Intervista con Giuseppe Di Gesù, cantante della band palermitana Minima Moralia

a cura di Salvo Alfieri

I Minima Moralia sono quella band che non ti immagineresti mai di trovare in Sicilia, a Palermo. E lo dico io che sono nato in Sicilia. Mi sono divertito tantissimo a conoscere ed intervistare Giuseppe Di Gesù. Il loro mondo vi piacerà.

Sono una band giovanissima, nata nel 2016 a Caccamo, in provincia di Palermo.
Il gruppo è formato dall’ormai mio amico, Giuseppe Di Gesù (voce e chitarra), Antonio Di Gesù, (basso), Francesco Chiaramonte (chitarra), Nicasio Rini, (batteria). I quattro si misero sin da subito sotto con gli inediti che nel corso del 2017 e 2018 hanno portato in giro per pub, locali e festival riuscendo ad ottenere sin da subito feedback molto positivi e apprezzamenti, sicuramente per la freschezza e l’originalità del progetto. Il sound del gruppo le cui influenze emergono nella discussione con Giuseppe, si basa sull’unione delle melodie acustiche molto brit pop insieme al rumore delle chitarre elettriche molto stile Marlene Kuntz o Pearl Jam, unite a testi magnificamente e fottutamente intimi e introspettivi; un po’ come se prendessimo le melodie degli Oasis e le facessimo cantare a Manuel Agnelli (no, non e’ una cosa brutta!).

Da pochi giorni, dopo 3 anni, hanno deciso di far uscire il loro primo singolo, “Silenzio” ; un mix di melodie dolci ma acri al punto giusto, testi intimi e assolutamente travolgenti, chitarre morbide, calde e avvolgenti con un groove standard che sta tranquillo al suo posto. Cioè è IMPOSSIBILE rimanere indifferenti davanti alla loro musica. Hanno una maturità che non ti aspetteresti mai di vedere in un gruppo così giovane, cominciando dal frontman Giuseppe, a cui si è affiancato il fratello Antonio, nella stesura di alcuni degli ultimi brani che speriamo di sentire presto.

Durante questi anni di gavetta, i ragazzi si son dati da fare prima di essere maturi al punto giusto per entrare in studio. Nel Settembre 2017 partecipano al Palermo Band Festival, conclusosi con la finale, è stata la prima grande occasione per il gruppo di mostrarsi ad un ampio pubblico mentre nel luglio 2018 sono fra i gruppi che si esibiscono al Sundays Festival, una grande manifestazione di musica rock e alternativa in Sicilia insieme ad artisti come La Municipal, The Heron Temple, Le Mandorle, Agnello.

Pochi mesi fa, a gennaio e febbraio il gruppo si è dedicato alla realizzazione e registrazione del primo singolo “Silenzio” , uscito il 4 aprile.
La produzione artistica e’ di Indigo, uno studio e gruppo discografico che si occupa di diverse produzione nel territorio palermitano. Una realtà prestigiosa che ha contribuito a tante importanti produzioni nel palermitano e non.
Tutti gli aggiornamenti possono essere trovati nei profili social della band.

Salvo Alfieri intervista Giuseppe Di Gesù, chitarra e voce dei Minima Moralia

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Hai fondato tu il gruppo, giusto?

“No, siamo stati in tre, io, mio fratello Antonio al basso, e Nicasio Rini alla batteria. Era una giornata di metà Aprile del 2016 a Caccamo (Pa) e da lì parti tutto. Dopo arrivò il chitarrista Francesco Chiaramonte che completò del tutto la formazione della nostra band”.

Sarà una domanda stupida ma sono curioso di sapere che “necessità” avevate? Cioè avete subito iniziato con gli inediti? Oppure e’ nato come una classica cover band “passa tempo”?

“Siamo nati con l’intenzione di fare inediti, le cover non ci interessavano minimamente. Abbiamo sin da subito avuto le idee chiare sul progetto. Abbiamo passato tutto il 2016 a provare e formare il nostro repertorio e il nostro sound. La classica prassi di una band agli inizi. Abbiamo cominciato a far live a metà del 2017”.

Come vi sentivate all’inizio nella scena musicale della vostra provincia? E’ cambiato qualcosa?

“All’inizio sapevamo che potevamo apportare qualcosa di diverso alla scena musicale palermitana, che era molto indirizzata sul cantautorato classico o l’elettronica. Abbiamo sempre preso più coscienza fino ad oggi del nostro obbiettivo, ovvero fare musica con delle canzoni che fossero incentrate musicalmente sulle chitarre, sia rock ballad o pezzi più alternative rock”.

