Debutta in prima assoluta al Teatro Studio Uno dal 14 al 31 marzo “I mille pezzi” spettacolo della compagnia LABit, scritto da Marco Andreoli

Debutta in prima assoluta al Teatro Studio Uno dal 14 al 31 marzo “I mille pezzi” spettacolo della compagnia LABit, scritto da Marco Andreoli, in scena Gabriele Linari, Alessandro Porcu, Susanna Valtucci, protagonisti di un racconto esistenziale che come filo conduttore segue il tema della memoria e dell’identità.

In scena la storia di Massimo Cantera, un uomo con una vita serena, un lavoro, un futuro da progettare. Un giorno sua moglie lo lascia. Per sempre. E quello stesso giorno lui esplode, scoppia, si frantuma in mille pezzi, come fosse un vaso caduto a terra. Così da quel momento nella casa di Cantera, ci vivono tutte e mille le sue parti: “Provi lei a dividere 80 metri quadri per quasi mille individui! Non sappiamo più dove metterci…”

“Con “I mille pezzi”, la drammaturgia di Andreoli completa un lungo e articolato percorso dedicato al tema della memoria; un percorso inaugurato nel 2006 con “Compendio Generale” e poi proseguito, tre anni più tardi, con “Singapore”.“I mille pezzi” che, dopo “Animali”, segna il secondo incontro tra Andreoli e la compagnia LABit, ruota attorno al tema dell’identità e a quello del dolore; nell’ipotesi che il dolore, comunque sia, non possa non incidere sull’identità.

I tre attori – Gabriele Linari, Alessandro Porcu e Susanna Valtucci – mettono in scena la storia di un uomo spezzato; anzi: spezzettato. Di un uomo che, in qualche modo, cerca di ri-comporsi, di ricostruire se stesso, perseguendo il compimento di una metafora che, col passare del tempo, assume sempre più chiaramente i contorni dell’unica realtà possibile; quella del sé smarrito; quella del sé perduto. Ma in fin dei conti, “I mille pezzi” racconta soprattutto l’idealismo soverchiante proprio di qualsiasi memoria che sia connessa all’abbandono.

Cercare cause, riconoscere errori, distribuire colpe, esaltare ogni perdita (come se il passato trattenesse in sé il senso di ogni cosa, di ogni oggetto, di ogni parola): questi, in fondo, sono i processi che seguono ognuno di quegli addii che determinano l’esistenza, come fossero spartiacque tra la vita che è stata e la vita che resta.

La compagnia LABit, protagonista della scena off romana, si occupa da sempre sia di produzione che di formazione, anche e soprattutto rivolta alle nuove generazioni, con corsi di teatro in diversi istituti scolastici. Ha affrontato, nei numerosi spettacoli andati in scena dal 2002, sia grandi classici (Shakespeare, Eschilo, Euripide) sia autori significativi del ‘900: Ennio Flaiano (cui ha dedicato una targa commemorativa in collaborazione con il Municipio III del comune di Roma, presso l’ abitazione a Via Montecristo), Franz Kafka (“Lettera al padre” diretto e interpretato da Gabriele Linari, divenuto un vero “caso” della scena romana) e Ettore Petrolini (“Ho morto Petrolini!”, altro monologo di grande successo). Ha inoltre collaborato con diversi drammaturghi contemporanei tra cui Marco Andreoli, appunto, e Fabio Massimo Franceschelli.

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