Intervista con Michele Rosiello, protagonista de “L’Isola di Pietro 2”: “Spero un giorno di andare a vivere su un’isola, proprio come il mio personaggio Alessandro Ferras”

E’ un giovane attore di grande talento e fascino, è laureato in Ingegneria Gestionale ma da sempre è affascinato dal mondo del cinema, ha esordito in “Gomorra 2”, ha preso parte all’ultimo film di Ettore Scola “Che strano chiamarsi Federico”, ed è tra i protagonisti de “L’isola di Pietro 2” in onda la domenica sera su Canale 5.

Stiamo parlando di Michele Rosiello, che in questa intervista che ci ha gentilmente concesso ci ha parlato del suo personaggio Alessandro Ferras, vicequestore di Carloforte, entrato subito nel cuore del pubblico, di quanto sia stato divertente lavorare con Gianni Morandi, e ci ha anche svelato qualche aneddoto legato alle riprese della serie.

L'Isola di Pietro - Canale 5

Ciao Michele, nella serie di Canale 5 “L’Isola di Pietro 2” interpreti Alessandro Ferras, vice questore di Carloforte. C’è qualche tratto di Alessandro in cui ti rivedi?

“Ciao! Alessandro è un bel tipo, vive in barca, è divertente e non si prende mai troppo sul serio. Un uomo semplice, ligio al dovere e innamorato, che sa cosa chiedere alla vita. Mi ha fatto subito simpatia ed è stato abbastanza naturale entrare nella sua testa. Ci somigliamo tanto. Siamo entrambi determinati in ciò che facciamo, abbiamo un forte senso di responsabilità nei confronti delle persone a cui vogliamo bene e lo stesso approccio ottimista verso le cose. Spero un giorno di andare a vivere su un’isola, proprio come lui”.

Mancano due puntate alla fine, puoi anticiparci qualcosa su quello che accadrà al tuo personaggio che in questa seconda stagione sta vivendo una storia d’amore molto complicata con Elena?

“Ormai siamo giunti alla fine… c’è poco da poter anticipare… In questa seconda stagione fin dall’inizio vediamo Alessandro protagonista di gravi errori e leggerezze, grazie ai quali però capisce chiaramente quali sono le cose che contano davvero e gli obiettivi da perseguire: arrestare il nemico numero uno Ignazio Silas, trovare l’assassino di Giulia e Vanessa e, soprattutto, riconquistare la fiducia di Elena e Caterina”.

Com’è stato tornare sul set di questa serie molto amata dal pubblico e come ti sei trovato a recitare con Gianni Morandi?

“Con gli altri attori e gran parte della troupe si è creato davvero un bel gruppo, cosa non sempre scontata. Carloforte (e tutto il Sulcis in generale) è un vero paradiso e le persone del posto ci hanno accolto fin dal primo momento con grande entusiasmo e affetto. Perciò noi tutti attendevamo con ansia di tornare sul set. Avremmo voluto non finisse mai! Come ho già detto in altre occasioni, grazie a mio padre sono cresciuto ascoltando e amando le canzoni di Gianni. Mi accompagnava a scuola intonando “In ginocchio da te” e “Non son degno di te”. Ho provato una grande emozione quando l’ho conosciuto e lavorare insieme è stato divertentissimo. Con piacere ascoltavo aneddoti della sua vita e, spesso, sul set ci ritrovavamo a cantare, benché io sia, come dice lui, “l’unico napoletano stonato”. Gianni è così come appare, l’eterno ragazzo, una fonte inesauribile di energia che trasmette a tutti quelli che gli sono intorno”.

Michele-Rosiello-attore-isola-di-pietro-2-backstage (1)

Qual è stata la scena più difficile da girare e quale quella più divertente?

“La più difficile? Alessandro in ospedale che rivede per la prima volta sua figlia Caterina, ora cieca in seguito all’incidente avvenuto per sua incoscienza. È stata una scena emotivamente molto forte, con sentimenti contrastanti e, dunque, per niente facile! La più divertente… Elena al molo che sveglia con la pompa dell’acqua Alessandro che dorme in barca a poppa dopo una notte tormentata. Per esigenze di inquadrature abbiamo ripetuto la scena almeno una decina di volte e avevo solo tre cambi di maglietta, che quindi ogni volta andavano asciugati in pochi minuti. Era una meravigliosa alba di giugno… era piacevolissimo essere annaffiato di continuo!”.

Sei laureato in ingegneria gestionale, quando hai capito che la strada che volevi seguire era quella della recitazione?

“Ai tempi del liceo mi divertivo a fare dei video con gli amici con la mia handycam. Col tempo ho cominciato a girare dei veri e propri cortometraggi, finché un giorno ho capito che il cinema non era semplicemente una passione ma ciò che volevo fare nella vita. Così ho scelto di iscrivermi ad Ingegneria perché ero bravo in matematica, poi durante il terzo anno di università ho iniziato a studiare recitazione. Prima ho frequentato per un anno una scuola di cinema a Napoli, poi nel 2011 ho partecipato al bando per il corso di recitazione della neonata “Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté” di Roma, le cui selezioni erano curate da Elio Germano, Valerio Mastandrea e Laura Muccino. Eravamo circa 800 per 12 posti e dopo diverse fasi di selezione sono stato scelto. Al termine di due splendidi anni di scuola, durante i quali ho preso parte a diversi cortometraggi, mi sono diplomato nel 2013. L’anno successivo ho concluso anche gli studi universitari conseguendo la Laurea Magistrale in Ingegneria Gestionale”.

Nel 2013 hai recitato nel film di Ettore Scola “Che strano chiamarsi Federico”. Che ricordo conservi di questo lavoro?

“Mi ritengo molto fortunato ad aver debuttato sul grande schermo con Ettore Scola. Ho provato una forte emozione ad essere diretto da un maestro come lui, oltretutto interpretando uno dei maggiori sceneggiatori della commedia all’italiana qual era Agenore Incrocci. Scola aveva le idee molto chiare sul set e durante le pause spesso ci rapiva con i suoi ricordi. Ci raccontò di una serata in cui c’erano lui, Volonté e Troisi, si parlava di realizzare un film insieme, ma poi non se ne fece nulla. Un vero peccato”.

Hai interpretato in “Gomorra 2” il ruolo di Mario Cantapane. Che esperienza è stata?

“Con “Gomorra” ho capito di come funziona l’immensa e meravigliosa macchina del cinema. Ho avuto il merito e la fortuna di lavorare con professionisti di primo livello, dalla regia alla fotografia e a tutti gli altri reparti. Sono dovuto entrare sia fisicamente che psicologicamente in una realtà molto lontana dalla mia, una realtà che fino ad allora conoscevo solo attraverso film e giornali. La storia di Mario e Marinella è ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto, ho provato quindi una forte responsabilità nell’interpretarlo. Mario Cantapane è un ragazzo appartenente al mondo della camorra che mette a rischio la sua vita per amore. Mi ha affascinato fin dalla prima lettura del copione e ho cercato di dargli un’umanità differente da quella degli altri personaggi solitamente raccontati nella serie. E in più mi sono divertito tanto, a cominciare dal taglio di capelli radicale”.

In quali progetti ti vedremo prossimamente?

“Nel 2019 tornerò in tv con una nuova serie di cui non posso ancora dire nulla”.

di Francesca Monti

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