Come mai avete “sfornato” solo ora il primo singolo dopo 3 anni dalla vostra nascita?

“E’ il primo singolo perché abbiamo reputato necessario farci prima un pubblico e creare un percorso come live band, per vedere come reagiva il pubblico ma anche noi stessi. Considera che abbiamo fatto un anno solo di prove e poi per più di un anno abbiamo suonato dal vivo. Poi siamo entrati in studio di registrazione perché ci sentivamo davvero pronti. La lavorazione del pezzo ha richiesto qualche mese, come gestazione, quasi come il travaglio di un parto. Anche come immagine, voler comprendere chi e cosa visivamente volessimo mostrare di noi, e’ stato un percorso di maturazione. Abbiamo voluto coccolarlo per bene, siamo stati per mesi chiusi in sala a dar forma al nostro primo singolo; sapevamo che sarebbe stato il nostro biglietto da visita nel mondo della musica”.

Parliamo di “Silenzio”, oltre ad essere uscito da pochi giorni, sembra piacere per le sonorità rock. Possiamo dire che avete colpito chi lo ha ascoltato essendo un brano intimo? E quanto di voi c’è veramente nei testi e nelle musiche? Cosa racconta “Silenzio”?

“E’ introspettivo, parla dei sentimenti come confronto maturo. L’affetto e l’amore non possono diventare ossessione perché l’ossessione porta a vivere in un sentimento distorto che ti fa credere cosa sia giusto per l’altro ma non cosa è buono per te. Ciò nasce quando non c’è chiarezza, quando ci si trincera dietro al silenzio e alle paure di dirsi le cose in faccia belle o brutte che siano, che non potranno mai rivelare la realtà delle cose e dei sentimenti fra le persone. C’è anche un secondo livello di lettura che forse potrebbe essere più vicino a me personalmente, onestamente non ne sono certo ma è un po’ come se sentissi la necessità di dire “non sono qui per giocare con i tuoi sentimenti o per ferirti, nè tantomeno per piazzarti nel curriculum dei miei flirt ma perché credo in qualcosa di vero su di noi”. Il sound della band viene in parte dalle mie canzoni e poi dall’unione di noi quattro come collettivo, come gruppo. Mio fratello sta cominciando a contribuire con un paio di canzoni al nostro repertorio, anche lui è un valido autore. Il pezzo nasce da un giro di accordi a cui poi ho aggiunto il testo. Ci siamo confrontati molto su come questo brano potesse essere definito e infine in sala prove abbiamo ultimato la struttura finale. That’s it”.

Il vostro background e’ vario o siete tutti sulla stessa linea d’onda? Cioè avete sempre avuto le stesse influenze o venite da mondi diversi? Il tuo songwriting rispecchia le vostre influenze?

“Si! Un po’ tutti veniamo dalla brit music quindi Beatles, Oasis, Blur e Arctic Monkey. Per quanto mi riguarda si è aggiunto l’ascolto dell’alternative rock italiano, quindi Marlene Kuntz e Afterhours su tutti.
Il songwriting mio e della band è impossibile da catalogare, è stato sempre una cosa a sé. Per quanto mi riguarda scrivo senza pensare troppo ai riferimenti, le canzoni arrivano da sé come figlie di nessuno e anche se non posso parlare per la band comunque le sento mie perché è di me che parlo a volte oppure di cose che sento vicine o che mi interessano. Come dice Noel Gallagher “le canzoni cadono dal cielo e tu semplicemente sei lì che le afferri”, lui mi ha insegnato molto ad esempio, è una grande ispirazione per me”.

Parere sulla scena italiana attuale?

“Mi piace la musica più alternative rock e cantautorale, molto meno quella itpop, o come volete chiamarla, che si sta dirigendo verso un prodotto studiato troppo a tavolino e senza la spontaneità di cui ha bisogno, specialmente oggi”.

Beatles o Oasis?

“Due grandi band ma senza gli Oasis forse non saremmo musicisti, e senza i Beatles non sarebbero nati gli Oasis. Ma in particolare mi piace molto Noel Gallagher, come detto prima, da lui ho imparato a scrivere. Gli Oasis e gli Arctic Monkeys sono un fattore coagulante all’interno della band, li amiamo tutti”.

Verdena o Afterhous?

“Afterhours, possono non piacere, il che è lecito ma come percorso non hanno sbagliato un disco. Ogni pubblicazione fatta ha un loro perché, a mio parere”.

Chiudiamo con la domanda che un po’ tutti vorrebbero chiedere ad un palermitano, arancino o arancina?

“Arancina, ma la sostanza non cambia … e’ comunque buona/o al di là del sesso haha”.

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