli abitanti. Di questi, 47 morirono, poco più della metà in combattimento, gli altri per malattia, per incidenti o dopo l’armistizio per patologie contratte durante la guerra.
L’età dei Caduti rovellesi è generalmente giovane: 28 (61%) sono compresi tra 19 e 25 anni, 12 tra 26 e trent’anni, 6 tra 30 e 40, solo uno supera i 40 anni. 19 (40%) erano sposati e quasi tutti con figli. Alcuni di loro erano fratelli. Quando giungeva a Rovello la dolorosa notizia riguardante un Caduto, il parroco convocava tutta la comunità nella chiesa parrocchiale, dove si celebravano solenni esequie di suffragio.

L’ultima parte del volume è dedicata al monumento eretto nell’immediato dopoguerra con la forte volontà dei reduci e della popolazione di onorare e di perpetuare la memoria di coloro che avevano sacrificato la vita per la Patria (la foto presente sulla copertina è di Luigi Premoli). Non esiste località in Italia che non abbia eretto un monumento o una lapide a ricordo dei Caduti della Grande Guerra.

«Un secolo fa l’Italia fu sottoposta alla prima grande prova della sua giovane storia. Poteva essere spazzata via; invece resistette. Dimostrò di non essere soltanto ‘un nome geografico’, ma una nazione. Questo non toglie nulla alle gravissime responsabilità di una classe politica, intellettuale e affaristica che trascinò in guerra un Paese che nella grande maggioranza voleva la pace […] ma aiuta a ricordare chi siamo, su quali sofferenze si fondano la nostra indipendenza, la nostra libertà, il nostro benessere, chi erano i nostri nonni, di quale forza morale furono capaci e quale patrimonio portiamo dentro di noi”.

L’AUTORE: Franco Premoli è nato nel 1954 a Rovello Porro, dove risiede da sempre. Ha frequentato il Liceo Classico a Saronno e ha conseguito la laurea in Filosofia, con indirizzo in Scienze storiche, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Dopo aver insegnato presso alcune scuole superiori di Saronno, è stato docente di Lettere presso la scuola media del paese per oltre trent’anni. E’ autore delle seguenti pubblicazioni: San Carlo e Rovello, 1° ed. 1985, 2° ed. 2011; Il Santuario della Beata Vergine del Carmine in Rovello Porro, 1° ed. 1989, 2° ed. 2002; La nuova chiesa parrocchiale dedicata ai Ss. Apostoli Pietro e Paolo in Rovello Porro, 1990; La Scuola di Tutti i Santi.  Una confraternita di laici a Saronno tra Quattro e Cinquecento, in Millennio n. 1, ed. Società Storica Saronnese, 2001. E’ tra i curatori del libro di Antonio Alberio, Ruèl ul nost paes.  Racconti di una vita, Rovello Porro 2017.

Qui l’intervista con l’autore Franco Premoli:  https://spettacolomusicasport.com/2018/10/14/intervista-con-franco-premoli-autore-del-libro-un-volto-una-storia-i-caduti-di-rovello-nella-grande-guerra-e-il-generale-porro/

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