Intervista con Sandro Giacobbe che ci presenta il nuovo singolo “Solo un bacio” a favore dei figli delle vittime del Ponte Morandi: “Avrei voluto presentare la canzone al Festival di Sanremo”

Si intitola “Solo un bacio” il nuovo singolo di Sandro Giacobbe, che racconta la fatalità della vita, facendo riferimento alla immane tragedia che ha colpito Genova il 14 agosto 2018. I proventi discografici della canzone, intensa ed emozionante, saranno infatti destinati ai figli delle vittime del Ponte Morandi, così come gli incassi dei primi due concerti che si terranno in Liguria. Dal 24 agosto scorso il cantautore genovese, insieme con l’associazione NOI PER VOI, ha organizzato diverse iniziative benefiche volte ad aiutare i minori che hanno perso il loro papà nel crollo del Ponte.

Sandro Giacobbe, una carriera di oltre 45 anni alle spalle, con grandissimi successi come Signora mia, Il giardino proibito, Il mio cielo la mia anima, Sarà la nostalgia, ancor oggi conosciuti e amati in Italia e nel mondo, e tre partecipazioni al Festival di Sanremo, nel 1976 con Gli occhi di tua madre, nel 1983 con Primavera e nel 1990 con Io vorrei, in questi anni ha continuato a scrivere e ad incidere brani correlati da bellissimi videoclip, tra i quali Insieme Noi, scelto come Inno del 50° Anniversario del piccolo coro dell’Antoniano di Bologna.

Con l’uscita del singolo Solo un bacio, che rispecchia perfettamente la vena cantautorale  genovese, ha voluto mettere un po’ di Genova nel brano, inserendo delle parti in dialetto e facendole cantare al gruppo folk “Amixi de Zena”.

Abbiamo fatto una piacevole chiacchierata con Sandro Giacobbe per parlare del singolo “Solo un bacio” che avrebbe desiderato presentare al Festival di Sanremo 2019, ma anche dei prossimi progetti e della sua squadra del cuore, il Genoa.

 

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Sandro, è uscito “Solo un bacio”, un brano i cui proventi saranno destinati ai figli delle vittime del Ponte Morandi, che fa riferimento implicitamente a questa grande tragedia e che parla della fatalità della vita e del destino di ognuno di noi…

“Ero in Calabria il 14 agosto 2018 e ho appreso quanto successo dalla televisione ed è stato scioccante vedere una tragedia così inaspettata, vedere crollare in quel modo il nostro ponte, simbolo di Genova, che chiamavamo il Ponte di Brooklyn. Chiaramente la realtà era quella e i momenti successivi sono stati drammatici, passare di là, vedere quello che succedeva, i morti che c’erano stati, le famiglie, i bambini, gli sfollati hanno causato dentro di me una marea di stati d’animo che sono sfociati in questa canzone che ho scritto a metà settembre. Ho cercato di legarla alla storia di due personaggi, partendo dalla loro giornata quotidiana che il destino e la fatalità hanno cambiato in modo così profondo e diverso. Nella vita questo succede, improvvisamente ci accorgiamo che se avessimo agito in un determinato modo magari le cose sarebbero andate in maniera diversa. Se quell’abbraccio finale che c’è nel video si fosse prolungato ancora di piu’ magari avrebbe evitato a queste due persone di vivere una situazione drammatica”.

Il video di Solo un bacio è un film che racconta una storia d’amore e sottolinea la fragilità della vita… 

“Abbiamo voluto fare un cortometraggio, un piccolo film in cui ho inserito Solo un bacio. Fin dall’inizio ho cercato di aiutare le persone piu’ colpite e in particolare i bambini, ho saputo che c’erano 11 bambini di cinque famiglie diverse, tre di Genova, una di Napoli e una moldava che vive vicino a Trento, che hanno perso il loro papà in questa tragedia. Dal 24 agosto in cui ho organizzato il primo evento con una partitella a Chiavari abbiamo raccolto 14 mila euro che sono stati già divisi tra le cinque famiglie”.

