JMJ PANAMA 2019: Papa Francesco ai giovani: “La Giornata Mondiale della Gioventù è ancora una volta una festa di gioia e di speranza per la Chiesa intera e, per il mondo, una grande testimonianza di fede”

Giovedì mattina Papa Francesco è stato ricevuto dal Presidente della Repubblica, Juan Carlos Varela Rodríguez e dalla First Lady, la signora Lorena Castillo, al Palacio de las Garzas.
Pochi minuti dopo il Papa si è affacciato su uno dei balconi e ha salutato la folla che lo aspettava dalle prime ore della mattina per salutarlo al suo arrivo.
Il Santo Padre ha tenuto un incontro privato con il Presidente della Repubblica, che ha avuto l’opportunità di presentare la sua famiglia al Papa. Durante questo incontro entrambi i Capi di Stato si sono scambiati i regali, costituiti da medaglie commemorative del viaggio apostolico.
Al termine di questa visita di cortesia, il Presidente e la First Lady hanno salutato il Papa, che è andato in auto al Palazzo Bolivar per un incontro con le autorità, il corpo diplomatico e i rappresentanti della società civile.

INCONTRO CON LE AUTORITÀ

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Papa Francesco si è incontrato alle 10:40 nel Palazzo Bolivar, sede del Ministero degli Affari Esteri, con le autorità nazionali, i rappresentanti dei tre rami dello Stato (esecutivo, legislativo e giudiziario), nonché i membri del corpo diplomatico, leader religiosi, personalità del mondo sociale, economico, politico, culturale, educativo e altri ospiti. Il Palazzo Bolívar è un edificio emblematico della Città Vecchia, in cui il Congresso Anicentonico di Panama fu celebrato nel 1826, presieduto dal Liberatore Simon Bolivar.
Dopo la cerimonia, il Papa si è recato nella chiesa di San Francisco de Asís per partecipare all’incontro con i vescovi della SEDAC.

INCONTRO DEL PAPA CON I VESCOVI DELL’AMERICA CENTRALE

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Al suo arrivo, il Papa è stato ricevuto dall’Arcivescovo di Panama, Mons. José Domingo Ulloa Mendieta, e dal Presidente della Segreteria Episcopale dell’America Centrale (SEDAC), Mons. José Luis Escobar Alas. A nome della SEDAC, Mons. Escobar Alas, ha rivolto il saluto di benvenuto al Santo Padre. Subito dopo, il Papa ha letto un messaggio ai vescovi.
L’incontro di Sua Santità con i Vescovi centroamericani si è concluso con un saluto fraterno e una fotografia ufficiale.

INCONTRO CON I GIOVANI

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Infine, il Papa ha incontrato i giovani alla cerimonia di apertura e ricevimento della Gmg, nel campo di Santa María de la Antigua-Cinta Costera, con la partecipazione di 350 mila persone, secondo quanto riferito dalla Joint Interagency Task Force San Miguel Arcángel (FTC). Ancora una volta, il Papa ha cambiato il protocollo, perché è arrivato con la Papamobile aperta invece della prevista auto chiusa.
L’evento è iniziato con il saluto del vescovo José Domingo Ulloa Mendieta, arcivescovo di Panama, al Santo Padre.

Queste le parole di Papa Francesco ai giovani:

