“Bibbidi Bobbidi Bum” al Teatro Studio Uno dal 21 al 24 febbraio

Al Teatro Studio Uno dal 21 al 24 febbraio 2019 debutta in prima assoluta “Bibbidi Bobbidi Bum” scritto ed interpretato da Chiara Capitani con la regia di Stefano Scandaletti.

In scena una Cinder-Ella contemporanea alla veglia del suo matrimonio; sarà un sogno o un incubo? Un monologo brillante ed ironico dove il racconto delle sue ultime ore di libertà si mutano in una tragicomica battaglia personale.

La Fiaba sta giungendo all’ultima pagina; dopo che la carrozza avrà girato l’angolo e le colombe avranno ricamato la scritta The End, che succederà? Siamo a un passo dalla fine e la voce che l’ha guidata per tutta la fiaba da domani potrebbe non esserci più. Una voce assordante, impertinente, giudicante, che le ha fatto seguire con minuzia i binari prefissati, non facendola mai uscire dalle righe già scritte. Chi scrive le pagine della nostra fiaba?C’è una notte per risolvere il mistero. Dodici ore in cui non c’è tempo per dormire.

Si è insidiato ormai il dubbio dell’esistenza di un’altra strada, un’altra storia. Ella ricorda la sua infanzia; prima del c’era una volta. Dodici ore per spostare lo sguardo per la prima volta dentro di sé, verso l’inconscio, verso il desiderio, verso quello che non si può de-scrivere ma solo vivere.

Virginia Woolf scriveva nel romanzo Onde, attraverso il personaggio di Bernard:

Bisogna, bisogna, bisogna. Bum, bum, bum. Ascoltate. C’è come un tonfo di vagoni che cozzano su un binario morto. Ecco la concatenazione felice, un evento segue l’altro nelle nostre vite. Bum, bum, bum. Bisogna, bisogna, bisogna. Bisogna andare, dormire, svegliarsi, alzarsi. Come adoriamo quel suono di vagoni che cozzano su un binario morto.

Oggi, in una società in cui tutto sembra possibile, siamo davvero liberi di scegliere?

Una generazione di passaggio e di trasformazione è quella di Ella, quella dei nati nei favolosi anni ottanta. Nessuno ci obbliga a credere nel vissero felici e contenti, eppure ci prende lo sconforto al solo pensiero di farci vedere sfigati; immersi nella miseria e privi di quella grazia fatata degli spot pubblicitari. Siamo poi costantemente spinti ad accoppiarci per sentirci completi come individui. Ammettere di essere singolo è sempre una piccola sconfitta. La voce della società, della normalità, delle aspettative che gli altri hanno su noi, risuona costantemente in un posto lontano della nostra mente… forse nemmeno così lontano.

“… Ho fatto tutto quello che bisogna. Fare catechismo a nove anni, fatto. Andare all’università dopo il liceo, fatto. Trovare un contratto a tempo indeterminato, fatto. Avere una tessera sanitaria, un nutrizionista, un personal trainer…”

Del resto il complesso di Cenerentola è tangibile; esseri che appaiono smarriti in mancanza dell’altro e dipendenti dal principe azzurrissimo. Se qualcosa nei nostri progetti andasse storto e se il sogno non diventasse realtà? Saremmo in un tunnel senza luce, da cui uscire da soli sarebbe impossibile.

Bibbidi Bobbidi Bum racconta quel trauma. Il fantastico sogno mancato può infatti trasformarsi, tramite la disperazione, nella consapevolezza del reale; conoscere finalmente se stessi per sopravvivere. La realtà è… quello che è. La più grande sfida probabilmente di questa vita è trovare la bellezza nascosta nei piccoli dettagli del tutto, confusionario e inquinato.

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