“Colpa delle favole” (Honiro, distribuzione Believe) è il terzo album di Ultimo e conferma il talento cristallino del cantautore romano capace di arrivare al cuore delle persone di ogni età con le sue canzoni, intrise di emozioni e poesia.
Le tredici tracce del nuovo progetto, scritte e prodotte dallo stesso Niccolò, ci permettono di leggere le varie sfaccettature della sua anima e personalità, quella di un ragazzo di 23 anni arrivato al successo in pochissimo tempo e dei lati negativi che questo comporta, in un precario equilibrio tra sogni e realtà, illusioni e disillusioni.
Il disco, dal sound variegato, si apre con la titletrack, in cui Ultimo dà la colpa alle favole che lo hanno fatto diventare quello che è: “È colpa della musica che mi ha reso troppo astratto/Sono un raggio che dal sole non si lancia e resta al caldo/E rispondo alle paure che io non sono in questo corpo/Amore non è colpa della pioggia o delle nuvole/Se parlo poco sappi è solo colpa delle favole”.
Si prosegue con “I tuoi particolari”, il brano portato al Festival di Sanremo e incentrato sulla fine di una storia e su quel momento in cui ti mancano anche quelle azioni abituali a cui non davi importanza. La terza traccia è “Quando fuori piove”, in cui ritorna il tema centrale delle favole e delle illusioni ad esse connesse: “Colpa delle favole mi hanno sempre illuso un po’/ quando fuori piove/ perché il mondo mi ha deluso un po’”, mentre “Ipocondria”, a dispetto del titolo, ha un testo allegro e ci ricorda che l’amore può essere l’antidoto per ogni malattia.
“Fateme cantà” è la canzone che meglio fotografa Niccolò e la sua passione per la musica intesa nel senso piu’ vero del termine, cioè cantare per regalare emozioni agli altri e per parlare dei problemi quotidiani in cui tutti possiamo ritrovarci, e non come fama e luci della ribalta, che anzi lo infastidiscono perchè è un mondo in cui non si rispecchia: “Fateme cantà che non c’ho voglia di stà con sta gente/che me parla ma non dice niente”.
C’è poi il nuovo singolo “Rondini al guinzaglio”, in cui il cantautore vorrebbe, come in una favola, essere portato in un mondo diverso dove ci si possa sentire liberi di essere se stessi e di sbagliare senza essere giudicati: “tu portami con te/ dov’è leggero il mio bagaglio/dove mi ami anche se sbaglio/dove vola e si ribella/ogni rondine al guinzaglio”.
“Amati sempre” è invece un invito ad amare se stessi ed è la ballad piu’ intima del disco, mentre “Quella casa che avevo in mente” racconta il rimpianto per quello che è stato e il desiderio di rivivere un amore passato. “Piccola stella” è una delle gemme dell’album, una canzone d’amore che Niccolò ha scritto a 14 anni (“sei la piccola stella che porto nei momenti in cui non ho luce”), mentre “Aperitivo grezzo” rimanda a qualche anno fa, agli aperitivi con gli amici di sempre, quando Ultimo ancora non era famoso, circondato dalle persone care che lo fanno sentire protetto. “Fermo” è una richiesta di restare immobile, di prendersi una pausa dalla frenesia della vita, mentre “Il tuo nome” è un’esortazione alla persona amata ad aiutarlo a cancellare gli errori fatti.
“Colpa delle Favole” si chiude con “La stazione dei ricordi”, una canzone che racconta il percorso di Ultimo, attraverso immagini che ripercorrono i tempi della scuola, il rapporto con i genitori, la voglia di fare della musica la propria vita e quel senso di inadeguatezza che spesso lo pervade: “non mi sento mai adatto, questi contesti indifferenti/rido, guardo i miei difetti come fossero perfetti/ ma vince chi si sveglia, vive, muore e spera sempre dentro le sue mani”.
Dal disco emerge quindi da una parte la voglia di Niccolò di raccontarsi in modo profondo, autentico, diretto, dall’altra quella di non lasciarsi travolgere dalla popolarità ma di mantenere forti legami con le proprie radici, apprezzando le cose semplici. Perchè le favole non hanno sempre un happy end e in un mondo come quello attuale, musicalmente parlando, in cui spesso chi gestisce gli artisti sembra porre al centro non la persona e l’essenza delle sue canzoni, ma il business e l’apparenza, è facile cadere o porgere il fianco a polemiche e critiche. Come accaduto a Ultimo dopo la recente partecipazione al Festival di Sanremo, in cui è stato additato con termini inappropriati che non rispecchiano quello che lui è davvero. In pochi infatti hanno compreso che dietro a quello sfogo non c’era cattiveria o invidia ma solo un animo fragile, che va accudito con cura. Perchè i giovani talenti come Ultimo sono rari e vanno protetti.
di Francesca Monti