Sappiamo che hai presentato questa canzone alle selezioni per il Festival di Sanremo 2019 ma purtroppo non è stata scelta tra le 24 in gara…

“C’era questo bel progetto di provare a partecipare al Festival di Sanremo con “Solo un bacio” sia per dare spazio alla canzone sia per promuovere una raccolta fondi attraverso la kermesse, invece purtroppo non è andata bene e nemmeno mi chiameranno come ospite dandomi cinque minuti per presentare il brano. Io avrei cantato gratis insieme agli Amixi de Zena, i canterini che fanno folk genovese, che hanno interpretato la parte in dialetto nel brano. Tra l’altro ho scoperto per caso che Paolo Kessisoglu del duo Luca e Paolo ha fatto una canzone che ha sottoposto a tanti artisti realizzando una specie di We are the world e che probabilmente la canteranno a Sanremo. Il fatto di essere stato scavalcato e nemmeno interpellato per parteciparvi mi è dispiaciuto molto. Vuol dire che oggi è difficile fare le cose solo con il cuore e che dietro ogni cosa c’è una marea di interessi. Volevo a tutti i costi aiutare questa iniziativa anche attraverso Sanremo. Pazienza, cercheremo di far conoscere ugualmente questa canzone anche senza salire sul palco dell’Ariston”.

Hai preso parte tre volte al Festival di Sanremo. Che ricordi hai?

“Ho fatto Sanremo in tre dimensioni diverse, la prima nel 1976 quando si svolgeva al Teatro del Casinò, nel 1983 all’Ariston, in quel Festival non c’era ancora l’orchestra, si cantava sulle basi, è stato l’anno in cui Vasco Rossi ha presentato Vita spericolata; l’ultima al Palafiori allestito ad Arma di Taggia con grandi polemiche da parte degli addetti ai lavori. Tre apparizioni in tre momenti diversi della mia vita, con tre grandi successi, il primo Gli occhi di tua madre è ancora oggi una delle canzoni che ha lasciato un grande segno e che è rimasta nel cuore del pubblico; nel 1983 Primavera faceva parte di un progetto di serate e spettacoli ed è andata molto bene; infine Io vorrei che ha avuto un grande successo anche in Sud America, cantata da Cristian Castro, figlio di Veronica Castro, vendendo milioni di dischi e mi ha dato la possibilità di tornare in quei posti meravigliosi. L’ultimo Sanremo risale al 1990 e mi aspettavo che dopo 29 anni si ricordassero anche di me ma non è accaduto”.

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Quarantacinque anni di carriera e di grandi successi: se dovessi racchiuderli in una fotografia quale ti verrebbe in mente?

“Tutto quello che ho fatto è stato una benedizione, da 45 anni porto avanti una professione straordinaria che amo con tutto me stesso, che mi ha dato la possibilità di raccontare emozioni attraverso la scrittura delle canzoni e di ritrovare le stesse emozioni nelle persone che vengono ai concerti. La fotografia che mi viene in mente è quella di una persona felice che canta tra il suo pubblico da 45 anni”.

Stai lavorando a un nuovo disco?

“Sto lavorando a un nuovo progetto che penso uscirà in autunno, sulla scia di questa canzone. Voglio dargli un’impronta un po’ piu’ genovese. Nel frattempo porterò avanti la promozione per far conoscere Solo un bacio e da metà febbraio saremo in America per tre concerti, mentre da metà aprile partirà il tour estivo”.

Chiudiamo parlando di calcio. Sei l’allenatore della Nazionale Cantanti e un grande tifoso del Genoa. Cosa ne pensi dell’attuale situazione del Grifone con il ritorno di Sturaro a centrocampo e la cessione della giovane stella Piatek?

“Sono felice del ritorno di Sturaro perchè aveva lasciato un vuoto quando se ne è andato e spero che possa ridare al Genoa il suo apporto fondamentale a centrocampo. Mi dispiace per la cessione di Piatek che il nostro caro presidente Preziosi ha venduto al Milan incassando parecchi milioni di euro. E’ un grande campione, è giovane e avrebbe potuto dare ancora molto alla causa del Genoa. Speriamo di non aver avuto una perdita grossa in fatto di gol, altrimenti nella posizione di classifica in cui siamo non sarà facile risalire”.

di Francesca Monti

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