“Cari giovani, buon pomeriggio!
Che bello ritrovarci, e farlo in questa terra che ci accoglie con tanto colore e tanto calore! Riuniti a Panamá, la Giornata Mondiale della Gioventù è ancora una volta una festa di gioia e di speranza per la Chiesa intera e, per il mondo, una grande testimonianza di fede.
Mi ricordo che, a Cracovia, alcuni mi chiesero se sarei andato a Panamá, e io risposi: “Io non so, ma Pietro di sicuro ci sarà. Pietro ci sarà”. Oggi sono contento di dirvi: Pietro è con voi per celebrare e rinnovare la fede e la speranza. Pietro e la Chiesa camminano con voi e vogliamo dirvi di non avere paura, di andare avanti con questa energia rinnovatrice e questo desiderio costante che ci aiuta e ci sprona ad essere più gioiosi e disponibili, più “testimoni del Vangelo”. Andare avanti non per creare una Chiesa
parallela un po’ più “divertente” o “cool” in un evento per giovani, con un po’ di elementi decorativi, come se questo potesse lasciarvi contenti. Pensare così sarebbe mancare di rispetto a voi e a tutto quello che lo Spirito attraverso di voi ci sta dicendo.
Al contrario! Vogliamo ritrovare e risvegliare insieme a voi la continua novità e giovinezza della Chiesa aprendoci a una nuova Pentecoste (cfr SINODO DEDICATO AI GIOVANI, Documento finale, 60). Questo è possibile solo se, come abbiamo da poco vissuto nel Sinodo, sappiamo camminare ascoltandoci e ascoltare completandoci a vicenda, se sappiamo testimoniare annunciando il Signore nel servizio ai nostri fratelli; servizio concreto, si intende.
So che arrivare qui non è stato per niente facile. Conosco gli sforzi, i sacrifici che avete fatto per poter partecipare a questa Giornata. Molti giorni di lavoro e di impegno, incontri di riflessione e di preghiera fanno sì che il cammino sia in gran parte la ricompensa. Il discepolo non è solamente chi arriva in un posto ma chi incomincia con decisione, chi non ha paura di rischiare e di mettersi a camminare.
Questa è la sua più grande gioia: essere in cammino. Voi non avete avuto paura di rischiare e camminare.
Oggi possiamo essere in festa perché questa festa è cominciata già da molto tempo in ogni comunità.
Veniamo da culture e popoli diversi, parliamo lingue diverse, usiamo vestiti diversi. Ognuno dei nostri popoli ha vissuto storie e circostanze diverse. Quante cose ci possono differenziare! Ma nulla di tutto ciò ha impedito che potessimo incontrarci ed essere felici di stare insieme. Questo è possibile perché sappiamo che c’è qualcosa che ci unisce, c’è Qualcuno che ci fa fratelli. Voi, cari amici, avete fatto tanti sacrifici per potervi incontrare e così diventate veri maestri e artigiani della cultura dell’incontro. Con i
vostri gesti e i vostri atteggiamenti, coi vostri sguardi, desideri e soprattutto la vostra sensibilità, voi smentite e screditate tutti quei discorsi che si concentrano e si impegnano nel creare divisione, nell’escludere ed espellere quelli che “non sono come noi”. E questo perché avete quel fiuto che sa intuire che «il vero amore non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità» (BENEDETTO XVI, Omelia, 25 gennaio 2006). Al contrario, sappiamo che il padre della menzogna preferisce un popolo diviso e litigioso, a un popolo che impara a lavorare insieme.
Voi ci insegnate che incontrarsi non significa mimetizzarsi, né pensare tutti la stessa cosa o vivere tutti uguali facendo e ripetendo le stesse cose, ascoltando la stessa musica o portando la maglia della stessa squadra di calcio. No, questo no. La cultura dell’incontro è un appello e un invito ad avere il coraggio di mantenere vivo un sogno comune. Sì, un sogno grande e capace di coinvolgere tutti. Il sogno per il quale Gesù ha dato la vita sulla croce e lo Spirito Santo si è riversato e ha marchiato a fuoco il giorno di Pentecoste nel cuore di ogni uomo e di ogni donna, nel tuo e nel mio, nella speranza che trovi
spazio per crescere e svilupparsi. Un sogno chiamato Gesù, seminato dal Padre con la fiducia che crescerà e vivrà in ogni cuore. Un sogno che scorre nelle nostre vene, fa trasalire il cuore e lo fa sussultare ogni volta che ascoltiamo: «Amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avrete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,34-35).
Un santo di queste terre amava dire: «Il cristianesimo non è un insieme di verità da credere, di leggi da osservare, o di proibizioni. Visto così non è per nulla attraente. Il cristianesimo è una Persona che mi ha amato tanto, che desidera e chiede il mio amore. Il cristianesimo è Cristo» (S. OSCAR ROMERO, Omelia, 6 novembre 1977); è portare avanti il sogno per cui Lui ha dato la vita: amare con lo stesso amore con cui ci ha amato.
Ci domandiamo: Che cosa ci tiene uniti? Perché siamo uniti? Che cosa ci spinge ad incontrarci? La certezza di sapere che siamo stati amati con un amore profondo che non vogliamo e non possiamo tacere e ci provoca a rispondere nello stesso modo: con amore. È l’amore di Cristo quello che ci spinge (cfr 2 Cor 5,14).
Un amore che non si impone e non schiaccia, un amore che non emargina e non mette a tacere, un amore che non umilia e non soggioga. È l’amore del Signore, amore quotidiano, discreto e rispettoso, amore di libertà e per la libertà, amore che guarisce ed eleva. È l’amore del Signore, che sa più di risalite che di cadute, di riconciliazione che di proibizione, di dare nuova opportunità che di condannare, di futuro che di passato. È l’amore silenzioso della mano tesa nel servizio e nel donarsi senza vantarsi.
Credi in questo amore? È un amore che “vale la pena”? È stata la stessa domanda e chiamata che ha ricevuto Maria. L’angelo le domandò se voleva  portare questo sogno nel suo grembo e renderlo vita, renderlo carne. Ella disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola» (Lc 1,38). Maria ha saputo dire “sì”. Ha saputo dare vita al sogno di Dio. Ed è la stessa cosa che l’angelo vuole chiedere a te, a te, a me: vuoi che questo sogno abbia vita? Vuoi dargli carne con le tue mani, i tuoi piedi, il tuo sguardo, il tuo cuore? Vuoi che sia l’amore del Padre ad aprirti nuovi orizzonti e a portarti per sentieri mai immaginati e pensati, sognati o attesi, che rallegrino e facciano cantare e danzare il cuore? Sapremo dire all’angelo, come Maria: “Eccoci, siamo i servi del Signore, avvenga per noi…”? Cari giovani, questa Giornata non sarà fonte di speranza per un documento finale, un messaggio concordato o un programma da eseguire. Questo incontro trasmette speranza grazie ai vostri volti e alla preghiera. Ognuno tornerà a casa con la nuova forza che si genera ogni volta che ci incontriamo con gli altri e con il Signore, pieni di Spirito Santo per ricordare e mantenere vivo quel sogno che ci fa fratelli e che siamo chiamati a non lasciar congelare nel cuore del mondo: dovunque ci troveremo, qualsiasi cosa staremo facendo, potremo sempre guardare in alto e dire: “Signore, insegnami ad amare come tu ci hai amato”. Volete ripeterlo con me? “Signore, insegnami ad amare come tu ci hai amato”.
Non possiamo terminare questo primo incontro senza ringraziare. Grazie a tutti coloro che hanno preparato con grande entusiasmo questa Giornata Mondiale della Gioventù. Grazie per aver avuto il coraggio di costruire e di ospitare, per aver detto “sì” al sogno di Dio di vedere i suoi figli riuniti. Grazie a Mons. Ulloa e a tutti i suoi collaboratori per aver aiutato a far sì che oggi Panamá sia non solo un canale che collega i mari, ma anche un canale in cui il sogno di Dio continua a trovare altri piccoli canali per crescere e moltiplicarsi e irradiarsi in tutti gli angoli della terra.
Amici, Gesù vi benedica e Santa Maria la Antigua vi accompagni sempre, così che possiamo dire senza paura, come lei: «Eccomi. Avvenga di me».

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